Economia
Editoriali •
Europa non ancora a tutto gas. Si allarga il fronte contrario al regolamento sul metano
Bruxelles difende il provvedimento, ma il gruppo di paesi che chiede di rivederlo cresce. E all'Italia si aggiunge anche la Germania. I quattro maggiori fornitori europei di oil & gas (Usa, Qatar, Nigeria e Algeria) hanno scritto alla presidente Ursula von der Leyen che, se il regolamento non sarà adeguato, dal 2027 gli approvvigionamenti saranno a rischio
27 GIU 26

Al Consiglio europeo di ieri non è cambiato nulla sul contestatissimo regolamento sulle emissioni di metano, ma contemporaneamente è cambiato tutto. Formalmente, le norme restano in vigore e la Commissione Ue appare irremovibile: “La Commissione è concentrata sull’implementazione del regolamento metano in modo che non metta a rischio la sicurezza delle forniture – ha detto il commissario all’energia, il danese Dan Jørgensen – Non stiamo lavorando a emendamenti al regolamento, perché questo aumenterebbe solo l’insicurezza e l’incertezza nel mercato”.
La pressione su Bruxelles però sta aumentando. Al gruppo dei paesi contrari, dopo l’Italia, si è aggiunta la Germania: “Dobbiamo rivedere urgentemente il regolamento” ha detto Katherina Reiche, la ministra degli Affari economici e dell’energia tedesca. Gli altri stati ostili al regolamento sono Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia e Svezia. Le loro posizioni sono state appoggiate anche da Slovenia, Lettonia, Grecia, Malta. Durante la riunione hanno preso la parola per contrastarne l’attacco i rappresentanti di tre paesi: la Spagna e il Lussemburgo in modo più netto, la Francia con un atteggiamento di mediazione. I quattro maggiori fornitori europei di oil & gas (Usa, Qatar, Nigeria e Algeria) hanno scritto alla presidente Ursula von der Leyen che, se il regolamento non sarà adeguato, dal 2027 gli approvvigionamenti saranno a rischio. Il regolamento impone criteri restrittivi sulla rendicontazione delle emissioni di metano e, in un secondo momento, sulla loro riduzione, e obbliga gli importatori a rispettare gli standard che valgono nell’Ue. Secondo le imprese, è praticamente impossibile. Come ha detto la viceministra Vannia Gava, “la priorità oggi è la sicurezza degli approvvigionamenti”. In questi anni, l’Ue ha superato una situazione difficilissima con lo sganciamento dalla Russia e, più recentemente, la crisi di Hormuz: ai problemi già esistenti dobbiamo per forza aggiungere quelli fatti in casa?