Economia
Il segretario bifronte •
Landini è zen con Cisl e Uil per l’accordo con le imprese, ma pronto alla grande mobilitazione d’autunno
Dopo molte stagioni barricadere, oggi il clima sembra diverso: i sindacati si sono ricompattati. Però la sensazione è che il segretario della Cgil intenda accompagnare con una martellante mobilitazione tutta la prossima campagna elettorale: non per candidarsi, ci tiene a precisare, ma ‘’per parlare al paese"
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Foto LaPresse
La notizia è piccola ma significativa, ed è la seguente: dopo numerosi contratti pubblici non firmati, nel giro di un mese la Cgil ne ha sottoscritti con l’Aran ben due. Il primo a giugno per le Funzioni Centrali, il secondo nei giorni scorsi per le Funzioni locali. Accompagnato, quest’ultimo, da un commento assai positivo del segretario Maurizio Landini. Al di là dei contenuti, è il senso politico che conta. Dopo molte stagioni barricadere, oggi il clima sembra diverso. Cgil, Cisl e Uil si sono ricompattate (pochi scommettevano sarebbe accaduto), e anche con le controparti datoriali l’intesa sembra ottima. La Cgil di Landini, la Confindustria di Orsini, e la Confcommercio di Sangalli & Lusetti (alleanza ribattezzata “il clan degli emiliani”, data la comune origine regionale) vanno d’amore e d’accordo, impegnate sullo stesso obiettivo: con la Cisl di Daniela Fumarola e la Uil di Pierpaolo Bombardieri, e assieme a tutte le associazioni di imprese, portare a casa un accordo che riscriva le relazioni industriali, partendo da rappresentanza e riforma dei contratti. Una faccenda, dunque, molto sindacale e assai poco “ideologica’’, considerando l’accusa che viene spesso rivolta al leader Cgil. In realtà il segretario la fase ideologica, se mai l’ha avuta, l’ha attualmente abbandonata a favore di un atteggiamento che si potrebbe definire “pragmatico-zen”: se c’è da portare a casa un risultato che vale, si porta a casa, punto. E il risultato cui oggi Landini attribuisce massimo valore è firmare il primo accordo della storia che riunirà tutti i rappresentanti del mondo della produzione e del lavoro: con Cgil, Cisl e Uil da un lato, e dall’altro ben 14 associazioni di impresa, dall’industria al commercio, all’artigianato, alle pmi, alle assicurazioni, e forse anche alle banche.
Per creare le basi necessarie ad avviare questo maxi tavolo, sindacati e imprese hanno lavorato dietro le quinte per quasi un anno, ma ora si è arrivati al confronto vero e proprio. L’avvio è fissato per il 29 e 30 luglio: si partirà dalle due piattaforme unitarie, presentate da Cgil, Cisl e Uil a giugno e dalle quattordici rappresentanze datoriali a luglio. Ed è già una mezza rivoluzione il fatto che sia i sindacati, sia le controparti datoriali, tra le quali serpeggiano rivalità storiche, siano riusciti a mettersi d’accordo su due testi condivisi. Non basteranno ovviamente pochi giorni per concludere, ma l’idea è di proseguire con tavoli tecnici per poi arrivare alla firma ai primi di settembre. Mettere d’accordo tutti non sarà semplice, ma è anche vero che arrivati a questo punto nessuno può permettersi di far saltare il tavolo: la figuraccia sarebbe imperdonabile.
Per Landini, in particolare, l’accordone rappresenta anche la sua eredità politica per la Cgil, che lascerà nel 2027 dopo otto anni degni di “una battaglia dopo l’altra”, scanditi da scioperi contro tutti i governi, manifestazioni, campagne referendarie. Il congresso nazionale che sancirà la successione non ha ancora una data: si è stabilito di tenerlo dopo le elezioni politiche, quando che saranno; ma in ogni caso, tra pochi mesi, la Cgil avrà una nuova leadership. Diversamente dal solito questa volta non girano nomi di possibili candidati e Landini, oltretutto, non ha delfini riconosciuti; ma non c’è dubbio che avrà forte voce in capitolo nella scelta.
Sarebbe comunque un errore pensare che questo ultimo scorcio alla guida della confederazione il segretario abbia intenzione di passarlo in relax. In parallelo alla trattativa “zen’’ con le imprese proseguirà infatti anche il consueto attivismo, tanto che è già in programma una nuova grande mobilitazione d’autunno. Obiettivo: la “costruzione partecipata e democratica di un nuovo modello di sviluppo”, con una serie di vertenze sui temi più vari, dalla casa alla sanità, dal fisco ai salari. La sensazione è che Landini intenda accompagnare con una martellante mobilitazione tutta la prossima campagna elettorale: non per candidarsi, ci tiene a precisare, ma ‘’per parlare al paese’’, anche “allargando la base delle alleanze, sociali e politiche”. Non a caso ha appena iniziato un giro di incontri con i partiti, per sensibilizzarli sulle due proposte di legge su sanità e appalti promosse da Corso Italia. Primo appuntamento, curioso a dirsi, con Italia Viva. Che, altrettanto curiosamente, ha espresso “una condivisione sui principi e sulle finalità delle proposte avanzate”, pur riservandosi “ulteriori approfondimenti”.