Economia
L'analisi •
L’AI regge la crescita mondiale ma l’Fmi teme il colpo di una correzione
Il Fondo definisce 'gonfie' le valutazioni dei titoli legati all'intelligenza artificiale, la stessa parola che Greenspan usò nel 2005 per il mercato immobiliare americano. La variabile decisiva sarà la produttività e intanto Microsoft prova a sostituire OpenAI e Anthropic con modelli homemade
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Se le aspettative sui profitti e sulla produttività dell’intelligenza artificiale venissero riviste al ribasso, gli investimenti nei settori ad alta intensità tecnologica potrebbero ritirarsi di colpo mentre le valutazioni azionarie “gonfie” andrebbero incontro a una brusca correzione. Se invece l’ondata di investimenti legati all’AI dovesse portare più rapidamente a un’adozione diffusa e a maggiori guadagni di efficienza, la crescita globale di medio periodo potrebbe essere più alta di quella prevista. E’ la doppia traiettoria, al ribasso e al rialzo, descritta dal World Economic Outlook di luglio del Fondo monetario internazionale pubblicato ieri, che tratta l’AI e il ciclo tecnologico guidato dalla domanda (dai chip ai data center, etc.) come una delle principali variabili macroeconomiche globali.
Da un lato nel 2026 l’AI è stata uno dei motori della crescita economica globale, tanto da aver compensato, nei numeri, parte dello choc di Hormuz. Nei primi tre mesi dell’anno, i quattro grandi esportatori di componenti per l’AI, Taiwan, Corea, Thailandia e Malaysia, sono cresciuti oltre le attese di 4,4 punti percentuali in media. La Corea, che importa energia dal Golfo, è comunque cresciuta a un ritmo annualizzato del 7,5 per cento, oltre quattro volte l’1,8 previsto ad aprile. Anche questa spinta ha aiutato a mantenere invariate le stime per la crescita mondiale, al 3 per cento secondo l’Fmi, e praticamente invariata rispetto alle stime di aprile. Ma tutto ciò è stato sostenuto dalla fortissima domanda di chip, data center e software, e non dai guadagni di efficienza che quella spesa in investimenti promette ma che i dati ancora non mostrano – ed è per questo che l’Fmi non mette in conto alcuna spinta straordinaria rispetto ad aumenti di produttività legati all’AI.
Dall’altro lato, avverte l’Fmi, “l’euforia AI e i mercati esuberanti potrebbero gettare le basi dell’instabilità macrofinanziaria”. Non è un caso che guardando alle valutazioni dei titoli, il Fondo le caratterizzi come “frothy”, gonfie – è la stessa parola, “froth”, che nel 2005 l’ex presidente della Fed Alan Greenspan usò davanti al Congresso per ammettere la presenza di “schiuma” in alcuni mercati immobiliari locali degli Stati Uniti, dove i prezzi erano saliti a livelli insostenibili. Guardando invece all’S&P 500, nel primo trimestre oltre l’80 per cento delle società nel listino ha battuto le stime degli analisti sugli utili, mantenendo il rapporto tra prezzo delle azioni e gli utili a livelli storicamente alti. La concentrazione degli indici sui titoli AI intanto continua a crescere.
Qui sta l’asimmetria dei rischi per l’economia globale legati a questo ciclo tecnologico. L’AI può rafforzare la crescita se gli investimenti si trasformano in efficienza, se le infrastrutture energetiche e digitali reggono e se i lavoratori possono spostarsi con flessibilità verso i settori che crescono. Una revisione al ribasso sui profitti attesi innescherebbe una correzione nelle valutazioni, amplificata dall’alta - se non altissima - sensibilità al rischio degli investitori esposti all’AI. Il contraccolpo, dice l’Fmi, arriverebbe ai consumi, ai portafogli internazionali e alle condizioni finanziarie globali.
C’è infine il tema dei costi, e poi dei ricavi che dovrebbero sostenere gli investimenti della corsa AI. Bloomberg ha rivelato che Microsoft per tagliare i costi ha iniziato a sostituire i modelli di OpenAI e Anthropic con i propri – forse meno efficienti ma sicuramente molto più economici - in alcune funzioni di Excel e Outlook. Ma gran parte degli introiti dei due laboratori AI viene dal consumo di modelli a pagamento. Se anche le altre grandi aziende della distribuzione tech facessero lo stesso, il flusso di ricavi che invece dovrebbe ripagare e sostenere gli impegni e gli investimenti in capacità di calcolo e chip andrebbe via via assottigliandosi.
L’l’AI resta così in quella zona ambigua che il Fondo descrive bene: troppo importante per essere liquidata come una bolla, troppo cara per essere trattata come una promessa già mantenuta. Per l’Fmi la variabile decisiva riguarderà i guadagni di produttività. Se questi arriveranno, le valutazioni di oggi troveranno utili e ricavi tali da giustificarle. E staremo tutti tranquilli.