Le multe per autovelox sono diminuite, ma con il nuovo decreto potrebbero tornare ad aumentare

Il caos sulle omologazioni ha fatto calare il numero di multe e creato disparità tra i comuni, ora il provvedimento firmato dal ministro Salvini punta a rimettere ordine tra gli apparecchi. E meno ricorsi possono voler dire più incassi

10 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 17:26
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Foto Ansa

Firenze incassa, Roma dimezza, Milano scende, Ancona raddoppia. Galatina, 25mila abitanti in Salento, riscuote più del doppio della Capitale. L’Italia degli autovelox sembra la Borsa, con comuni in rialzo e comuni in caduta libera. Nel complesso, però, nel 2025 le entrate sono diminuite dell’8,9 per cento. La causa non è un’improvvisa conversione degli automobilisti alla prudenza, ma il caos sulle omologazioni. Il decreto firmato ieri dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini prova a chiuderlo. E, chiudendolo, potrebbe riaprire la stagione delle multe.
Secondo i dati che i comuni devono inviare ogni anno al ministero dell’Interno, nel 2025 le prime venti città italiane, con l’eccezione di Napoli che al 31 maggio non aveva ancora presentato la documentazione, hanno incassato 56,5 milioni di euro dalle sanzioni effettuate con “strumenti elettronici di controllo della velocità”. Nel 2024 erano stati 62,1 milioni, oltre 5 milioni in meno.
I numeri territoriali spiegano meglio il disordine. Firenze resta in cima alla graduatoria con 19,7 milioni di euro, seguita da Bologna con 9,2 milioni e da Milano con 6,9 milioni. A Roma gli introiti sono scesi da 4,8 a 2,3 milioni, meno 52 per cento. Milano perde il 34,8 per cento rispetto agli oltre 10 milioni incassati nel 2024. Più nette ancora le cadute di Trieste, meno 94,4 per cento, Bolzano, meno 84,2, e Bari, meno 73. Altrove, invece, il flash continua a produrre: Ancona passa da 855 mila euro a 1,8 milioni, più 116 per cento; Genova cresce del 54 per cento, Cagliari del 42. E poi ci sono i piccoli comuni, quelli che alimentano il topos dell’autovelox come bancomat amministrativo: Galatina arriva a 5,3 milioni, mentre Colle Santa Lucia, poco più di 300 abitanti in provincia di Belluno, con un solo autovelox sulle Dolomiti ha incassato oltre 2 milioni tra il 2021 e il 2025.
Spiega il Codacons, elaborando i dati, che il calo nasce da due cose. Primo: le regole più stringenti imposte agli enti locali. Secondo: le sentenze della Cassazione che hanno bocciato le multe fatte con apparecchi non omologati. Molte amministrazioni, davanti al rischio di ricorsi, hanno preferito disattivare i rilevatori o usarli con più cautela. 
Il cuore della faccenda è tecnico, dunque perfetto per diventare politico. Un autovelox può essere approvato, cioè autorizzato all’uso, ma non omologato, cioè certificato secondo requisiti tecnici più stringenti. Per anni questa differenza è rimasta nei cassetti e nei manuali. Poi nell’aprile 2024 la Cassazione l’ha tirata fuori e ha detto: se l’apparecchio è approvato ma non omologato, la multa è nulla. Da lì il grande assalto ai verbali, la stagione dei ricorsi. Secondo il censimento del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre il 70 per cento degli apparecchi presenti sul territorio non rispetterebbe i requisiti di omologazione. Una voragine.
Il decreto firmato ieri da Salvini nasce da questo quadro. Deve sanare l’incertezza, classificare, rimettere targhette a quella che il ministro ha chiamato "giungla". Gli autovelox successivi al 2017 saranno automaticamente omologati. Quelli precedenti dovranno invece superare test tecnici obbligatori per essere considerati validi. Enti locali e produttori, se hanno già la documentazione richiesta, potranno seguire una procedura semplificata. Ma se il meccanismo regge, molti rilevatori oggi contestabili torneranno operativi. Meno caos e meno ricorsi, più multe buone. Ecco il paradosso: il decreto contro la giungla può far rifiorire la giungla degli incassi.
Salvini, che sugli autovelox ha costruito una delle sue guerre più popolari, quella contro la multa percepita come trappola, si trova così dentro una piccola torsione politica. Voleva mettere ordine, e mettere ordine significa anche rendere più difficili le contestazioni. Voleva colpire l’autovelox selvaggio, e per colpirlo deve dire quali autovelox sono legittimi, utilizzabili e rimetterli in uso. 
Sul decreto, però, il condizionale resta obbligatorio. Le associazioni del settore, da Asaps ad Assoutenti, hanno accolto bene la norma e sperano che metta fine al caos dei ricorsi. Ma c’è già chi dice: piano. Un decreto ministeriale è una fonte secondaria e non può riscrivere ciò che il Codice della strada richiede. Ogni apparecchio, ogni matricola potrebbe continuare a dover dimostrare taratura e corretta installazione se vuole emettere verbali validi. Sarà vera multa? Alla Cassazione l'ardua sentenza.