Economia
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La Corte dei conti Ue seppellisce il Superbonus: "La misura più costosa e meno efficiente"
Il rapporto sugli incentivi per le ristrutturazioni boccia il 110 per cento: ogni kWh risparmiato è costato 9,72 euro, quasi quattro volte i 2,58 euro previsti dal governo. E la Commissione, che il bonus lo aveva benedetto, ora prende le distanze
10 LUG 26

“Il Superbonus è di gran lunga la più costosa e meno efficiente tra le misure per la riqualificazione energetica delle abitazioni”: sono le parole con cui la Corte dei conti europea seppellisce il 110 per cento nel rapporto sugli incentivi per le ristrutturazioni. Il documento si riferisce, in particolare, agli investimenti e alle riforme contenute nei Piani di ripresa e resilienza degli stati membri, ma rivolge alla Commissione diverse raccomandazioni anche in vista del prossimo piano pluriennale di bilancio. Infatti, l’efficienza energetica negli edifici ha assorbito circa l’8 per cento delle risorse stanziate attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, e il 17 per cento di quelle destinate alla transizione ecologica.
In questo contesto, la Corte si concentra su quattro paesi: l’Italia, il Belgio, Cipro e la Lituania. L’Italia ha, in particolare, una rilevanza assoluta: dei 44 miliardi mobilitati dall’Europa per le ristrutturazioni immobiliari, 14 (poco meno di un terzo) hanno contribuito al finanziamento del Superbonus (che complessivamente, nella parte dedicata all’efficienza energetica, ha drenato 132 miliardi alle finanze pubbliche).
Per la Corte dei conti europea, il Superbonus “non era in linea con i princìpi di una sana gestione finanziaria e non ha rappresentato un uso efficiente dei fondi europei”. La ragione sta nel suo stesso disegno, che ha determinato conseguenze perverse: un’aliquota di detrazione superiore al costo degli investimenti incentivati (110 per cento) e la cedibilità inizialmente illimitata, poi comunque molto ampia, dei crediti fiscali hanno scatenato una corsa agli interventi senza precedenti. Di conseguenza, gli interventi finanziati dal Superbonus hanno superato le aspettative, ma hanno anche avuto un risultato decisamente deludente: i denari europei “copriranno solo la metà dell’obiettivo originario (18 milioni di metri quadri anziché 36)”. Secondo le previsioni del governo, il sussidio avrebbe dovuto garantire una spesa di 2,58 euro per ogni kWh risparmiato. L’analisi della Corte dei conti restituisce un valore quasi quattro volte più alto (9,72 euro). La più inefficiente delle misure analizzate negli altri paesi, cioè la ristrutturazione di alcune case popolari in Belgio, ha avuto un costo di 5,40 euro per kWh risparmiato. Ma in molti casi il costo effettivo è stato inferiore o di poco superiore a un euro per kWh risparmiato.
C’è di peggio: tali stime sono probabilmente ottimistiche. Infatti, si basano su una valutazione puramente teorica del risparmio energetico, basata sul confronto degli attestati di prestazione energetica (Ape) ex ante ed ex post. Ma tali certificati non tengono conto degli eventuali cambiamenti comportamentali – per esempio, visto il minore costo del riscaldamento, un inquilino potrebbe alzare la temperatura invernale – né dell’uso effettivo delle abitazioni. Il risparmio, cioè, viene calcolato come se gli immobili fossero utilizzati tutto l’anno, ma non sappiamo quante seconde case sono state ristrutturate col Superbonus. La Corte dei conti europea ha analizzato cinque progetti nel nostro paese: uno era appunto una seconda casa. Inoltre, in quattro casi su cinque ha riscontrato errori negli Ape. Secondo l’Enea, una elevata percentuale degli Ape verificati (in alcuni controlli quasi la metà) presenta errori o imprecisioni. L’inaffidabilità dei dati attenua anche l’unico merito che il rapporto riconosce al Superbonus, cioè quello di aver previsto un requisito prestazionale significativo (il salto di almeno tre classi energetiche, corrispondente a un miglioramento dell’efficienza energetica di almeno il 30 per cento). Ironicamente, l’Italia avrebbe potuto fare molto di più e molto meglio di qualunque altro Stato membro, perché – attraverso il Sistema informativo integrato gestito dall’Acquirente Unico – possiede tutti i dati di consumo di tutti i contatori dell’energia elettrica e del gas. Purtroppo, all’epoca l’utilizzo di questa immensa ricchezza di dati venne escluso, perdendo così l’opportunità di osservare in tempo reale gli effetti degli investimenti sostenuti dal Superbonus.
Perfino la Commissione Ue, nella replica alla Corte dei conti, prende le distanze dal Superbonus, prima rimarcando che il finanziamento europeo è limitato, poi sottolineando che “l’inclusione di questa misura nel Pnrr venne deliberata nello specifico contesto della pandemia da Covid-19”. Tuttavia, Bruxelles – che il Superbonus effettivamente lo ha benedetto in svariate occasioni – è costretta ad ammettere che “nello sviluppo di futuri strumenti di finanziamento e delle relative decisioni di sostegno, la Commissione trarrà i dovuti insegnamenti dal disegno di questo tipo di crediti fiscali”. In realtà, la lezione era semplice e poteva essere appresa molto prima, facendo risparmiare all’erario decine di miliardi. Il premio Nobel Milton Friedman l’aveva enunciata già nel 1975: mentre partecipava a un dibattito tv, disse che “uno dei più grandi errori che si possano fare è quello di giudicare le politiche per le loro intenzioni invece che per i loro risultati”.