L'agenda economica di Futuro nazionale di Vannacci è un ritorno al passato di Meloni

Dal "mutuo tricolore" al "quoziente familiare", dalla flat tax alla "moneta fiscale": tutte le pazzie ultra sovraniste del generale sono riprese dai programmi di FdI e Lega

16 GIU 26
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Non c’è solo la “remigrazione”, che non è nient’altro che la risposta di policy alla teoria della “sostituzione etnica”. Ma tutte le linee programmatiche di Roberto Vannacci sui temi economici non sono alto che la riformulazione di vecchie proposte di Fratelli d’Italia e Lega. Ciò che più infastidisce Giorgia Meloni e Matteo Salvini è che Futuro nazionale rappresenta il loro passato. L’abolizione del Green deal, il “mutuo tricolore” per l’acquisto della prima casa; il “quoziente familiare”; una “aliquota forfettaria” per le pmi; la critica alle regole fiscali e alla moneta unica. Sono tutte proposte che Vannacci ha copiato dalla destra italiana. 
Prendiamo il cosiddetto “mutuo tricolore”, ovvero un prestito garantito dallo stato per l’acquisto della prima casa per le “famiglie italiane”: è una proposta presente nel programma elettorale del centrodestra alle ultime elezioni. Il generale ha parlato anche di una “aliquota forfettaria” per le pmi, che non si comprende bene cosa sia visto che le società di capitali hanno da sempre una flat tax come l’Ires, ma in ogni caso ripropone l’idea dell’estensione ad altre tipologie di contribuenti della cosiddetta “flat tax”: è un principio, quello dell’erosione dell’Irpef attraverso nuovi regimi sostitutivi, che fa parte della storia della destra, anch’esso presente nel programma per le ultime elezioni politiche, con proposte come l’ampliamento a 100 mila euro di fatturato del regime forfettario per le partite Iva (non ancora introdotto) o la cosiddetta “flat tax incrementale” (introdotta per un anno e poi abolita).
Con il generale è passato Antonio Maria Rinaldi, uno dei tre moschettieri “no Euro” di Salvini insieme a Borghi e Bagnai, utile a riproporre il cavallo di battaglia dell’Eurexit che per un certo periodo ha sostenuto anche FdI. Ospite dell’Assemblea di Vannacci è stato il geologo Stefano Sylos Labini (figlio dell’economista Paolo), che ha rilanciato dal palco l’idea di una “moneta fiscale” per aggirare i vincoli del Patto di stabilità europeo, ovvero l’emissione di debito da parte del Tesoro sotto forma di buono da scontare dalle tasse future. Si tratta dello stesso olio di serpente che era entrato nel programma del M5s con il nome di “certificati di credito fiscale” e della Lega con quello di “minibot”.
Ma anche questa è una proposta che fa parte della storia del partito di Meloni. Nel 2020, due dirigenti di FdI ora membri del governo, il ministro Adolfo Urso e la sottosegretaria Isabella Rauti, proposero una misura choc per affrontare la crisi del coronavirus: una delega del Parlamento al governo Conte per l’introduzione dei “buoni digitali di sconto fiscale”. Esattamente la logica della “moneta fiscale” riproposta dal palco vannacciano. Il paradosso è che il governo Conte la moneta fiscale l’aveva introdotta davvero attraverso i crediti d’imposta del Superbonus, liberamente trasferibili tra privati e banche: un cataclisma da oltre 230 miliardi di euro che, come giustamente denunciano Meloni e Giorgetti, ha devastato il bilancio statale e si sta ancora abbattendo sul debito pubblico a colpi di 40 miliardi l’anno. Un’idea così sballata non può che piacere anche a sinistra: pochi giorni fa il vannacciano Sylos Labini ha scritto un articolo su “Rinascita”, la rivista di Goffredo Bettini, contro Meloni e Giorgetti per aver bloccato la moneta fiscale inventata da Conte.
Un altro esempio è il cosiddetto “quoziente familiare”, una proposta presente nei programmi della destra dai tempi di Alleanza nazionale e anche alle elezioni politiche del 2022, ma mai introdotto. Il ministro Giorgetti ha evocato più volte l’avvio di un meccanismo analogo a quello del sistema fiscale francese, dove la tassazione non è individuale ma si applica al nucleo familiare ed è divisa per il numero di componenti, ma non ci sono mai stati passi in avanti. Il motivo, per questo come per le altre proposte, è abbastanza semplice. Ci sono delle controindicazioni: ad esempio viene penalizzato il secondo percettore di reddito, in genere la donna, in un paese con bassa occupazione femminile. E mancano le risorse: non si possono fare riforme fiscali in deficit.
Su questo come su altri temi, una volta al governo, Meloni è stata rispettosa dei vincoli di realtà e di bilancio, ma non ha mai spiegato al suo elettorato perché ciò che proponeva era sbagliato o irrealizzabile. Uno dei pregi della destra di governo è stata l’incoerenza, ma è difficile da spiegare per una leader come Meloni che rivendica la coerenza come sua maggiore virtù. Ed è proprio questa contraddizione a rendere insidioso Vannacci: il Futuro nazionale si presenta come un fantasma della destra passata. Un passato che la destra attuale vorrebbe far dimenticare.