Economia
Aspettando l'eredità •
La ricchezza è più concentrata negli anziani e a beneficiarne saranno i pochi figli
Bankitalia stima che nel 1991 gli under 36 avevano il 13 per cento della ricchezza e nel 2022 solo il 4 per cento. A incassare oggi i lasciti più sostanziosi saranno i figli istruiti di famiglie anziane, benestanti e colte: un vantaggio a chi parte già davanti e che non potrà che cristallizzare i divari preesistenti
30 MAG 26

Del declino demografico si vede quasi sempre la punta dell’iceberg: le culle vuote, le pensioni che gravano sui conti, la forza lavoro che si assottiglia di anno in anno. Sotto il pelo dell’acqua, però, c’è un’altra parte del problema, che la Relazione annuale presentata ieri dalla Banca d’Italia ha portato a galla: nel 1991 le famiglie con la persona di riferimento di età inferiore a 36 anni possedevano il 13 per cento della ricchezza, mentre ne detenevano solo il 4 per cento nel 2022 (ultimo dato disponibile).
Così, mentre il paese invecchiava la ricchezza si è concentrata sempre di più nelle mani delle famiglie anziane.
E ora la ricchezza si prepara a scendere lungo l’albero genealogico, più snello che mai. D’altronde di che declino demografico parleremo altrimenti? Verrebbe da pensare a un fatto puramente anagrafico: ci sono più anziani, ed è quindi normale che accumulino più patrimonio. In effetti, nel 1991 le famiglie under 36 erano il 16 per cento della popolazione e nel 2022 solo il 6 per cento, mentre la quota di famiglie over 65 deteneva, nel 1991, circa il 16 per cento della ricchezza e rappresentava il 23 per cento della popolazione. Ma nel 2022, quella stessa quota over 65 detiene il 32 per cento della ricchezza, un raddoppio rispetto al ‘91, e rappresenta il 28 per cento della popolazione, un aumento di soli 5 punti percentuali. Quindi no, l’aumento non è stato proporzionale. E il perché lo spiegano i numeri illustrati da Bankitalia.
Il maggior numero di anziani è rilevante solo in misura “secondaria”. Quel che “pesa” davvero è che la loro ricchezza media è cresciuta più di quella di tutti gli altri. A fare la parte del leone sono le coorti nate tra il 1941 e il 1950, che hanno attraversato gli anni in cui i redditi salivano e gli immobili si rivalutavano, e mostrano oggi profili di ricchezza più alti sia di chi le ha precedute sia di chi è venuto dopo. I dati di Palazzo Koch non lasciano scampo: a parità di età, le generazioni successive non hanno replicato quella traiettoria patrimoniale.
Ma quel patrimonio prima o poi cambierà mano, e secondo le stime di Bankitalia i beneficiari saranno in prevalenza i nati tra il 1966 e il 1975, una fascia “numerosamente più esigua a causa della minore fecondità”. Così, la distribuzione della ricchezza non è più un fattore meramente statistico ma piuttosto una direttrice con una strada ben definita. Intanto, la quota più sostanziosa delle eredità sarà legata al settore immobiliare, visto che nelle famiglie over 65 con riferimento ai nati tra il 1941 e il 1950 detenevano nel 2022 il 62 per cento della propria ricchezza in abitazioni (il restante 28 in attività finanziarie, e il 10 in attività d’impresa).
E a incassare i lasciti più sostanziosi, avverte Bankitalia, saranno i figli istruiti di famiglie benestanti e colte. Un vantaggio a chi parte già davanti sia sul fronte culturale sia su quello monetario non può, ovviamente, che cristallizzare i divari preesistenti. Ma quest’asimmetria non si materializza solo al momento del testamento, perché l’attesa stessa dell’eredità cambia i comportamenti economici già da prima.
A parità di condizioni, le famiglie che si aspettano un’eredità cospicua consumano in media il 7 per cento in più, risparmiano circa il 17 per cento in meno, hanno più probabilità di indebitarsi per consumi e detengono più attività finanziarie a medio-lungo termine. La ricchezza attesa funziona come una garanzia familiare implicita che rende meno rigido il vincolo del reddito corrente.
Il patrimonio familiare ha spesso compensato salari bassi, welfare incompleto e mercati finanziari poco profondi o poco conosciuti. Ma questa nuova stagione di trasferimenti ereditari si accompagnerà a un paese con pochi giovani, molti immobili e il 34 per cento di inattivi, con il rischio che le distanze si irrigidiscano ancor di più. E non perché i ricchi siano troppo ricchi o perché esserlo sia una colpa, ma perché gli italiani saranno di meno e i patrimoni si concentreranno sottoforma di lascito. Addio sogno americano, benvenuto all’incubo italiano: immobilismo patrimoniale e declino demografico.