Calano i Sad: il governo Meloni non riesce a vantarsene e il Campo largo si batte per mantenerli

Nel 2025 i Sussidi ambientalmente dannosi si attestano a 22,4 miliardi di euro. E’ la prima volta da quando vengono censiti ed è la conseguenza di una scelta consapevole di politica economica, ma anche una manifestazione dello scollamento tra la retorica politica e la responsabilità di governo, sia a destra sia a sinistra

21 LUG 26
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Foto Ansa

Nel 2025 i sussidi ambientalmente dannosi (Sad) sono scesi di circa 1,3 miliardi di euro. E’ la prima volta da quando vengono censiti ed è la conseguenza di una scelta consapevole e deliberata di politica economica – ma anche una manifestazione dello scollamento tra la retorica politica e la responsabilità di governo, sia a destra sia a sinistra. Secondo l’ultima edizione del Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e ambientalmente favorevoli, pubblicata la settimana scorsa dal Ministero dell’ambiente (Mase), nel 2025 i Sad si attestano a 22,4 miliardi di euro, il 5,9 per cento in meno dell’anno precedente e circa 2 miliardi (-7,8 per cento) sotto al picco del 2022 (al netto delle misure straordinarie per la guerra in Ucraina). Tenendo conto dell’inflazione, il calo reale è del 7,2 per cento rispetto al 2024 e del 14,5 per cento rispetto al 2022. Il Catalogo adotta una definizione molto ampia di Sad: “Incentivi, agevolazioni, finanziamenti agevolati ed esenzioni da tributi direttamente finalizzati alla tutela dell’ambiente”, incluse le agevolazioni che “emerg[ono] implicitamente da una determinata differenziazione del livello di tassazione e che [possono] favorire l’adozione di tecnologie o combustibili più o meno inquinanti”. A complicare le cose sono i frequenti – e non sempre dichiarati – aggiustamenti metodologici, che rendono pressoché impossibile confrontare le diverse versioni. Per esempio, il valore dei Sad nell’anno 2020 era pari a 21,6 miliardi nell’edizione 2021 del Catalogo, 19,2 in quella del 2022, 18,0 nella versione dello scorso anno e 17,4 in questa. Ma il trend è chiaro: fino al 2022 erano in aumento, ora sono in calo.
Gran parte della riduzione è riconducibile a poche voci: il differente trattamento fiscale tra benzina e gasolio (2,5 miliardi di euro nel 2025 contro 3,1 nel 2024), le agevolazioni sulle auto aziendali (da 1,6 a 1,0 miliardi) e l’Iva agevolata al 4 per cento sulla cessione di prime case nuove (da 2,7 a 2,3 miliardi). Altre voci sono leggermente aumentate, come l’Iva agevolata al 10 per cento sulle case diverse dalla prima (da 2,9 a 3,1 miliardi) o l’esenzione dall’accisa sui carburanti per gli aerei (da 1,4 a 1,6 miliardi). Le variazioni possono dipendere da cause di mercato (come la minore vitalità delle compravendite immobiliari o l’aumento dei viaggi aerei) oppure da scelte politiche. La novità sta proprio in queste ultime: l’anno scorso il governo ha alzato le accise sul gasolio di 1,5 centesimi e abbassato della stessa entità quelle sulla benzina, riducendo la distanza da 11 a 8 centesimi, e ha tagliato le agevolazioni sulle auto aziendali. Quando uscirà la prossima edizione del Catalogo, con il pieno allineamento delle accise, vedremo un’ulteriore riduzione pari a 2,5 miliardi di euro (stando ai valori del 2025): il più grande taglio dei Sad mai avvenuto. Va detto che la metodologia del Catalogo è tutt’altro che condivisa. Per esempio, qualificare come Sad l’Iva agevolata per le case nuove implica che qualunque incentivo del genere abbia un effetto ambientale negativo.
Come ammette lo stesso Catalogo del Mase, la Commissione sulle spese fiscali non lo considera neppure un sussidio. Inoltre, se un immobile più efficiente ne sostituisce uno meno performante, l’impatto è certamente favorevole. Peggio ancora, proprio nel giorno in cui la Commissione fa dell’elettrificazione degli usi finali un obiettivo a sé stante, il Mase dice che sono Sad l’esenzione dall’accisa e l’aliquota Iva ridotta al 10 per cento sui consumi domestici di energia elettrica (che valgono, rispettivamente, 531 milioni e 3 miliardi). Lo sforzo di misurare gli effetti ambientali della politica fiscale è meritorio. Il problema del Catalogo è che svolge tre funzioni diverse senza mai esplicitarle: misura i sussidi, ne valuta l’impatto sull’ambiente e orienta le scelte future. L’assenza di un dibattito sul merito, l’opacità delle correzioni e l’impermeabilità alle critiche ne indeboliscono l’autorevolezza e rischiano di avallare politiche discutibili. Per esempio: che senso avrebbe, nel nome della lotta ai Sad, alzare l’Iva sui consumi di energia elettrica proprio mentre si chiede agli italiani di sostituire la caldaia a gas con la pompa di calore e di acquistare l’auto elettrica? Il ministro Gilberto Pichetto Fratin, sotto il quale si è registrata la prima riduzione effettiva dei Sad, avrebbe avuto l’occasione e la credibilità per intervenire anche sulla metodologia. Purtroppo ha preferito non farlo.
La confusione metodologica ha immediate conseguenze politiche. Da un lato, il governo, continuamente contestato per il suo presunto disinteresse per i temi ambientali, è in realtà l’unico ad aver ridotto i Sad. Dall’altro lato, i leader del centrosinistra – che accusano Giorgia Meloni di negazionismo climatico e continuano a chiedere il taglio dei Sad – in pratica si sono sempre opposti agli interventi in tal senso. Per esempio, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti disponeva l’allineamento delle accise, eliminando uno dei Sad più grandi, all’unisono Elly Schlein, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli lo accusavano di gonfiare i prezzi dei carburanti. Sicché, la sinistra invoca genericamente l’abbattimento dei Sad, salvo opporsi ogni volta che lo si fa; mentre la destra, pur avendo davvero calato la scure, si vergogna di rivendicarlo come un risultato ambientale.