Economia
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La “stagione felice” delle banche si rannuvola: i bancari battono cassa
I sindacati chiedono 518 euro di aumento medio mensile, più la riduzione dell’orario da 37 a 35 ore settimanali. Una cifra più che doppia rispetto alle performance sindacali a cui siamo abituati
30 MAG 26

Foto LaPresse
Cinquecentodiciotto euro di aumento medio mensile. E’ questa la richiesta avanzata dai sindacati dei lavoratori bancari di Cgil, Cisl, Uil più Unisin e Fabi. La piattaforma rivendicativa è stata approvata dagli esecutivi e dai consigli generali delle organizzazioni rappresentative ed è ora al vaglio delle assemblee di base ma il congresso veneziano della Uilca chiusosi giovedì 28 è stata l’occasione perché il caso uscisse allo scoperto e se ne cominciasse a discutere. Il settore bancario come andamento dei profitti ovviamente fa storia a sé e infatti molte volte i politici da talk-show l’hanno tirato in ballo con la tiritera sugli extraprofitti, ma per avere qualche termine di paragone converrà ricordare gli aumenti strappati dai sindacati nei rinnovi contrattuali privati più recenti. I dipendenti del terziario/commercio hanno portato a casa 240 euro medi mensili, l’edilizia circa 200 e i metalmeccanici – categoria leader delle relazioni industriali made in Italy – 205 euro. Per avere poi un riferimento a contratti firmati in ambito pubblico ricordiamo che la sanità ha chiuso con 209 euro di incremento. Cinquecentodiciotto è quindi una cifra più che doppia rispetto alle performance sindacali a cui siamo abituati, in qualche caso dopo molte ore di sciopero e trattative aperte a notte tarda. I bancari invece sono della specie “zero scioperi” e probabilmente anche questa volta puntano a chiudere a reti inviolate.
I confederali e la Fabi vengono non solo da un periodo di ottime relazioni sindacali con le controparti ma anche dal successo registrato nell’ultima tornata contrattuale quando riuscirono a firmare un documento conclusivo che alla voce aumenti riportava la cifra di 435 euro. La stessa cifra contenuta nella piattaforma rivendicativa di allora. Parliamo del novembre 2023. Il rinnovo contrattuale in qualche modo urge perché il precedente è scaduto il 31 marzo di quest’anno e quindi si sta operando in quella che il sindacalese stretto definisce “sospensione dei termini di scadenza”. La richiesta di 518 euro equivale a un aumento del 15,5 per cento che si forma, secondo i tecnici sindacali, sommando il recupero dell’inflazione e la redistribuzione di redditività e produttività. Nella scorsa tornata, quella “vincente” dei 435 euro, l’incremento era stato pressoché analogo: pari al 15 per cento. Ma non è tutto. Oltre agli aumenti salariali i sindacati dei bancari chiedono una riduzione dell’orario contrattuale da 37 ore settimanali a 35. Va da sé che la rivendicazione fa proprie alcune esperienze di settimana corta varate in sede di contrattazione di secondo livello da alcuni istituti di credito. Il rito sindacale prevede che dopo il tour assembleare di base (i lavoratori del credito in Italia sono 260 mila circa) che durerà fino a metà luglio la piattaforma venga formalmente presentata all’Abi e al presidente Antonio Patuelli.
La volta precedente a determinare una svolta nei negoziati che si erano incagliati fu l’endorsement di Carlo Messina, ceo del gruppo Intesa Sanpaolo, che intervenendo a un meeting della Fabi spese parole di condivisione. Della serie “le banche hanno guadagnato tanto, è giusto che se ne giovino anche le persone che lavorano da noi”. Questa volta non c’è stato il bis. Al congresso della Uilca (500 delegati presenti) sono intervenuti dal palco banchieri di peso come Luigi Lovaglio e Carlo Cimbri ma sono rimasti un passo al di qua: nessun appoggio esplicito o implicito alle richieste sindacali. Chi però conosce i dettagli delle relazioni sindacalbancarie fa sottolineare come nella prima giornata del congresso siano sfilati tutti i responsabili HR delle principali banche (Intesa, Unicredit, Mps, Bnl, Bpm oltre alla responsabile Abi delle relazioni industriali, Ilaria Dalla Riva), e nessuno di loro abbia sentito la necessità di pigiare il bottone dell’allarme o abbia mandato segnali di tensione. Per il Sole 24 Ore si tratta di “cautela” da parte dei gruppi dirigenti bancari anche se poi Cimbri ha comunque ammesso che il settore bancario “oggi vive una stagione felice”. Quanto felice si è incaricato di spiegarlo il segretario della Uilca, Fulvio Furlan, che ha ricordato come gli utili netti della banche dal 2020 al 2025 siano stati di oltre 140 miliardi e i soli piani industriali presentati per i prossimi 3-4 anni scommettono su utili oltre i 100 miliardi. Tutto bene dunque? No, è stato proprio Furlan a introdurre una nota di grande preoccupazione: “Aumenta il senso di disaffezione dei bancari, tra i neo-assunti c’è chi si dimette nei primi 18 mesi”. E 518 euro in più non basteranno a trattenerli.