"Applicare il decreto Bollette senza aspettare i burocrati Ue”, dice il vicepresidente di Confindustria

Aurelio Regina, numero due di viale dell'Astronomia, invita al governo a farsi sentire "con von der Leyen" e ad "andare avanti anche senza il via libera di Bruxelles". "Per affrontare la crisi in medio oriente - dice - non abbiamo lo spazio di bilancio della Germania, la nostra soluzione è quella e deve essere sbloccata". E sul futuro: "Destra e sinistra mettano da parte l'ideologia e lavorino insieme alla politica energetica. Rinnovabili e nucleare, altra strada non c'è"

25 LUG 26
Immagine di "Applicare il decreto Bollette senza aspettare i burocrati Ue”, dice il vicepresidente di Confindustria
Roma. “Se l’Europa continua a tenere bloccato il decreto Bollette, l’Italia vada comunque avanti. E’  inaccettabile  che una legge dello stato, approvata mesi fa, sia ancora ferma  sui tavoli dei burocrati europei, il governo va sostenuto perché non si può accettare ancora questo ricatto”, dice al Foglio Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria con delega all’Energia. “Non è un tema di negoziazione fra singole direzioni  generali europee e ministeri: è un tema politico che il governo italiano deve mettere  sul tavolo della presidente von der Leyen per ottenere al più presto l’approvazione, dando ristoro a famiglie e imprese ora che la crisi in medio oriente si sta di nuovo acuendo. La Germania – prosegue Regina –  quest'anno ha messo sul piatto 26 miliardi di aiuti, noi non abbiamo quello spazio di bilancio, è stata trovata una soluzione alternativa che non può restare bloccata per mesi in qualche cassetto a Bruxelles, chiediamo al governo di prendere una posizione  forte”. 
L’intervento, secondo Confindustria, diventa ancor più necessario ora che la ripresa della crisi iraniana, ha fatto schizzare i prezzi di gas e petrolio, e già da questa settimana l’aumento si è sentito, a cascata, anche sui prezzi di energia elettrica e carburanti. “L’ipotesi che la crisi internazionale si prolunghi anche fino e dopo l’inverno ci desta grandissima preoccupazione”, dice Regina prima di tratteggiare i non pochi elementi che allarmano l’industria: “La nostra congiuntura,  che dà il termometro dell'economia italiana, ci dice che i prestiti alle imprese accelerano, ma sono alimentati dalla domanda di liquidità per pagare i rincari energetici, non per gli investimenti. Intanto a Hormuz a metà luglio si è registrato un meno 32 per cento di navi che riescono ad attraversare lo Stretto, mentre le  condizioni climatiche hanno generato una richiesta di energia elettrica  più alta del previsto che si associa a un calo parallelo della produzione  idroelettrica e, anche le rinnovabili, che stanno senz’altro lavorando, non riescono a tenere  il passo dei consumi”.
La preoccupazione, insomma, è forte, ma Regina invita tutti a non farsi prendere dal panico. “Con lungimiranza – spiega – ci siamo mossi per primi sul riempimento degli stoccaggi di gas: siamo al 72 per cento, 18 punti percentuali sopra la media europea, 27 sopra il livello di quelli tedeschi. Anche sulla diversificazione l’Italia si è mossa bene, con dieci punti di accesso tra pipeline e Gnl. Il problema – prosegue – non è la mancanza di offerta, ma il prezzo: se tutti nel mondo, come sta avvenendo, chiedono gas per aumentare le proprie capacità, questo genera un aumento di prezzi che poi pagano imprese e famiglie. Eppure basterebbe che il decreto Bollette entrasse in funzione per riuscire almeno a tamponare questa situazione”.
In attesa dell’Europa, intanto, in Italia si avvicina anche il voto politico. Quali sono i rischi? “Quello che mi sento di dire come Confindustria – risponde Regina – è che nella prossima campagna elettorale la politica energetica non deve e non può essere un terreno di scontro. Il nostro paese non ha scelte. La strada da seguire è tracciata: servono un forte investimento e una altrettanto forte accelerazione sulle rinnovabili che possono alimentare la nostra industria con contratti di lungo periodo in grado di togliere l’incertezza sui prezzi anche a dieci anni. Per questo, abbiamo chiesto al governo la nomina di un commissario: c’è bisogno di una cabina di regia che prenda in mano la situazione e intervenga su tutte le autorizzazioni ferme per impianti in grado di garantire 50-60 gigawatt”. Il secondo pilastro, dice il numero due di Confindustria, è una forma di “energia stabile” da affiancare alle rinnovabili. “E se vogliamo che sia una forma di energia pulita, la strada è solo una: il nucleare. Chiunque vinca nel 2027 vada avanti sulla strada degli small modular reactor, sono l'unica alternativa al termoelettrico”. Anche se, conclude: “E’ chiaro che tutto questo sarà affiancato anche da un residuo di termoelettrico, come avviene in Spagna, dove queste tre sono le forme di fornitura energetica e nessuno, per ideologia, lo mette in dubbio. Le forze politiche di maggioranza e opposizione in Italia dovrebbero seguire quell’esempio. Su questo il paese non si può dividere. Non ci sono alternative”.