Economia
Le dichiarazioni •
Il Mef non vuole più avere quote nelle banche
Il messaggio di Giorgetti è che la stagione dello stato azionista di banche commerciali, entrato per evitare dissesti e completare risanamenti, deve chiudersi. Fare presto non sarebbe una cattiva idea
16 LUG 26

Foto Ansa
Ieri, all’assemblea dell’Abi, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto di augurarsi che questa sia l’ultima riunione alla quale il governo partecipi anche come azionista di alcuni istituti. Il riferimento più evidente è al Monte dei Paschi, di cui il Tesoro conserva il 4,863 per cento e dal quale intende uscire. Ma le parole di Giorgetti hanno un perimetro più largo. Lo stato è presente nel credito anche attraverso Invitalia, che controlla interamente Mediocredito Centrale; quest’ultimo possiede BdM Banca, l’ex Popolare di Bari salvata con denaro pubblico, e l’85,3 per cento della Cassa di Risparmio di Orvieto.
Anche queste partecipazioni sono destinate al mercato: per BdM è in corso un processo di vendita (Credem è la favorita), mentre per Orvieto è stata riaperta la procedura competitiva. Il messaggio, dunque, è che la stagione dello stato azionista di banche commerciali, entrato per evitare dissesti e completare risanamenti, deve chiudersi. Ciò non significa necessariamente privatizzare Mediocredito Centrale, che conserva una funzione pubblica di sostegno alle imprese. Significa distinguere tra uno stato che interviene per salvare una banca e uno stato che resta stabilmente proprietario e concorrente sul mercato. Fare presto non sarebbe una cattiva idea.