La guerra delle quotazioni fra America e Cina passa per Cxmt

"Le dichiarazioni di Xi Jinping non lasciano dubbi: Pechino punta a guidare un nuovo ordine tecnologico basato soprattutto su una AI aperta, ma con limiti, in alternativa e competizione con il modello americano. L’operazione Cxmt si inquadra in questo obiettivo”, dice Antonio Cesarano, chief investment advisor di Sella Sgr

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Lunedì si quoterà sulla Borsa di Shangai Cxmt, uno dei più grandi produttori al mondo di chip per la memoria Dram, indispensabile per data center e sistemi AI di nuova generazione, finito nella lista nera del Pentagono a causa di presunti legami con l’esercito cinese. La società è stata poi rimossa dalla lista, anche se è soggetta a restrizioni commerciali, su pressione di grandi gruppi americani come Apple che da Cxmt si riforniscono. Insomma, Cupertino (ma non solo) era andato in crisi di memoria a causa dell’interruzione dei rapporti con questa società. Secondo Antonio Cesarano, chief investment advisor di Sella Sgr, l’operazione si presenta “anche come un elemento della prova di forza che Xi Jinping vuole dare al mondo in campo tecnologico e nella sfida agli Stati Uniti. Le dichiarazioni del presidente cinese alla recente AI conference di Shangai non lasciano dubbi sul fatto che Pechino punti a guidare un nuovo ordine tecnologico basato soprattutto su una AI aperta, ma con limiti, in alternativa e competizione con il modello americano. L’operazione Cxmt si inquadra in questo obiettivo”.
Di per sé, l’Ipo di Cxmt non ha una taglia enorme, rispetto almeno a quelle che si sono viste di recente a Wall Street (Open AI e Anthropic), ma sta assumendo un peso geopolitico per il fatto di essere considerata in Cina una pietra miliare dell’ecosistema AI e dei chip e un centro di fornitura internazionale. Inoltre, si configura come la più grande Ipo asiatica del 2026 avendo fatto registrare una forte domanda da parte degli investitori istituzionali nella fase di pre market, che si è conclusa il 21 luglio con una raccolta di capitali pari a 8,5 miliardi di dollari. Ma non manca qualche nube all’orizzonte. “L’interesse degli investitori”, osserva Cesarano, “è stato molto sostenuto nei primi giorni del collocamento delle azioni ma poi ha rallentato a causa dei recenti ribassi dei titoli dei semiconduttori e del timore che si sta diffondendo sui mercati di una bolla finanziaria nel settore dell’AI”. Mentre il primato della Cina sugli Stati Uniti nel settore tecnologico è ancora tutto da verificare, quello sulle quotazioni in Borsa è già stato raggiunto. Dall’ultimo rapporto della Consob emerge infatti che negli ultimi 10 anni (dal 2015 al 2025) la Cina si colloca al primo posto in termini di volumi raccolti in operazioni di prima ammissione alla quotazione (Ipo ) con 647 miliardi di dollari, una volta e mezzo gli Stati Uniti (425 miliardi) e quasi tre volte l’Unione europea. Un risultato sorprendente se si considera che la Cina ha un mercato finanziario complessivamente meno sviluppato rispetto a quello americano e anche meno sofisticato rispetto a quello europeo. “
E’ una questione di dimensione delle operazioni ma il focus sul tema Ipo AI è molto forte sia negli Stati Uniti sia in Cina”, spiega Cesarano. “Dopo l’arrivo di Xi Jinping, in Cina c’è stato un forte impulso allo spostamento del motore della crescita dagli investimenti in infrastrutture ed immobili a quello in tecnologia, trattandosi di un settore ad alto valore aggiunto non solo economico ma anche geopolitico. Così si inquadra il forte aumento delle Ipo nel comparto tech, con particolare riferimento ai settori che hanno a che fare con l’AI”. Ma non era mai accaduto che una singola operazione raccogliesse in sede di Ipo 85 miliardi di dollari ed è accaduto negli Stati Uniti nelle scorse settimane con SpaceX, la società di Elon Musk. E anche Anthropic dei fratelli Amodei ha raccolto 65 miliardi di dollari. Basterebbero queste ultime due quotazioni per segnare l’inversione di tendenza a favore delle Ipo americane. “Attenzione, però, a DeepSeek”, avverte l’esperto. “Si tratta di uno dei principali sviluppatori cinesi dell’intelligenza artificiale che formalmente ha lanciato il guanto di sfida in ambito AI e potrebbe fare richiesta di quotazione già a fine 2026 per poi entrare in Borsa agli inizi del 2027”. Secondo le ultime indiscrezioni di Bloomberg la società potrebbe essere valutata circa 70 miliardi di dollari, ben al di sopra delle stime di 50 miliardi di giugno. “Tra l’altro questa società è fondamentale per alimentare la narrativa del governo cinese sull’autosufficienza tecnologica nazionale rispetto agli Stati Uniti”, conclude Cesarano. Infatti, Deep Seek vuole competere con i giganti tecnologici della Silicon Valley, ma ha bisogno di capitali e per questo guarda alla Borsa e a fondi di private equity. Oltre alla guerra tecnologica, tra Stati Uniti e Cina è scoppiata la guerra delle quotazioni.