Economia
L'analisi •
Trump sblocca i chip per gli Emirati: nasce il mega polo AI di bin Zayed
G42, il colosso Ai emirati che sta costruendo il centro di calcolo più grande fuori dagli Stati Uniti, comprerà senza limiti i processori più avanzati, ma, per mantenere l'autorizzazione, entro nove mesi dovrà diventare americana. E per i critici quella potenza può finire in affitto a Pechino

Negli Emirati Arabi Uniti sta per nascere uno dei centri di calcolo più potenti del pianeta, capace a regime di ospitare 2,5 milioni di processori per l’AI, e destinato a essere il più grande mai costruito fuori dagli Stati Uniti. E a farlo sarà proprio G42, il campione emiratino dell’AI presieduta dal consigliere per la sicurezza nazionale Tahnoon bin Zayed, fratello del presidente Mohamed bin Zayed, che fino a due anni fa riempiva i suoi data center di tecnologia cinese. A rendere ciò possibile è la decisione con cui venerdì scorso il dipartimento del Commercio americano ha autorizzato G42 ad acquistare i chip americani più avanzati senza chiedere una licenza per ogni fornitura e senza un tetto pubblico alle quantità. L’esenzione, che premia esplicitamente il ruolo degli Emirati nella guerra all’Iran, vale infatti anche per le “agenzie del governo emiratino, dalle forze armate al ministero della Difesa”, come conferma il testo del regolamento, oltre che per otto società americane che operano nel paese – da Microsoft a OpenAI.
La senatrice democratica Elizabeth Warren ha definito “corrotta” la decisione: quattro giorni primadell’insediamento del presidente Donald Trump,delle entità legate al presidente di G42 Tahnoon bin Zayed avevano comprato il 49 per cento di World Liberty Financial, la società di criptovalute della famiglia Trump il cui gettone è poi crollato del 90 per cento. Mentre un rapporto di giugno del Senato redatto dallo staff democratico ha criticato i legami tra la Casa Bianca e gli Emirati, sottolineando il numero di decisioni che da quel giorno sono state prese a favore di Abu Dhabi.
Ovviamente, la ratio dietro la decisione ha a che fare con la Cina. Infatti, G42 fino a due anni fa costruiva i suoi data center con apparecchiature Huawei, mentre il suo braccio d’investimento, 42XFund, deteneva circa 100 milioni di dollari di azioni di Byte-Dance, la casa madre cinese di TikTok. Ma la migliore tecnologia per l’AI è ancora di dominio americana e per ottenerla, a partire dal 2024, G42 ha iniziato a “smontare” gli hardware cinesi e a vendere le sue partecipazioni in Cina, e sempre nel 2024 Microsoft ha investito nella società di AI circa 1,5 miliardi di dollari, entrando nel capitale e nel consiglio di amministrazione. Ma nell’ottobre scorso il Financial Times ha rivelato che, secondo una valutazione dell’intelligence americana del 2022, G42 avrebbe trasferito a Huawei tecnologia poi impiegata per migliorare i missili cinesi PL15 e PL-17. Un’accusa che G42 ha respinto come “falsa e diffamatoria”, nonostante l’amministrazione Biden avesse valutato l’inserimento di G42 nella “Entity list”.
L’Amministrazione Trump ha invece optato per un’altra strada, anzi, un’autostrada: nel caso di G42, l’autorizzazione dovrebbe scadere automaticamente dopo 270 giorni, all’inizio di aprile 2027 a meno che nel frattempo l’azienda non sarà “diventata una società americana”. Già nel novembre 2025 Washington aveva autorizzato 35 mila Nvidia GB300 Blackwell Ultra, allora il modello di punta per addestrare i sistemi e modelli AI più avanzati, ancora precluso alla Cina, che può acquistare, previa licenza, solo gli H200 della generazione precedente, molto meno potenti. Ma ad Abu Dhabi è già in costruzione grazie a G42 il più grande complesso di calcolo dopo quelli americani: 5 GW di potenza su un’area di 10 miglia quadrate. Quando l’intero campus sarà finito, potrà contenere milioni di processori.
“Ciò peggiora la gravissima carenza di chip e rallenta gli sviluppi americani dell’AI – ha scrittosu X Chris McGuire del Council on Foreign Relations, che alla Casa Bianca ha guidato la politica di controllo sull’export dei chip sotto Biden –. Gli Emirati diventeranno uno dei più importanti poli di calcolo del mondo, il primo vero competitordegli Stati Uniti e dei suoi hyperscaler, e anche una porta sul retro per la Cina”. Ed è questa una delle principali paure: che il nuovo centro diventi un canale d’accesso indiretto per Pechino: un cliente cinese non ha più bisogno di importare chip di ultima generazione se può affittare la potenza di calcolo dal futuro data center emiratino. Infatti quei processori su cui ora gli Emirati hanno carta bianca sono gli stessi che anche il resto del mondo si contende per la corsa AI – il produttore taiwanese Tsmc ha avvertito recentemente che la carenza non vede soluzioni nell’immediato –, e il regolamento non impedisce a un cliente straniero di affittare la potenza di calcolo emiratina da remoto. Il controllo di Washington non sparisce, sia chiaro, ma passa dalle autorizzazioni preventive e dalle licenze alle verifiche degli utenti e sul campo, implementate dai funzionari che il Commercio americano mantiene negli Emirati.