Economia
L'Analisi •
Code ai distributori e raffinazione in tilt. Il nuovo problema energetico russo
Il presidente Putin ha riunito i vertici delle maggiori compagnie petrolifere per annunciare che il paese sta vivendo un momento di deficit della benzina, per poi minimizzare la questione. Ma la crisi è maggiore di quanto il Cremlino lasci intendere
30 GIU 26

Il 28 giugno il presidente Vladimir Putin ha riunito i vertici delle maggiori compagnie petrolifere e alcuni membri del governo, e ha ammesso che la Russia sta attualmente vivendo una penuria di offerta di carburante. “Stiamo osservando un certo deficit, che non è critico, ma per cui abbiamo iniziato a utilizzare le riserve” – ha dichiarato Putin. “Alle stazioni di servizio ci sono code, e non sempre si trova il tipo di carburante che serve. I problemi per gli automobilisti e per le imprese restano”. Il presidente russo ha cercato di minimizzare il problema: "Tutto funziona stabilmente e con un grande margine di sicurezza". Ma questa crisi energetica è più grande di quanto il Cremlino lasci intendere perché, nonostante la Russia sia uno tra i maggiori produttori mondiali, con gli attacchi dei droni ucraini sulle raffinerie russe si è inceppata una parte della capacità di trasformare il petrolio grezzo in carburante.
A maggio l’esercito ucraino ha messo a segno un numero record di attacchi con droni nel cuore della Russia: almeno 30 in tutto contro le infrastrutture petrolifere russe, di cui 16 contro le raffinerie. La lavorazione del greggio è così scesa nel mese di maggio a una media di 4,58 milioni di barili al giorno, il 13 per cento in meno rispetto allo stesso mese del 2025, e il minimo registrato dall'ottobre 2009. Ma gli attacchi ucraini sono continuati anche a giugno, e questo è per esempio il caso della raffineria di Mosca di Gazprom Neft, colpita due volte il 12 e il 18 giugno. Il ripristino richiederà almeno sei mesi, e si tratta di un impianto da una capacità di lavorazione di quasi 12 milioni di tonnellate l'anno, che copriva da solo circa il 40 per cento della benzina consumata nella regione di Mosca.
In questo mese e mezzo di attacchi i prodotti raffinati sono così diventati un problema, come il cherosene, di cui il paese è sempre stato un esportatore netto. Per riuscire a soddisfare i consumi interni il Cremlino ha dovuto prima bloccare l’export di benzina e cherosene, e poi attingere al mercato estero per quest’ultimo, con le importazioni dalla Bielorussia che sono infatti quasi quadruplicate a maggio. E, sempre per tutelare il mercato interno, nella riunione di domenica Putin ha affermato: “Dopo le restrizioni sull’export già in vigore, stiamo considerando anche il blocco delle vendite internazionali di diesel”. Sempre per riuscire a tutelare il mercato interno, già a inizio giugno, secondo il giornale russo indipendente The Bell, in almeno 14 regioni dove vive l’equivalente di un terzo della popolazione russa, erano già in vigore delle restrizioni alla vendità di carburante che ogni cliente può comprare: dai limiti al rifornimento in taniche ai tetti per singolo acquisto.
Al meeting di domenica Putin ha dichiarato di voler cercare di tenere i prezzi dei carburanti “economicamente giustificati”, ma questo potrebbe essere un problema per il mercato interno. Infatti, a cause del “damper”, il sussidio per i raffinatori che di fatto tiene il prezzo della benzina più basso, le importazioni sono di fatto scoraggiate perché il sussidio vale solo le compagnie russe. Eliminarlo sarebbe una soluzione logica, ma molto impolare. E così, per il momento, il Cremlino ha deciso di mantenerlo.
Ma mentre nel paese la benzina scarseggia, il petrolio che le raffinerie danneggiate non riescono più a lavorare viene venduto sul mercato estero: “Alcune nostre raffinerie sono in riparazione non programmata e così stiamo caricando al massimo le infrastrutture per l’esportazione” ha dichiarato Aleksandr Novak, vice premier e responsabile per il settore energetico. E ciò trova riscontro nei dati: nella settimana a cavallo della metà di giugno l'export russo di greggio ha toccato il massimo dall'inizio del 2026, 4,11 milioni di barili al giorno.
Sergey Vakulenko, ex dirigente di Gazprom Neft, ha commentato la settimana scorsa in un post per il Carnegie Endowment for International Peace (di cui ora è Senior fellow) le prospettive di una corsa contro i droni ucraini che le infrastrutture e gli operai russi sono costrette a vivere: “La resilienza dell'industria petrolifera russa è tirata pericolosamente al limite” ha spiegato l’esperto. L’esercito di Kiev ha cambiato bersagli, “dagli impianti primare (più semplici da riparare) agli impianti più complessi e specializzati. Inoltre i droni ucraini riescono a raggiungere i loro obiettivi più che in passato”.