Economia
un’opera lirica •
Da Siena a Trieste, il risiko dei banchieri tra rivalità e intrighi
Per capire come va a finire, dopo la mossa di Intesa Sanpaolo su Mps che rischia di spazzare via i piani di Banco Bpm, dovremmo leggere gli avvenimenti attraverso la chiave dei sentimenti di competizione e rivalsa che stanno dominando tra i banchieri
13 GIU 26

Foto Ansa
Il risiko bancario è stato talvolta descritto da questo giornale come un romanzo, addirittura un racconto epico. Era la prima stagione, perché la seconda assomiglia di più a un’opera lirica, secondo un osservatore dai gusti raffinati. Diciamo, un “finanziere e gentiluomo”. Per capire come va a finire, dopo la mossa di Intesa Sanpaolo su Mps, che rischia di spazzare via i piani di Banco Bpm, ma anche il disegno che il Mef stava accarezzando da un anno e mezzo, il nostro osservatore ci invita a leggere gli avvenimenti attraverso la chiave dei sentimenti di competizione e rivalsa che stanno dominando tra i banchieri. “I numeri e i valori sono importanti, ma conta anche chi arriva per primo a Trieste, sede di Generali, con il vestito più bello”, dice. “Mi ricorda un po’ il Viaggio a Reims”, prosegue citando l’opera allegorica scritta da Gioacchino Rossini per celebrare l’incoronazione di re Carlo X di Francia. Tutti i personaggi in viaggio per Reims, nobili in preda alla frenesia e all’ansia di assistere alla sfarzosa cerimonia, vengono bloccati a metà strada all’albergo Giglio d’Oro perché non ci sono abbastanza cavalli e carrozze. Ecco, seguendo la metafora, siamo a quel punto del viaggio verso Trieste, con la carovana di banchieri che si è fermata a Siena e qui si trasforma in un variopinto crocevia di intrighi, battute e litigi.
“Tutte le strade portano a Siena”, aveva detto Luigi Lovaglio, l’ad tornato in sella di Mps con l’idea di trasformarla in un potenziale aggregatore di medie realtà italiane. Invece, la banca che ha scalato Mediobanca si è ritrovata a sua volta a essere preda. Intesa Sanpaolo, sotto la guida di Carlo Messina, ha lanciato un’opas da 30 miliardi su Mps ma in realtà vuole Piazzetta Cuccia e infatti cederà almeno metà degli sportelli bancari del Monte all’alleato Unipol-Bper. “Il mondo della finanza più profondo – riflette il finanziere – si domanda perché mai Intesa abbia deciso di investire tanti soldi per comprare qualcosa che già possiede, vale a dire una investment bank che fa lo stesso mestiere della sua Banca Imi. E’ chiaro che gli interessa soprattutto la partecipazione di Mediobanca in Generali dove Unicredit si sta allargando. La rivalità tra Messina e Orcel gioca in questa storia un ruolo fondamentale”. Eppure, tra i due banchieri romani si narra di spaghettate (a casa di Messina) che farebbero pensare che sono “quasi amici”. Ma in ballo ci sono dei primati importanti per entrambi. Se Messina punta a diventare il primo azionista di Generali, anche Orcel ha grandi ambizioni in questo senso. Intanto, però, non vuole perdere lo scettro di seconda banca italiana, anche se dovesse diventare un campione bancario europeo grazie alla conquista di Commerzbank. Se l’offerta di Intesa su Mps va in porto, infatti, Orcel dovrebbe accontentarsi di essere il “numero 3” del suo paese, dopo Intesa e Bper-Mps. “Impensabile per uno come lui”, commenta il nostro osservatore.
E allora cosa farà, sfiderà Messina presentando una controfferta su Mps? “Non si può escludere perché se c’è qualcuno che può sfidare Messina su questa operazione così ben congegnata è solo Orcel. D’altra parte, penso che la preda che interessa di più a Unicredit in Italia resta Banco Bpm, che la politica gli ha finora impedito di prendere”. C’è un dato, però, che la politica non ha calcolato: se Unicredit manda in porto Commerzbank, la Germania diventa il suo primo mercato e potrebbe decidere di spostare lì la sede. Se, invece, acquistasse anche Banco Bpm, trovando un accordo per l’uscita del Crédit Agricole sugli sportelli, l’Italia tornerebbe a essere il primo mercato di un grande gruppo europeo. Intanto, il governo Meloni applaude alla mossa di Messina senza dare alcun cenno di supporto a Montepaschi, che pure ha contribuito a risanare. “Il governo non ha armi da mettere in gioco, non ci sono più poteri forti di affiancamento, come lo è stato un tempo l’Iri e, per certi versi, anche grandi personaggi come Cuccia e Agnelli. Deve limitarsi ad assistere allo spettacolo se non vuole intervenire direttamente con il rischio di fare pasticci, com’è già successo”. Si vocifera che Mps intende resistere alla scalata di Intesa. “Mettiamola così: eccetto le fondazioni di Intesa che, ovviamente, sostengono l’iniziativa di Messina, in giro c’è un silenzio assordante, e per me gatta ci cova”. Nell’opera di Rossini, all’arrivo della notizia che la cerimonia a Reims è già finita, l’intero gruppo accetta di ripiegare su Parigi per i festeggiamenti. Nel risiko dei banchieri, l’intera carovana potrebbe lasciare presto Siena alla volta di Milano, dove tutto è cominciato. “Solo in due proseguiranno per Trieste e chissà se per una coabitazione pacifica”.