Economia
L'analisi •
Modello Todde: opposizione alle rinnovabili e al governo che le vuole
La Sardegna, laboratorio dal campo largo, è la regione d'Italia più ostile alle fonti pulite e la più lontana dagli obiettivi del Pniec (-495 MW), mentre il paese è avanti nel complesso (1.241 MW)
17 GIU 26

Stefano Patuanelli, ex ministro dei governi Conte e Draghi, ripete che “la Sardegna è un esempio” sulle rinnovabili “per come si gestisce e non si specula”. L’esponente del M5s difende Alessandra Todde, prima presidente di regione grillina, che dopo aver strappato la Sardegna alla destra è stata indicata per un periodo come un “modello” per il Campo largo.
Ora, invece, è motivo d’imbarazzo. Perché la retorica nazionale di una sinistra ecologista che attacca il governo Meloni, considerato nemico della transizione energetica, cozza con la pratica del governo locale di divieto pressoché totale alle nuove fonti pulite. La Sardegna è l’emblema di questa contraddizione politica: una regione di sinistra che conduce una battaglia politico-giuridica contro un governo di destra per installare meno rinnovabili.
La vertenza legale tra la Sardegna e il governo è intrecciatissima, ma si basa su una costante: la giunta guidata da Todde vuole limitare la diffusione degli impianti eolici e fotovoltaici, mentre l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni vuole che si proceda spediti. Appena insediata nel governo dell’isola, la nuova amministrazione di centrosinistra ha approvato una “moratoria” che bloccava per 18 mesi la realizzazione di qualsiasi nuovo impianto eolico o fotovoltaico in attesa di una nuova norma. Il Consiglio dei ministri impugnò la legge regionale perché manifestamente irragionevole e la Corte costituzionale, con la sentenza n.28 del 2025, diede ragione al governo dichiarando illegittima la norma regionale che rischiava di compromettere gli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione.
Nel frattempo, la Sardegna ha approvato un’altra legge regionale a fine 2024, la più restrittiva del paese e ispiratrice di altre regioni, che di fatto rende il 99 per cento del territorio sardo non idoneo alla realizzazione degli impianti rinnovabili. Anche contro questa legge il governo ha fatto ricorso alla Corte costituzionale, ottenendone l’annullamento parziale per le parti retroattive e con divieti assoluti. Ora è pendente un altro ricorso, stavolta della Sardegna contro il governo, per le norme sulle aree idonee che puntavano a superare l’incertezza normativa. In tutti i casi, i ruoli nella sfida sono chiari: il governo punta ad accelerare gli investimenti in rinnovabili, la regione a limitarli se non bloccarli del tutto.
Naturalmente, la versione del M5s è diversa. Da Giuseppe Conte a Todde, passando per Patuanelli, la versione del M5s è che le leggi sarde non puntano a fermare la transizione ma solo la “speculazione”. I numeri, però, parlano chiaro. Secondo gli ultimi dati disponibili di Terna, che monitora il rispetto del target di nuova capacità rinnovabile installata previsto dal Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima), la Sardegna è la regione peggiore d’Italia: l’isola è quella con la maggiore distanza dall’obiettivo (-495 MW), mentre il paese nel complesso è avanti (1.241 MW).
Il fatto che la Sardegna sia il modello peggiore per la transizione energetica non è “un’accusa della destra”, come sostiene Patuanelli. Ma è un’accusa del mondo ambientalista, che di certo non è tenero con il governo Meloni. Recentemente, 75 studiosi e attivisti ecologisti, apertamente schierati con il centrosinistra e ostili al governo di centrodestra, hanno scritto una lettera ai leader del Campo largo in cui – dopo aver professato vicinanza all’“alternativa” al governo – chiedono di aprire “una riflessione sincera” rispetto al fatto che a livello nazionale a parole la sinistra è favorevole alla transizione, mentre a livello locale in pratica la blocca. E il modello negativo citato è proprio la Sardegna, accusata di essere “protagonista di una vera e propria crociata contro le rinnovabili e contro il governo Meloni, reo, secondo le incredibili posizioni del governo regionale, di proporne addirittura troppe”. In sostanza, dicono gli ambientalisti, se il modello Meloni è il male allora il modello Todde è il peggio. Anche perché è un modello che fa scuola. Varie regioni stanno emulando i limiti e i divieti sardi, come la regione Umbria – anch’essa governata dalla sinistra –, che ha appena approvato una legge che espande le “aree non idonee”, anch’essa impugnata alla Consulta dal governo. Più in generale, come evidenzia la Staffetta Quotidiana, sono le regioni di sinistra quelle più indietro rispetto agli obiettivi del Pniec (in particolare Sardegna, Toscana, Puglia e Umbria).
Di recente Annalisa Corrado, responsabile Clima del Pd, ha detto che le rinnovabili sono uno strumento di pace, “un’azione concreta per Gaza” e contro le guerre per il petrolio di Trump. A prendere sul serio queste parole rispetto al “modello Todde”, vuol dire che sta facendo di più per la pace il governo Meloni che impugna le leggi anti-rinnovabili della Sardegna di M5s e Pd che le approvano.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
