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Il derby Cassino-Mirafiori sulla vendita di Stellantis ai cinesi
Fino a pochi anni fa, il presidente di Federmeccanica Federico Visentin che parlava di attirare un grosso carmaker cinese in Italia veniva guardato come un marziano. Oggi invece basso Lazio e Piemonte se lo litigano. Il motivo? La grossa crisi del settore
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28 APR 26

I segretari generali di Fiom e Uilm Michele De Palma e Rocco Palombella partecipano al corteo in difesa dello stabilimento Stellantis Cassino
Giorgio Airaudo, segretario della Cgil Piemonte, appena rientrato da un interessante viaggio di ricognizione in Cina, non ha dubbi. Per lui se Stellantis chiamasse un produttore asiatico e offrisse un suo stabilimento la priorità dovrebbe riguardare Mirafiori, la storica cattedrale del laburismo italiano. E non lo stabilimento di Cassino, come pure era sembrato trapelare nei giorni scorsi e raccolto dai giornali. Se siamo già al derby tra Piemonte e il Sud del Lazio vuol dire che una svolta nella presenza cinese nel sistema produttivo italiano è considerata più che auspicabile. Se non già in itinere. Oggi la mappa degli insediamenti produttivi asiatici in Italia è variegata: hanno chiuso gli impianti Candy comprati dalla famiglia Fumagalli, hanno i cantieri della Ferretti yacht di cui sono azionisti di maggioranza relativa, poi sono capillarmente diffusi nei capannoni del distretto tessile di Prato e sono presenti nell’azionariato di Pirelli, ma l’approdo a Cassino o Mirafiori segnerebbe, anche simbolicamente, un salto di qualità nella loro partecipazione. Va aggiunto che una seconda opzione cinese, poi, la si può rintracciare anche dietro le difficoltà di Electrolux, la multinazionale svedese degli elettrodomestici storicamente insediata nel nostro Nord Est, che potrebbe decidere – secondo i ricorrenti rumours – di uscire dal mercato europeo e vendere le fabbriche italiane al colosso Midea.
Per il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, Cassino rappresenta un’assoluta priorità perché è lo stabilimento che ha sofferto di più dalle scelte Stellantis anche nel dopo-Tavares. A Mirafiori, invece, la 500 ibrida comunque ha favorito la crescita degli occupati e l’azzeramento della cassa integrazione. Uliano vede di buon occhio, come del resto Airaudo, che arrivi un secondo produttore di auto in Italia ma è contrario “alla cessione” dell’impianto laziale, preferisce “una forma di collaborazione” tra italiani e cinesi. A patto che però che ne derivino serie prospettive in termini di volumi, occupazione e indotto. Insomma che per l’intero territorio sia una svolta radicale.
A Cassino nel ’25 la produzione di auto è crollata sotto quota 20 mila mentre nel 2017 era di 135 mila. Nel 2026 i 2 mila operai dell’impianto hanno finora lavorato solo 13 giorni e si è sempre in attesa di futuri investimenti sulle nuove generazioni di Giulia e Stelvio, oltre che sul potenziamento della Levante. A stare alle indiscrezioni il gruppo maggiormente indiziato per atterrare nel Lazio Sud è Dongfeng, una delle big four cinesi dell’auto che già vende sul nostro mercato grazie all’accordo con alcuni concessionari. Con 130 mila dipendenti e 3 milioni di veicoli l’anno Dongfeng appare un partner credibile, si tratta di vedere se sarà interessato a comprare lo stabilimento (e Stellantis a cederlo) oppure solo ad affittare alcune linee. A dimostrazione di quanto siano cambiate le cose vale la pena sottolineare come, quando solo un paio di anni fa, l’ex presidente di Federmeccanica Federico Visentin, parlava della possibilità di attirare un grosso carmaker cinese in Italia, venisse trattato come un marziano.
Basta spostarsi però in Nord Est e il giudizio sindacale sull’eventualità che Midea subentri a Electrolux a Susegana e a Porcia viene vista come una mezza sciagura. Sostiene Uliano di “essere preoccupato” anche perché scottato già dall’uscita dall’Italia del gruppo americano Whirlpool. Anche qui l’enfasi è su occupazioni e produzioni ma è il giudizio su Electrolux, erede della tradizione Zanussi, che fa la differenza. Gli svedesi sono stati finora considerati dal sindacato come delle controparti storicamente affidabili sia sul lato degli investimenti sia delle relazioni industriali. E si teme l’eventuale arrivo dei cinesi come un salto nel buio. A differenza di Cassino, dove la stessa ipotesi viene sostanzialmente sollecitata e favorita. Oltre alla stima nei confronti degli svedesi conterà anche un differente giudizio sulle prospettive del mercato degli elettrodomestici non così nere come nell’automotive e quindi non tali da giustificare l’estremo ricorso ai cinesi. “Comunque chiederemo delucidazioni alla dirigenza Electrolux sulle voci che circolano. Abbiamo bisogno di scelte che abbiamo il respiro del lungo periodo” aggiunge Uliano. Ne sapremo di più per Stellantis forse già nelle prossime settimane, per Electrolux a più lungo termine, ma la novità per i sindacati italiani di avere a che fare sulle linee di montaggio con padroni cinesi e la loro cultura industriale è tutta da raccontare.