Economia
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Warsh spegne le speranze di Trump
A Sintra le banche centrali ritrovano compattezza e disciplina, e mostrano un cauto ottimismo sull'inflazione. Anche vista e considerata l'incognita AI
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Warsh a Sintra durante il suo intervento conclusivo (Foto Getty)
Chi si aspettava dal raduno annuale della Bce a Sintra indicazioni sul futuro dei tassi di interesse è rimasto deluso: nessun esponente della banca centrale si è espresso sul tema. Nelle dichiarazioni di altri partecipanti, però, il messaggio prevalente è stato questo: la fiammata inflazionistica è esaurita, la banca centrale deve astenersi da altri rialzi dei tassi (dopo l’aumento di 25 punti base l’11 giugno). Conclusione avvalorata dal dato dell’inflazione in giugno, con l’indice generale sceso dal 3,2 per cento di maggio al 2,8 per cento di giugno. Ben più vistosa è la flessione dei prezzi energetici e alimentari, i focolai dell’inflazione, il che fa sperare che la trasmissione al resto dei beni di consumo sia di breve durata. Alcuni elementi, però, consigliano di rimandare il giudizio. La situazione diplomatica e militare resta instabile in Iran come in Libano; tutto può succedere. E, a guardarli bene, anche i dati di giugno inducono alla cautela. Il confronto con il 2022 (sanzioni alla Russia e il conseguente choc energetico) mostra che le componenti inflazionistiche di fondo si muovono verso l’alto più rapidamente. Anche allora gli “ottimisti” sull’inflazione suggerivano alla Bce di pazientare prima di alzare i tassi. Un consiglio che la banca centrale si è poi pentita di aver seguito. Se appare scontato che la Bce terrà fermi i tassi in luglio, le prospettive per settembre rimangono aperte.
L’aspetto più interessante a Sintra è stato però un altro: la prima apparizione in un evento pubblico internazionale del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh. E sullo sfondo, l’immagine che i principali banchieri centrali del mondo (Usa, Europa, Regno Unito, Canada), riuniti nel dibattito conclusivo, hanno dato dello stato della cooperazione monetaria, in un momento internazionale così difficile. I quattro banchieri hanno passato il test a pieni voti. Perfetta sintonia sull’obiettivo della stabilità dei prezzi, che per tutti significa inflazione al 2 per cento. Accordo sui metodi di comunicazione, che deve essere trasparente nelle analisi e nelle procedure decisionali (“framework guidance”, il termine coniato da Lagarde) ma non sul futuro dei tassi. La vecchia “forward guidance” usata nella crisi è ormai stata abbandonata da tutti.
Il clima di concordia mostrato a Sintra è importante perché fa ben sperare sulla cooperazione in eventuali future situazioni di crisi (gli interventi coordinati delle banche centrali contribuirono a salvare l’economia nel 2008).
Kevin Warsh si è presentato con la veste di banchiere centrale tradizionale, da lui indossata a partire dal minuto in cui è stato confermato alla guida della Fed. Il 10 febbraio scorso, su queste colonne, avevo suggerito di aspettare a condannarlo sulla base delle dichiarazioni pre nomina. L’opportunismo per farsi eleggere può risultare sgradevole, ma la cosa importante era, e rimane, come il personaggio si comporta una volta arrivato sul ponte di comando. Segnale non irrilevante, Warsh ha seguito in platea tutte le fasi della conferenza, non solo quando era coinvolto. Nel dibattito ha ripetutamente affermato l’indipendenza della Fed e l’obiettivo della stabilità dei prezzi, con un’enfasi che l’inquilino della Casa Bianca, che ha reagito agli ultimi dati disastrosi sull’inflazione americana affermando “I love inflation”, non può non aver notato. L’ipotesi di un prossimo taglio dei tassi negli Stati Uniti sembra così archiviata. Tocco di colore ma anche di sostanza, Warsh si è lanciato in un apprezzamento su Lagarde al limite del compromettente: “Vent’anni fa mi piacevi, ora ti amo”. Anni luce di distanza dal gelo di certi scambi fra la Casa Bianca e i vertici europei.
Ma il punto più importante della conferenza ha riguardato le conseguenze dell’AI. Tobias Adrian, direttore finanziario dell’Fmi, ha dato un giudizio rassicurante: le recenti correzioni in borsa e l’aumento dei ricavi del settore allontanano il rischio di eccessi speculativi. I quattro banchieri centrali, pur non escludendo che in un futuro l’AI possa risultare disinflazionistica come fu internet alla fine negli Novanta, hanno sottolineato soprattutto gli effetti inflazionistici immediati dal lato della domanda – un altro punto di accordo su come reagire alle pressioni inflazionistiche attuali.
A proposito di intelligenza artificiale: se per sciogliere i dubbi sui futuri tassi di interesse rivolgiamo al principale modello AI disponibile sul mercato la domanda “La Bce dovrebbe alzare i tassi a settembre?”, otteniamo la seguente risposta: “Probabilmente, non come scenario di base, ma un intervento a settembre rimane plausibile qualora l’inflazione o gli choc energetici dovessero rivelarsi persistenti.” Se lo dice lui.