Economia
il convegno •
Da Craxi a Monti: il decisionismo sulla scala mobile e quello sulla riforma delle pensioni
Da Parisi a Brunetta, fino a Fornero. Un evento il 9 giugno a Torino dedicato alla figura di Gianni De Michelis “ministro del Lavoro”, organizzato dalla Fondazione Craxi
6 GIU 26

Foto ANSA
Si può stabilire un nesso tra l’azione del governo Craxi che nell’84 ruppe il consociativismo e portò a tagliare la scala mobile con quella del governo Monti che con un blitz riformò drasticamente le pensioni nel 2011? E’ questa la domanda che inevitabilmente vagherà nell’aria al convegno torinese di martedì 9 giugno dedicato alla figura di Gianni De Michelis “ministro del Lavoro” e organizzato dalla Fondazione Craxi. Ad animarlo ci saranno molti dei protagonisti della svolta degli anni 80 come Renato Brunetta, Stefano Parisi e Giorgio Benvenuto. Insieme a Sergio Chiamparino, che fu tra i pochi nel Pci a dar ragione a Craxi e torto a Berlinguer nel referendum popolare che seguì.
Ma la guest star del convegno non sarà l’attuale ministra del Lavoro, Maria Elvira Calderone, bensì un’altra ex del dicastero di Via Veneto, Elsa Fornero. Che rappresenta il genius loci piemontese ma che è anche stata l’allieva prediletta di Onorato Castellino, consulente a suo tempo del ministro De Michelis e, come ben sappiamo, ministra del Lavoro con il governo Monti. E così il cerchio si chiude e innesca il confronto tra i due decisionismi, quello degli anni 80 e quello degli anni 10. In entrambe le occasioni il governo, la prima volta sulla scala mobile e la seconda sulla riforma delle pensioni, decise di sfidare il sindacato pur di dare una svolta all’economia del paese. Il professor Antonio Varsori, storico dell’Università di Padova, ci tiene però a marcare le differenze: “Sul metodo possiamo essere d’accordo, in entrambi i casi si è visto un piglio decisionista. Ma mentre sulla scala mobile la riflessione che fecero Craxi e De Michelis fu centrata sugli equilibri politici interni e la scelta inderogabile di raffreddare l’inflazione, negli anni Dieci vigeva il vincolo esterno. A premere per mettere mano alle pensioni c’erano le pressioni di Bruxelles e non solo le convinzioni di Monti e Fornero”.
Varsori ci riporta agli anni 80 e alle trasformazioni che stavano investendo il paese. E’ nella capacità di interpretarle e tradurle in provvedimenti di policy sta il valore di De Michelis. Lo stato cominciava a uscire dall’economia, cresceva il terziario, la base operaia cominciava a restringersi, il piccolo era fantasticamente bello e l’impatto delle idee neo-liberiste cominciava a farsi sentire anche nella periferica Italia e, non ultimo, c’era stata la marcia dei 40 mila. Possiamo quindi considerare De Michelis come un ministro lib-lab? “Non è facile dirlo – risponde Varsori – Ma penso che sulle sue scelte da ministro del Lavoro contassero più le novità che maturavano nella società che una determinata cultura politica. Nel socialismo europeo si potrà parlare di lib-lab solo più tardi con Tony Blair. Sicuramente la cultura del Psi di allora si apriva al mondo, non custodiva più l’eccezionalità italiana simboleggiata dal consociativismo, dalle tante leggi di spesa approvate in comune in Parlamento dalla Dc e dal Pci”.
Il taglio della scala mobile oltre a rompere le catene dell’economia finì per determinare anche un profondo mutamento delle relazioni industriali, mise in crisi Luciano Lama costretto a stare con il Pci e non a dar retta alla propria indole riformista. Ma non di sola lotta all’inflazione si caratterizzò l’azione di De Michelis al Lavoro dall’83 all’87. Varsori ricorda un primo tentativo di riforma del sistema pensionistico allora basato sul metodo retributivo così come la prima prova per eliminare le baby pensioni introdotte dal governo Rumor nel 1973 e difese strenuamente da Dc, Pci e sindacati in nome dei “diritti acquisiti”. De Michelis dovette capitolare e bisognerà aspettare il ’95 con il governo Dini per cassarle. A chiudere il convegno sarà Stefania Craxi, il cui legame con l’ex ministro era talmente forte che nel 2022, in veste di senatrice, propose di intitolare a suo nome il sistema di dighe mobili Mose di Venezia.