Un gran report di una banca svizzera ricorda le qualità economiche dell’Italia che gli italiani non vogliono vedere

Raccontare l’Italia per quello che è, e non per quello che sembra, è un modo per ricordare quali sono le basi che ha il nostro paese per migliorare se stesso. Smetterla di piangersi addosso raccontando solo ciò che va male potrebbe essere un buon punto di partenza per provare a crescere e persino a pensare in grande

1 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 07:51
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Foto LaPresse

L’Italia della lagna, quella cioè abituata a considerare l’autocommiserazione come unico racconto veritiero sul nostro paese, tende a evitare come la peste le notizie positive, mossa dalla paura che un approccio alternativo a quello catastrofista possa avere l’effetto di deresponsabilizzare l’opinione pubblica rispetto alle sfide del futuro. Lo schema è sempre il solito. Se c’è una notizia negativa, vale la pena allargare l’inquadratura. Se c’è una notizia positiva, vale la pena sfumare il soggetto. Tra le notizie che in questi giorni verranno probabilmente sfumate, e che solo un giornale irresponsabilmente ottimista può permettersi di pubblicare, ce ne sono alcune interessanti contenute in un robusto dossier pubblicato due giorni fa dalla banca svizzera Ubs, che come ogni anno pubblica a fine giugno il suo Global Wealth Report, sistematicamente valorizzato per i suoi aspetti negativi con un’attenzione particolare a sbianchettare ogni aspetto positivo. Nel caso in questione, la notizia negativa offerta da Ubs, sull’Italia, è che in un mondo in cui la ricchezza personale globale sta crescendo, l’Italia vive una fase di stagnazione, e questo è un dato di fatto. Ma dentro questa stagnazione ci sono numeri interessanti che fotografano, oltre all’immobilismo del paese, anche un benessere diffuso che spesso sfugge agli occhi degli osservatori e che offre elementi utili per riequilibrare l’idea che l’Italia debba rassegnarsi a essere una Repubblica fondata sulla lagna.
Ci sono molte cose che non vanno in Italia, lo sappiamo, ma ricordare, dice il rapporto Ubs, che l’Italia ha una ricchezza mediana superiore a quella di Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Spagna e Svezia, dove per ricchezza mediana si intende che metà degli adulti ha un patrimonio di almeno 131 mila dollari, significa raccontare la realtà oppure negarla? L’Italia ha certamente problemi infiniti sulla crescita, ma perché nessuno ricorda mai che l’indice che misura la distribuzione della ricchezza in Italia, e i suoi eventuali squilibri, è più basso di Stati Uniti, Germania, Svizzera, Regno Unito, Francia, Spagna e Svezia e tra il 2024 e il 2025 è passato da 0,57 a 0,54? L’Italia, lo sappiamo, non fa tutto il necessario per rendere la vita semplice ai privati, a colpi di burocrazia sfiancante, efficienza titubante, tassazione estenuante, ma nonostante questo la ricchezza in Italia continua ad aumentare ed è aumentata anche nel 2025 con un incremento di milionari pari a 28.596 persone, il 2,4 per cento. L’Italia, infine, è spesso associata allo stigma del debito, dell’essere irresponsabile, spendacciona, disinvolta. Ma l’Italia, quando parla di debito, dimentica spesso di ricordare che il debito dello stato è solo un pezzo della storia, perché la storia intera ci racconta altro e ci ricorda, per esempio, che il debito delle famiglie italiane è solo l’8,9 per cento della ricchezza lorda e questa percentuale colloca l’Italia, quanto a virtuosismo famigliare, a un livello migliore di Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Canada, Australia e Svizzera.
L’Italia, poi, tende ad alimentare una narrazione di se stessa fuorviante anche quando si parla di ricchezza investita. Nell’immaginario collettivo, gli italiani vedono se stessi come delle formichine poco creative che investono i propri risparmi, quando li hanno, in case, case, case. Ubs, con sorpresa, dice che anche questo è un falso mito e che gli asset finanziari sono più della metà della ricchezza lorda italiana, circa il 50,9 per cento, anche se la ricchezza liquida, quella facilmente investibile o spendibile, resta bassa, intorno al 24 per cento. Raccontare l’Italia per quello che è, e non per quello che sembra, non è un modo per negare i problemi ma è un modo per ricordare quali sono le basi che ha il nostro paese per migliorare se stesso. Rimettere in movimento la ricchezza che già c’è è un punto. Smetterla di piangersi addosso raccontando solo ciò che va male potrebbe essere un buon punto di partenza per provare a crescere e persino a pensare in grande.