Economia
il danno economico •
Così il clima impatta sulla competitività. L’allarme di Confartigianato
Gli incendi che scoppiano con frequenza sempre maggiore, ma soprattutto la crisi idrica, sono costati all'Italia 74,7 miliardi di euro in meno di dieci anni. Secondo l'analisi, decine di migliaia di posti di lavoro sono a rischio
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Foto ANSA
Il cambiamento climatico mette a rischio la competitività del sistema produttivo italiano. E’ l’allarme lanciato da Confartigianato con un’analisi dalla quale emerge che, tra il 2015 e il 2024, l’Italia ha accumulato 74,7 miliardi di euro di perdite economiche provocate da eventi climatici estremi, pari a 7,5 miliardi di euro l’anno. Un valore superiore del 64,6 per cento rispetto alla media europea e più elevato di Germania, Spagna e Francia.
Le conseguenze sono particolarmente evidenti durante la stagione estiva. Nel 2025 la superficie forestale interessata da grandi incendi ha raggiunto 12.306 ettari, con un incremento del 19,3 per cento rispetto al 2024. Sicilia, Calabria e Campania concentrano il 71 per cento delle aree percorse dal fuoco.
Alla crescente frequenza degli incendi si affianca la crisi idrica, che incide direttamente anche sul sistema energetico nazionale. La scarsità di precipitazioni e le temperature elevate hanno ridotto la disponibilità d’acqua negli invasi alpini, determinando un forte calo della produzione idroelettrica. L’analisi di Confartigianato su dati Terna mostra che a giugno 2026 la produzione idroelettrica è diminuita del 23,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2025, dopo il calo del 38,5 per cento registrato a maggio. Complessivamente, nel primo semestre 2026 la produzione è scesa del 20,3 per cento su base annua. Pur restando superiore del 21,8 per cento ai livelli minimi registrati durante la grave crisi idrica del 2022, la riduzione dell’idroelettrico aumenta il ricorso ad altre tecnologie di generazione proprio in una fase delicata per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Alle criticità climatiche si aggiungono quelle infrastrutturali: il 42,4 per cento dell’acqua immessa negli acquedotti italiani si è disperso prima di raggiungere utenti e imprese. Le perdite superano il 50 per cento in Basilicata (65,5 per cento), Abruzzo (62,5 per cento), Molise (53,9 per cento), Sardegna (52,8 per cento) e Sicilia (51,6 per cento), mentre risultano più contenute in Emilia-Romagna, Valle d’Aosta, Lombardia e Trentino-Alto Adige.
Per Confartigianato, con l’esaurimento dal 2027 delle risorse del Pnrr dedicate alla gestione della risorsa idrica – pari a 5,4 miliardi di euro – sarà indispensabile individuare nuovi finanziamenti per proseguire gli investimenti destinati a ridurre le perdite delle reti, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e aumentare la resilienza del territorio agli effetti del cambiamento climatico.
La disponibilità di acqua rappresenta infatti un fattore produttivo strategico per una parte rilevante del manifatturiero italiano. Nei dieci comparti a maggiore intensità di utilizzo della risorsa idrica – dalle attività estrattive al tessile, dalla chimica alla farmaceutica, dalla gomma e plastica al vetro, dalla ceramica alla carta e ai prodotti in metallo – operano 117 mila imprese, che occupano 1 milione e 346 mila addetti, pari al 34,6 per cento dell’occupazione manifatturiera. All’interno di questi comparti sono attive 69 mila imprese artigiane, con 284 mila addetti, pari al 21,1 per cento dell’occupazione della manifattura ad alta intensità idrica.
“La disponibilità della risorsa idrica – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – è oggi una leva strategica per la competitività del Paese. Da essa dipendono la produzione di energia rinnovabile, la continuità operativa di migliaia di imprese e la tenuta di filiere fondamentali come l’agroalimentare e la manifattura. La sicurezza idrica non è soltanto una questione ambientale, ma una priorità economica e industriale. Accelerare gli investimenti nelle infrastrutture, ridurre le perdite delle reti e rafforzare la resilienza del territorio significa proteggere il lavoro, sostenere la transizione energetica e contenere i costi sempre più elevati generati dagli eventi climatici estremi”.