La Spagna e la rinuncia al gas russo

Il presidente dell’autorità portuale di Bilbao chiede di rinviare il phase out, mentre a maggio quasi il 28 per cento del gas nel paese arrivava dalla Russia. Ma la presunta convenienza economica è già costata cara all’Ue e la sicurezza energetica europea non può essere minacciata da un fornitore aggressivo e inaffidabile

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Qualche giorno fa il presidente dell’autorità portuale di Bilbao Ivan Jimenez, parlando al Financial Times, ha chiesto all’Ue di rinviare il divieto sui contratti a lungo termine per il Gnl russo che scatta dal primo gennaio del 2027. “Non è il momento di tagliare il gas che arriva dalla Russia”, ha detto Jimenez . “E’ di buona qualità e di solito costa meno di quello che arriva dagli Stati Uniti”, aggiungendo che ciò sostituirebbe la dipendenza da Mosca con quella da Washington.
La richiesta ricorda quella dell’ad di Eni Claudio Descalzi dopo il blocco di Hormuz, sulla quale la premier Giorgia Meloni disse: “La pressione economica che abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è l’arma più efficace per costruire pace”, perché ogni nave che scarica Gnl russo in Europa porta indietro del denaro usato per la guerra contro l’Ucraina. Inoltre, occorre ricordare il motivo del ban: evitare che la sicurezza energetica europea torni a essere minacciata da un fornitore aggressivo e inaffidabile come la Russia. Come d’altronde è recentemente successo ad aprile, quando dopo essersi di nuovo offerto all’Europa come alternativa, Putin ha deciso unilateralmente di chiudere il rubinetto del petrolio kazako diretto in Germania attraverso Druzhba.
Secondo Enagás, la società che gestisce la rete spagnola, a maggio quasi il 28 per cento del gas arrivava dalla Russia, con volumi cresciuti di quasi il 60 per cento rispetto a un anno prima – per accumulare scorte in vista dell’inverno e prima del phase out. E nei primi cinque mesi del 2026 nell’hub portuale di Bilbao il Gnl russo ha coperto il 59 per cento delle importazioni di gas. La ministra spagnola per la Transizione ecologica Sara Aagesen ha però respinto la proposta di Jimenez, dicendo che l’Europa “deve staccarsi completamente dal gas russo”, e che l’aumento delle importazioni russe è solo “temporaneo”.
La presunta convenienza economica del gas russo poi è già costata cara all’Ue. Putin tagliò le forniture come un’arma di ricatto politico nel 2021, prima di invadere l’Ucraina, portando il prezzo del gas oltre i 100 euro/MWh, e dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 facendolo schizzare oltre i 300 euro/MWh .