Economia
Il dibattito •
Altro che Nimby, la soluzione è il nucleare e non le pale eoliche
Legambiente accusa di Nimby chi si oppone all’eolico, ma viene ricordata come protagonista di decenni di no alle grandi opere. Ma nella realtà dei fatti è solo il nucleare che può conciliare energia, costi e tutela del territorio
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Foto Ansa
Leggiamo sul Foglio del 2 luglio che il presidente di Legambiente Stefano Ciafani si appoggia all'accusa di Nimbysmo per denigrare chi si oppone alle pale eoliche. Ora, si potrebbe sostenere che Legambiente sia stata la vera creatrice della sindrome Nimby, opponendosi un po' a tutto in Italia: al Mose, al Tap, alla Tav, alla Variante di valico appenninica, a tutte le trivelle, ai due rigassificatori che hanno consentito di portare l'Italia fuori dell'emergenza, alla Gronda di Genova, all'Autostrada tirrenica, alla Pedemontana lombarda, all'ampliamento degli aeroporti come Genova e Firenze. Opposizione, da parte di molti suoi circoli, persino agli impianti di biometano. Le argomentazioni più usate riguardano proprio il consumo di suolo delle nuove opere e l'impatto sul paesaggio, sulla fauna, sulla vegetazione. Da non dimenticare l'opposizione frontale a ogni impianto di termovalorizzazione dei rifiuti, ultimo dei quali quello di Roma, che finalmente libererà la capitale dalla schiavitù di dover esportare il 90 per cento dei suoi rifiuti fuori dal territorio capitolino in altre regioni d'Italia o addirittura all'estero.
Suscita pertanto qualche perplessità il fatto che oggi, e solo per un'unica tecnologia, quella relativa alle fonti rinnovabili, Legambiente sia talmente schierata a favore da agire con la determinazione di una lobby a servizio di diverse imprese attive nel settore. Fino al punto di vantare le torri eoliche – sono parole di Ciafani che sfidano il ridicolo – come moderne cattedrali gotiche. Che il paesaggio non sia qualcosa di immutabile, siamo tutti d'accordo. Ma che si possa accettare che, in cambio di modesti contributi energetici, interi paesaggi storici italiani siano completamente stravolti da distese di pannelli solari o da torri eoliche alte più di 200 metri, dimensioni necessarie per catturare il poco vento che spira sulla penisola, è tutta un'altra storia.
Ma questo sacrificio pressoché totale del paesaggio italiano andrebbe accettato, secondo Ciafani, in nome del cambiamento climatico. Lasciamo pure da parte il fatto che il contributo dell'Italia al totale delle emissioni nel mondo è inferiore all'1 per cento, e ritenere quindi che un po' di pannelli solari e un po' di torri eoliche possano risolvere il problema del riscaldamento globale è francamente assurdo. Ma se questo è l'obiettivo principale, quello a cui occorre sacrificare il paesaggio italiano, perché Legambiente continua a mantenere nel mirino della sua opposizione, in maniera quasi religiosa, le centrali nucleari? Si tratta di impianti energetici a zero emissioni e in grado di fornire energia in quantità molto, molto maggiore di quelli delle rinnovabili, per di più in modo programmabile. Con un enorme risparmio di territorio: 1.000 MW nucleari richiedono una cinquantina di ettari a fronte di un impianto fotovoltaico che occupa oltre mille ettari e però produce 5/6 volte di meno e in modo discontinuo.
Gli Amici della Terra forse per questo sono invisi alle associazioni ambientaliste massimaliste. Abbiamo avuto il coraggio di cambiare la nostra posizione. Non è stato un percorso semplice, siamo stati tra i fondatori del movimento antinucleare italiano, ma di fronte ai cambiamenti climatici e alla necessità di produrre sempre maggiori quantità di energia elettrica, sia per sostituire i combustibili fossili, sia per far fronte ai nuovi consumi (data center, auto elettriche, pompe di calore, etc.) abbiamo assunto un atteggiamento pragmatico e ragionevole e abbiamo iniziato a sostenere la scelta nucleare come quella più efficace e meno costosa. Ricordiamo infatti che uno dei problemi della crescita delle fonti rinnovabili è una grande quantità di investimenti in nuove reti elettriche – elettrodotti e cabine – e migliaia di gigantesche batterie sparse in ogni parte d'Italia. Altro consumo di suolo contro il quale Legambiente non ha nulla da dire.
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Monica Tommasi è presidente di Amici della Terra
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