Stop alla demagogia contro gli extra profitti

Le coperture per il taglio delle accise non verranno né dal deficit né dai tagli ai bilanci dei ministeri. L'indizio si nasconde nella mozione sul caro energia approvata dalla maggioranza, che impegna il governo a “mantenere e potenziare gli interventi di contenimento del costo dell’energia” attraverso, tra l’altro, l’“utilizzo selettivo di extra profitti"

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21 MAY 26
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Foto Ansa

Domani il Consiglio dei ministri varerà la quarta proroga del taglio delle accise e degli aiuti alle categorie più esposte (come gli autotrasportatori e il trasporto pubblico). Dove troverà le coperture? Un primo indizio arriva da Giancarlo Giorgetti, che ha implicitamente accantonato l’idea del deficit: “Non è mai semplice in assenza di deroghe al Patto”. Un secondo viene da Matteo Salvini, secondo cui “non potremo continuare ancora avanti solo con risorse interne” (traduzione: non c’è più spazio per tagli ai bilanci dei ministeri). Il terzo indizio si nasconde nella mozione sul caro energia approvata l’altro giorno dalla maggioranza, che impegna il governo a “mantenere e potenziare gli interventi di contenimento del costo dell’energia” attraverso, tra l’altro, l’“utilizzo selettivo di extraprofitti”.
Che significa? Le imposte straordinarie precedenti – nel 2021 e nella legge di bilancio per il 2023 – colpivano l’intero settore energetico. Il primo decreto carburanti di marzo ha già previsto un incremento dell’aliquota Irap per questo settore. Nonostante la mozione parli di “meccanismi strutturali di disaccoppiamento” – un chiaro riferimento ai prezzi dell’energia elettrica – un intervento in quel senso è invece da escludere, perché si sovrapporrebbe al decreto bollette, già oggetto di un complesso negoziato tra Palazzo Chigi e la Commissione Ue. Non restano, quindi, che due strade: un’addizionale Ires, che aumenterebbe il prelievo in funzione degli utili delle singole aziende; oppure una manovra più chirurgica sulla filiera dell’oil & gas, come fece Giulio Tremonti nel lontano 2007 con la Robin Tax (poi giudicata incostituzionale). Ma tali misure, al di là del possibile contenzioso, rischiano di rallentare l’uscita dalla crisi, invece di mitigarne gli impatti: la stessa mozione di maggioranza chiede più rinnovabili, più nucleare e più produzione domestica di combustibili fossili. Tutti obiettivi che richiedono ingenti investimenti: come faranno le aziende a finanziarli se, contemporaneamente, dovranno versare più soldi all’erario?