Così non va, alla Consob serve un presidente. Parla Enriques

Anche se pienamente operativo, l'ente supervisore del mercato finanziario rischia di perdere efficacia senza una guida. "Sbagliato far passare il messaggio che l’autorità va avanti lo stesso con o senza presidente nominato", avverte l'ex commissario della Commissione

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Luca Enriques, professore di diritto Commerciale all’Università Bocconi, è stato commissario Consob dal 2007 al 2012 nel pieno della grande crisi finanziaria. “Ricordo bene quel periodo, in cui è arrivata anche la crisi del debito sovrano. A un certo punto, siamo rimasti senza presidente per sei mesi”, racconta al Foglio. “E’ stato un periodo complesso, si operava con il disagio di non avvertire una piena legittimità a svolgere il nostro ruolo perché da un momento all’altro sarebbe potuta arrivare la nomina del nuovo presidente e allora tutto sarebbe cambiato”, ricorda Enriques.
I sei mesi sono quelli intercorsi tra la presidenza di Lamberto Cardia e quella di Giuseppe Vegas, dal primo luglio al 31 dicembre 2010 con presidente facente funzioni Vittorio Conti, economista e manager milanese. Era il quarto governo Berlusconi. “Fummo fortunati – racconta –. In quel lasso di tempo non ci furono molte operazioni finanziarie rilevanti né emergenze sistemiche. Ricordo solo l’entrata della famiglia Malacalza in Pirelli che implicò una valutazione da parte dell’autorità di vigilanza sull’obbligo di opa, ma decidemmo che non fosse quello il caso. In una situazione di mercato come quella attuale, con tutti i movimenti di grandi banche che toccano interessi sensibili del paese, è un handicap per la Consob non avere una guida con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo”. La Consob, però, è del tutto operativa. “Certo che lo è: come lo eravamo noi in quei mesi. Ma sarebbe sbagliato far passare il messaggio che l’autorità va avanti lo stesso con o senza presidente nominato come prevede la legge e cioè con una legittimazione a operare che gli deriva da un mandato politico pieno anche se è una figura tecnica. Il presidente della Consob fa da raccordo tra l’autorità indipendente e la politica”.
In effetti, per quanto si dica che la premier Giorgia Meloni stia stringendo i tempi, non si vede all’orizzonte una soluzione per superare il gioco dei veti incrociati che finora ha paralizzato la nomina. Eppure, la scena finanziaria è attraversata da operazioni cruciali, che coinvolgono anche il ruolo del governo, azionista, attraverso il Mef, di Mps su cui  Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di 36 miliardi. Tutti i soci saranno liberi di fare le proprie scelte, ma il Mef dovrà decidere se aderire all’opas di Intesa oppure uscire con una procedura cosìddetta di Abb, come ha fatto per le precedenti tranche di capitale. Enriques, lei è anche un esperto di diritto dei mercati finanziari. Cosa ne pensa? “Se il Mef intende promuovere un’Abb, immagino lo farà prima che termini l’offerta di Intesa, altrimenti rischia di perderci. Sulle ricadute in termini di trasparenza, la Consob è chiamata a vigilare”. Un altro esempio è l’ascesa di Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm. Pur non entrando nel merito, in altri tempi la Consob avrebbe chiesto alla banca francese di indicare esattamente la propria partecipazione e di chiarire le proprie intenzioni rispetto a insistenti rumor che danno la sua quota già al 29,9 per cento dell’istituto milanese. Quello che i giornali chiamano “il faro della Consob”, che al momento sembra spento, non le pare? “Si sa troppo poco di quel che fa la Consob dietro le quinte e l’attivismo su queste materie è talvolta un’arma a doppio taglio per il mercato. Quel che è certo è che un presidente nel pieno delle sue funzioni è più incline ad apparire sulla scena, a stare sul pezzo, anche solo per evitare, a torto o a ragione, che l’opinione pubblica si chieda: ma dov’è la Consob?".
L’Esma, l’autorità europea, assumerà alcune delle funzioni di vigilanza che oggi sono della Consob. Cosa cambierà? “Da una prima lettura della proposta in circolazione, credo che le operazioni di finanza straordinaria, come le opa, continueranno a restare sotto il controllo delle autorità nazionali. Passerà molto tempo prima che la Consob sia relegata a un ruolo secondario. Intanto, meglio metterla in condizioni di operare nel pieno dei poteri il prima possibile”.