Economia
L'analisi •
Assistenza agli anziani o pensioni precoci? La riforma che manca
Mettere un grande tema sociale come la non autosufficienza al centro della prossima legge di Bilancio può essere per la politica un modo per pensare sia alle prossime generazioni sia alle prossime elezioni
18 LUG 26

La prossima legge di Bilancio, l’ultima della legislatura, sarà per forza di cose caratterizzata da tutti gli elementi di una manovra pre-elettorale: le forze politiche chiederanno un’espansione fiscale, il governo approverà qualche bonus per prendere i voti di specifiche categorie e l’opposizione denuncerà che non è abbastanza.
Un terreno di competizione sarà sicuramente quello delle pensioni, con proposte di uscite anticipate o di blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile. Il primo tempo di questa partita è stato giocato nella passata legge di Bilancio, in cui il governo ha ridotto parzialmente l’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, mentre l’opposizione e anche i partiti di maggioranza ne chiedevano il blocco totale. Alla fine la misura del governo che ha ridotto di due mesi (su tre previsti) l’aumento dei requisiti di accesso al pensionamento nel 2027 è costata circa 1,5 miliardi, a fronte di uno stop anche per il 2028 che sarebbe costato il doppio, a vantaggio di circa 250 mila pensionati. E’ naturale che i partiti cerchino di intercettare il voto dei pensionati nel paese più vecchio d’Europa. L’Italia, infatti, nel 2025 aveva la percentuale più bassa di giovani (11,9 per cento) e quella più alta di anziani (24,7 per cento) dell’Unione europea.
Eppure ci sono modi più efficienti e lungimiranti, ma non per questo più impopolari, di pensare a una popolazione che invecchia. Come occuparsi dei non autosufficienti. Il tema dell’assistenza agli anziani è stato rilanciato dal “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza”, il network di associazioni che ha promosso la riforma del settore inserita dal governo Draghi nel Pnrr (ministro Orlando) e poi approvata dal governo Meloni (ministro Calderone).
Il problema è che formalmente si tratta di un obiettivo “conseguito” del Pnrr, ma nella sostanza la riforma approvata nel 2023 è ancora una scatola vuota. Eppure l’attuazione di questo percorso, che ha coinvolto governi di vario colore, dovrebbe far drizzare le antenne della politica: è una riforma largamente condivisa da tutto l’arco parlamentare; coinvolge una quota rilevante della popolazione; e non necessita di molte risorse.
Partiamo dai numeri, per inquadrare la dimensione e la rilevanza sociale della questione. In Italia ci sono circa 4 milioni di anziani con grave riduzione dell’autonomia nelle attività quotidiane, di cui 1 milione con bisogno di assistenza o ausili. Includendo le famiglie su cui ricadono i carichi di cura (i caregiver) e gli operatori sanitari che assistono professionalmente gli anziani, si arriva a un totale di 10 milioni di persone coinvolte. Ed è, considerando la dinamica demografica, un bacino destinato inevitabilmente a crescere: nei prossimi dieci anni la popolazione over 85 aumenterà del 30 per cento.
Per quanto riguarda i soldi da destinare all’attuazione della riforma, il “Patto per un nuovo welfare” stima una dotazione di circa 1 miliardo per il 2027. Lo sforzo, più che economico, è organizzativo e amministrativo, perché l’obiettivo è semplificare la burocrazia, riformare l’attuale servizio domiciliare adattandolo alle esigenze degli anziani non autosufficienti, investire sull’accessibilità delle strutture residenziali e modulare il sostegno economico diretto in base al grado di necessità. In sostanza, si tratta di una vera riforma del welfare. Da questo punto di vista è un processo più lungo e complicato da realizzare della semplice elargizione di un bonus, ma con un impatto più profondo e duraturo sulla società. D’altronde è paradossale che la politica decida di spendere circa 1,5 miliardi per regalare due mesi di pensione a chi ha 65 anni, anziché impegnarli per assistere chi non è autosufficiente a 85 anni. E’ l’esatto contrario di come dovrebbe essere disegnato il welfare in un paese che invecchia essendo già il più vecchio del Vecchio continente.
Mettere un grande tema sociale come la non autosufficienza al centro della prossima legge di Bilancio può essere per la politica un modo per pensare sia alle prossime generazioni sia alle prossime elezioni. Se destra e sinistra sono riuscite ad avviare insieme questa riforma, perché Meloni e Schlein non si impegnano a portarla a termine insieme?
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
