Partito del debito e Partito della nazione

Confindustria e Cgil sono d’accordo: bisogna fare più debito pubblico. Quindi più deficit. Quindi niente uscita dalla procedure d’infrazione neppure l’anno prossimo. Padroni e operai dalla stessa parte

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24 APR 26
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Confronto tra il segretario della Cgil Maurizio Landini con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. ANSA/FABIO CIMAGLIA

Ci sono dei risvolti davvero surreali nella discussione sul 3,1 di deficit, su quel decimale di disavanzo in più che non consente all’Italia di uscire dalla procedure d’infrazione con un anno di anticipo. Il primo è quelle dei partiti di opposizione, in particolar modo degli appartenenti al cosiddetto Campo largo, che contestano al governo Meloni il “fallimento” politico: non essere riuscito a scendere sotto il 3 per cento di deficit prima dei tempi previsti dalla Commissione europea. Fa impressione vedere il Pd e il M5s vestire i panni dei falchi fiscali non solo perché, dopo anni insieme al governo, hanno lasciato in eredità a Meloni un deficit dell’8,1 per cento e il peso del Superbonus sul debito pubblico per gli anni a venire. Ma anche perché questa linea di dissolutezza fiscale è proseguita, una volta all’opposizione, anche in questa legislatura in cui l’accusa principale alla politica economica del ministro Giorgetti è stata l’eccesso di “austerità. Per anni l’accusa era che non faceva abbastanza deficit, ora è che ne ha fatto un decimale di troppo.
Ma non si tratta di un cambio di linea politica: il messaggio è comunque che c’è bisogno di una “politica espansiva”. Quindi più deficit. Quindi niente uscita dalla procedure d’infrazione neppure l’anno prossimo. Su questo, peraltro, anche i partiti di maggioranza sono d’accordo. Quella del deficit non è una patologia solo della politica. “E’ il momento di fare debito pubblico”, ha detto il presidente della Confindustria, Emanuele Orsini, come se finora l’Italia non ne avesse fatto. “Servono incentivi alle imprese per superare questo momento”, ha detto in un incontro con Maurizio Landini, che si è espresso sulla stessa linea: bisogna “sospendere il Patto di stabilità in Europa, sospenderlo per investire”, ha detto il segretario della Cgil. Tutti d’accordo a fare più deficit, nell’anno in cui il debito pubblico dell’Italia supererà quello della Grecia diventando il più alto d’Europa. Padroni e operai dalla stessa parte: il debito unisce anche ciò che la lotta di classe divide.