I nove miliardi del Pos. Come la retromarcia del governo nel 2022 ha salvato i conti pubblici

Dalla cancellazione delle sanzioni al dietrofront del governo Meloni. Il punto di arrivo di un percorso normativo tutt’altro che lineare

24 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:43
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Foto ANSA

Da gennaio 2026 è entrato a regime l’obbligo di collegamento telematico e funzionale tra i registratori fiscali di cassa e i terminali Pos. La misura, pensata per contrastare l’evasione fiscale rendendo automatica la registrazione e la trasmissione dei corrispettivi a ogni transazione elettronica, ha generato per le casse dello stato un impatto stimato in circa 9 miliardi di euro di maggiori entrate. Un risultato di finanza pubblica rilevante, arrivato in un momento di forte stabilità ma anche di stretti vincoli di bilancio, che rappresenta il punto di arrivo di un percorso normativo tutt’altro che lineare.
Per comprenderne la storia, occorre infatti tornare indietro alla fine del 2022. A dicembre, a poche settimane dal suo insediamento, il governo guidato da Giorgia Meloni aveva inserito nel disegno di legge di Bilancio una norma-simbolo: la cancellazione delle sanzioni per gli esercenti che rifiutavano pagamenti elettronici tramite carta o bancomat per importi inferiori ai 60 euro (dai 30 iniziali). L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza era quello di tutelare i piccoli commercianti e i gestori di micro-attività dall’incidenza delle commissioni bancarie sulle transazioni di ridotto valore.
La proposta, tuttavia, si era scontrata immediatamente con i rilievi della Commissione europea. Bruxelles aveva segnalato come l’eliminazione delle sanzioni sul Pos fosse in aperta controtendenza rispetto agli impegni assunti dall’Italia nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In particolare, il traguardo concordato nel giugno precedente con il governo Draghi considerava l’efficacia delle sanzioni sui pagamenti digitali uno strumento indispensabile per ridurre il divario di evasione sull’iva e sulle imposte sui redditi. Il rischio di compromettere la valutazione positiva della commissione e il conseguente sblocco dei fondi Pnrr ha spinto l’esecutivo a fare retromarcia. La stessa premier Meloni aveva ammesso la necessità di una revisione: “Quello dell’obbligo del Pos è un obiettivo del Pnrr e quindi lo stiamo trattando con la Commissione. Se non ci sono i margini, ci inventeremo un altro modo per non fare pagare agli esercenti le commissioni bancarie sui piccoli pagamenti”. Il punto centrale quindi, rimaneva la tutela dei commercianti, non era ancora in cantiere una norma anti-evasione.
Il dietrofront si è formalizzato con un emendamento del governo presentato alla commissione bilancio della Camera, che ha soppresso la soglia dei 60 euro e ripristinato il regime sanzionatorio originario (pari a 30 euro più il 4 per cento del valore della transazione). In alternativa, la modifica ha introdotto l’impegno per il ministero dell’Economia e delle Finanze di istituire, entro due mesi dall'approvazione della manovra, un tavolo permanente tra banche e associazioni di categoria, finalizzato a individuare soluzioni e accordi per mitigare l’impatto dei costi di incasso per le transazioni fino a 30 euro, rivolto alle imprese con ricavi non superiori a 400 mila euro. Il superamento di quello stallo e il mantenimento dei requisiti concordati con l’Unione europea hanno consentito non solo di mettere al sicuro i fondi del Pnrr, ma anche di proseguire l'iter di digitalizzazione dei controlli fiscali.
Come si è arrivati poi dal dietrofront all’approvazione di una norma anti-evasione? In realtà il passaggio è stato breve e meno “burocratizzato” di quello che si possa pensare. Con le sanzioni rimaste in vigore, la diffusione e l'uso del Pos aumentano costantemente, l'Agenzia delle entrate e il ministero dell'Economia intensificano i controlli incrociati tra i dati dei pagamenti elettronici trasmessi dagli operatori finanziari e i corrispettivi dichiarati dagli esercenti. Da qui emergono sempre più spesso discrepanze: in diversi casi le transazioni elettroniche riscontrate dai sistemi bancari non trovavano una corrispondente emissione dello scontrino telematico da parte del registratore telematico. Da qui arriva l’emendamento inserito nella legge di Bilancio a fine 2025, dopo un provvedimento datato ottobre dell’Agenzia delle entrate che stabilisce termini e condizioni del collegamento elettronico.
L’obbligo di integrazione tecnica tra Pos e registratore telematico, divenuto operativo all'inizio del 2026, ha aiutato ad arginare la discrepanza tra transazioni reali e quelle dichiarate, garantendo la corrispondenza automatica tra l'incasso e la trasmissione all'Agenzia delle entrate. In sostanza, quello che nel 2022 appariva come un passaggio politico critico e un arretramento rispetto alle promesse elettorali si è rivelato, a distanza di tre anni, la premessa tecnica per garantire allo stato un gettito aggiuntivo di 9 miliardi di euro.