Perché il futuro di Delfin è ora appeso all’asse tra Milleri e Del Vecchio jr

L'asse tra il ceo e quello che da ieri è il primo socio della holding di famiglia sembra intenzionato a mantenere la società al centro della scena sia su Mps sia su Generali

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28 APR 26
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Leonardo Maria Del Vecchio

L’accordo tra gli eredi Del Vecchio è cosa fatta e da ieri Leonardo Maria Jr è il primo socio di Delfin, la holding di famiglia che controlla il colosso italo-francese Essilor-Luxottica e detiene quote rilevanti in banche e assicurazioni (17,5 per cento Mps, 10 per cento Generali e 3,7 per cento Unicredit). Sarebbe azzardato, però, secondo il quadro emerso dall’assemblea dei soci di Delfin, e che era nell’aria già da qualche giorno, ipotizzare che questo riassetto porti automaticamente alla vendita delle partecipazioni finanziarie con un impatto nel breve termine sul risiko bancario. Proprio l’asse che d’ora in poi avrà maggior peso sulle decisioni della holding, l’asse costituito dal ceo Francesco Milleri con il giovane Leonardo Maria, sembra orientato a mantenere Delfin al centro della scena sia per quanto riguarda il futuro di Mps che per quello di Generali (almeno per il momento).
I rumor in questa direzione sono stati molto insistenti nei giorni a ridosso del ribaltone che ha riportato Luigi Lovaglio al timone di Mps. Ma per adesso sono smentiti dai fatti che dicono che Leonardo Maria riuscirà a rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola (12,5 per cento ciascuno) diventando l’azionista di riferimento di Delfin (con il 37,5 per cento) senza dover forzare la mano sulla vendita delle partecipazioni finanziarie dalle quali arrivano ricche plusvalenze. Vero anche che è in corso una trattativa con un pool di banche (Unicredit, Crèdit Agricole e Bnp Parisbas) per sostenere finanziariamente tutta l’operazione di riassetto, che ha un costo stimato in 10-11 miliardi. Sono i soldi che servono a Leonardo Maria per liquidare le quote dei fratelli Luca e Paola sulla base dell’intesa raggiunta in assemblea con il voto favorevole della maggioranza degli eredi (sei su otto). Ma quello che potrebbe accadere è che occorra limare qualche partecipazione per arrivare a coprire tutta l’enorme somma necessaria. Non di più e, comunque, non adesso.
Sul tavolo della trattativa che Leonardo Maria sta conducendo con le banche ci sarebbero altri strumenti per garantire la restituzione del capitale più interessi. Secondo quanto risulta al Foglio, si sta discutendo di tre opzioni. La prima è un pegno sulle azioni di Delfin detenute dal veicolo finanziario che fa capo a Leonardo Maria (LMDV fin) e nel quale confluiranno le quote rilevate dai due fratelli per un totale del 25 per cento. La seconda è un pegno sulle azioni detenute in Delfin da Leonardo Maria a titolo personale (12,5 per cento). La terza opzione è rappresentata dal flusso annuo dei dividendi che provengono dalle partecipazioni della holding, flusso che negli ultimi anni si è moltiplicato soprattutto grazie alla crescita dei risultati delle banche e assicurazioni arrivando a 1,5 miliardi nel 2025 (erano 300 milioni nel 2022). Inoltre, Delfin ha in cassa tanta liquidità (si vocifera di 4-5 miliardi) accumulata negli anni grazie al tetto sulla distribuzione dei dividendi imposto dallo scomparso capostipite Leonardo Del Vecchio.
In seguito ai nuovi accordi approvati dall’assemblea di ieri, tale tetto è stato portato dal 10 all’80 per cento consentendo così agli eredi di incassare più soldi. Dunque, ce n’è abbastanza per soddisfare le esigenze di tutti in base all’architettura studiata dai consulenti di Delfin senza dover ricorrere alla cessione di partecipazioni finanziarie, che resta un’opzione per il futuro. La sintesi di tutto è che la dinasty di Agordo ha trovato un nuovo assetto innanzitutto per guidare lo sviluppo della multinazionale degli occhiali, ma che in questa scelta non c’è una rinuncia a creare valore nel sistema finanziario del paese in cui nuovi equilibri e nuove alleanze si andranno formando avendo l’asse Milleri-Leonardo Maria come uno dei principali protagonisti.