L'Umbria prega Meloni di bloccare l'eolico a Orvieto

Persi tutti i ricorsi, la presidente Stefania Proietti chiede di annullare l'autorizzazione all'impianto di energia rinnovabile in nome di San Francesco, San Benedetto e "dei nostri antenati etruschi" 

25 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 07:56
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Visto che le strade amministrative sono tutte chiuse, la presidente dell’Umbria evoca i santi nella sua preghiera a Giorgia Meloni. La progressista Stefania Proietti, in una lettera alla presidente del Consiglio, chiede di tutelare “l’integrità della bellezza unica” dell’Umbria, che è la “terra natia di San Francesco, patrono d’Italia e San Benedetto, patrono d’Europa, su cui trovano quindi fondamento le radici culturali del nostro paese”. Il paesaggio e la storia d’Italia e d’Europa sono minacciati da Phobos, che porta appunto il nome di una spaventosa figura mitologica, ma altro non è che un impianto eolico da costruire nei pressi di Orvieto. Meloni blocchi le rinnovabili, è l’invocazione umbra. 
Meloni agisca in nome di una “visione comune”, è la richiesta della Proietti, a difesa “dell’integrità dello stesso paesaggio dell’antica Volsinii che era negli occhi dei nostri antenati etruschi”. E’ evidente che i toni vannacciani della presidente dell’Umbria servano per toccare le corde cristiane e conservatrici della presidente del Consiglio, nell’estremo tentativo di impedire la realizzazione del progetto della tedesca Rwe Renewables che prevede sette aerogeneratori, da 6 MW ciascuno (in totale 42 MW), nel territorio dei comuni di Castel Giorgio e Orvieto.
Questa storia, simbolo della difficoltà a sviluppare le rinnovabili in Italia, in particolare l’eolico, che tra l’altro in Umbria è praticamente inesistente, inizia l’11 agosto 2021 con una richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via) da parte di Rwe. C’era ancora il governo Draghi. Il 19 ottobre 2022 la regione Umbria con la Commissione tecnica per le valutazioni ambientali esprime un parere favorevole, pur ponendo alcune raccomandazioni e condizioni. Il 7 dicembre 2022 il progetto ottiene il parere favorevole della Commissione tecnica Pnrr-Pniec del Mase. Infine, il 27 giugno 2023 il Consiglio dei ministri esprime un giudizio positivo di compatibilità ambientale concedendo la Via, risolvendo il conflitto tra i pareri contrastanti di Mase e Mic. A quel punto, la regione Umbria (giunta Tesei) ha 60 giorni di tempo per rilasciare l’Autorizzazione unica, al termine dei quali viene concessa per silenzio-assenso.
A questo punto l’iter amministrativo – dopo due anni e migliaia di pagine di istruttoria e pareri di ministeri, enti locali, associazioni e cittadini – è concluso. Ma in realtà è solo l’inizio. La peculiarità del caso di Orvieto è che a opporsi al parco eolico sono diversi Vip che posseggono tenute e castelli nella zona e non vogliono che dalle finestre si vedano queste pale che deprezzano il valore delle loro proprietà. A guidare la protesta civile e amministrativa ci sono la famiglia Rohrwacher, quella dell’attrice Alba e della regista Alice; lo stilista Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino e prima di Gucci; e la principessa Marie-Astrid von Liechtenstein. Al loro fianco si mobilitano associazioni ambientaliste che paventano l’oscuramento del Duomo di Orvieto da parte di questi mostri di ferro rotante da 200 metri.
Nel frattempo, la società tedesca vince tutti i ricorsi al Tar e al Consiglio di stato. Ma un appello firmato da 100 vip al presidente della Repubblica fa diventare la questione nazionale. Ai 100 famosi si aggiunge anche Fiorello, che dai microfoni di Radio 2 suggerisce alla regione Umbria la via amministrativa da seguire: basta avviare “un procedimento di annullamento in autotutela del silenzio-assenso”, dice il comico. La presidente Proietti segue l’indicazione amministrativa del noto comico, manco fosse Sabino Cassese. La regione annuncia la chiusura del procedimento entro giugno, ma presto si rende conto che non ci sono margini. I termini per l’annullamento in autotutela, essendo passati tre anni dalla via del 2023, sono scaduti. E anche la strada di un annullamento di tipo tecnico, usando la condizione della protezione dei pipistrelli che potrebbero schiantarsi contro le pale, è poco percorribile. Rwe ha quindi tutte le carte in regola, mancano solo alcuni permessi secondari da parte di specifici enti, ma la società energetica tedesca sta già predisponendo le attività preparatorie alla costruzione che, una volta partito il cantiere, dovrebbe concludersi nel giro di un anno.
Non resta che la preghiera a Giorgia Meloni – in nome di San Francesco, di San Benedetto e “dei nostri antenati etruschi” – di annullare lei “in via di autotutela governativa” l’autorizzazione ambientale concessa dal governo nel 2023. Se non ce l’hanno fatta i Vip attraverso i ricorsi al Tar, chissà se i santi riusciranno a fare il miracolo di far cambiare idea alla Meloni.
L’aspetto bizzarro di questa storia è che, mentre a livello nazionale il Campo largo accusa il governo di rallentare lo sviluppo delle rinnovabili, nelle regioni in cui governa il centrosinistra si scontra con il governo perché non fa abbastanza per bloccarle. “Bisogna accelerare sulle fonti rinnovabili”, ha detto Elly Schlein nell’intervista al Foglio di giovedì. Il giorno stesso la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima una legge della Sardegna, con cui la progressista giunta Todde bloccava le autorizzazioni per le rinnovabili. E il giorno dopo è arrivata la santa lettera dell’Umbria alla Meloni per abbattere il mostro eolico Phobos. Ormai l’unico modo che ha il Campo largo per definire la sua politica energetica è trasformare il tavolo programmatico in un ritiro spirituale.