Tanto Pnrr, poco pil. Cosa ci dicono i dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio

Nella sua relazione, Lilia Cavallari ha osservato che il lascito del Pnrr dal lato dell’offerta potrebbe non limitarsi alle infrastrutture fisiche: le innovazioni organizzative, digitali e procedurali introdotte dal Piano “sembrano aver migliorato l’efficienza delle Amministrazioni locali”

11 GIU 26
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Se si misura il Piano nazionale di ripresa e resilienza con uno sguardo macroeconomico – ossia, qual è stato il contributo al pil? -, il bilancio è meno positivo della retorica che lo ha accompagnato, specialmente nelle sue prime fasi. Infatti, secondo le stime contenute nel Rapporto sulla politica di bilancio dell’Ufficio parlamentare di bilancio, presentato ieri dalla presidente Lilia Cavallari, nel 2026 il pil italiano sarà più alto dell’1,8 per cento di quanto sarebbe stato senza il Piano. Nel quadriennio 2021-2024, invece, gli investimenti addizionali del Pnrr avevano alzato il livello del prodotto di circa un punto.
Quello in corso è però l’anno di massimo effetto del Pnrr, e da qui in poi, man mano che la spesa si esaurisce, il vantaggio si assottiglierà, fino a ridursi a 1,1 punti nel 2030– ecco, questo è il lascito di quasi 193 miliardi di spesa pubblica, e seppur senza Pnrr la crescita del 2026 sarebbe stata nulla, val la pena ricordarlo. L’eredità permanente del Piano sembra invece un’altra, e va rintracciata nell’efficienza della Pa italiana. Nella sua relazione, Cavallari ha osservato che il lascito del Pnrr dal lato dell’offerta potrebbe non limitarsi alle infrastrutture fisiche, perché le innovazioni organizzative, digitali e procedurali introdotte dal Piano “sembrano aver migliorato l’efficienza delle Amministrazioni locali”, con affidamenti più rapidi (32 giorni risparmiati in media) e più comuni che affidano le gare a centrali di committenza, piuttosto che gestirle da soli. E’ la stessa conclusione di un recente paper di Bankitalia sull’impatto del Pnrr sugli appalti comunali: quando i fondi sono condizionati al raggiungimento degli obiettivi, con scadenze e un rischio di perderli molto credibile, la pubblica amministrazione italiana riesce a comprimere i tempi e le inerzie. Infatti, le gare dentro il Piano sono andate in porto nell’88 per cento dei casi, contro il 69 di quelle fuori, e il metodo ha contagiato anche le gare non-Pnrr. La sfida sarà dunque non lasciare che ciò si perda con il tempo.