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La guerra in Iran arriva anche sotto le lenzuola. Preservativi più cari
Dal petrolio al lattice: così la crisi in medio oriente alza il prezzo dei condom. Il leader mondiale Karex annuncia rincari fino al 30 per cento, per via di una domanda in crescita e filiere sotto stress globale
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22 APR 26
Ultimo aggiornamento: 11:51 AM

LONDON, ENGLAND - APRIL 2: A photo illustration of Condom packaging, London April 2 2026 (Photo Peter Dazeley via Getty Images)
È un fatto studiato che le guerre possono portare a un aumento delle nascite. C'è in particolare il cosiddetto “Returning Soldier Effect”, dovuto alla ricongiunzione delle coppie con il ritorno dei soldati, e a cui si deve in particolare il Baby Boom dopo il 1945. Ma c'è anche una sorta di bisogno di vita in risposta alla minaccia di morte, da cui ad esempio gli otto milioni di nascite registrate nel 2025 in zone di guerra e crisi, spesso in condizioni di grave carenza di cure. Adesso, emerge un'altra possibile concausa. A causa della guerra in Iran, i prezzi dei preservativi potrebbero aumentare almeno del 30 per cento: ma anche oltre. L'allarme vene dato da Karex. Produttrice di cinque miliardi di preservativi all'anno, pari a un quinto del mercato mondiale, questa azienda malesiana gestisce tre stabilimenti nella stessa Malesia, più un quarto in Thailandia.
La Malesia, allora parte dell'Impero Britannico, fu il paese che più si rivelò adatto alla riproduzione dei 2.400 semi di caucciù che nel 1876 il britannico Henry Wickham era riuscito a portare via di contrabbando dall'Amazzonia, sfidando il divieto che il governo brasiliano imponeva per mantenere il monopolio. Cioè, ne aveva in realtà presi 70.000, ma quelli erano sopravvissuti. La gomma naturale iniziò a essere prodotta anche in India e Sri Lanka, nell'Impero Britannico, e nelle Indie Olandesi, futura Indonesia. Per molto tempo primo produttore mondiale, la Malaysia ha in seguito perso posizioni. Ma, appunto, il primo produttore al mondo di questa materia prima per preservativi è ora la Thailandia, seguita da Indonesia, Costa d'Avorio, India, Cina, Filippine e Cambogia. La Malesia come quantità è ora dunque solo ottava, ma mantiene lo storico know-how per cui nel 1988 dalla piantagione e fabbrica di gomma di Goh Huang Chiat i suoi due figli Goh Siang e Goh Leng Kian, rispettivamente ingegnere chimico e ingegnere meccanico, ebbero l'idea di far nascere la fabbrica di preservativi. Nel 1999, l'azienda contava 60 dipendenti e un fatturato annuo di 1,9 milioni di dollari. Nel 2013, è stata quotata alla Borsa della Malaysia. Karex fornisce preservativi a marchi come Durex e Trojan, ma li vende anche direttamente ai consumatori con i propri marchi, come Carex. Oltre al mercato di consumo, l'azienda è fornitrice del Servizio Sanitario Nazionale britannico, e vende all'ingrosso a organizzazioni come le Nazioni Unite e l'Organizzazione Mondiale della Sanità per la prevenzione della diffusione dell'Hiv. Accanto al proprio prodotto principale, che nel 2016 rappresentava il 93 per cento fatturato, Karex fornisce anche lubrificanti personali, cateteri, guanti in nitrile e coperture per sonde ecografiche. Nel 2014 ha pure acquisito una partecipazione del 55 per cento nella Global Protection Corp: azienda con sede a Boston che produce i marchi One Condoms, Trustex, NuVo, Fantasy, Night Light e Satin Oral Dams. Successivamente, Karex ne ha acquisito una ulteriore quota del 30 per cento.
È stato Goh Miah Kiat, nipote di Goh Leng Kian e amministratore delegato, a lanciare l'allarme, in una intervista alla Reuters. La sua previsione è che i prezzi potrebbero aumentare del 20-30 per cento: e forse anche di più se le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute alla guerra con l'Iran dovessero protrarsi. Ne frattempo Karex sta anche registrando un'impennata nella domanda di preservativi poiché l'aumento dei costi di trasporto e i ritardi nelle spedizioni hanno lasciato molti dei suoi clienti con scorte inferiori al solito. “La situazione è decisamente molto fragile, i prezzi sono alti... Non abbiamo altra scelta che trasferire i costi sui clienti”, ha spiegato.
Il produttore di preservativi si unisce a un elenco crescente di aziende, tra cui i produttori di guanti medicali, che si preparano ad affrontare colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento, con la guerra in Iran che mette a dura prova i flussi di energia e prodotti petrolchimici provenienti dal Medio Oriente. Secondo il Ceo, dall'inizio del conflitto Karex ha visto aumentare i costi di tutto, dalla gomma sintetica e dal nitrile utilizzati nella produzione di preservativi ai materiali di imballaggio e ai lubrificanti come fogli di alluminio e olio di silicone. Goh ha chiarito che Karex ha scorte sufficienti per i prossimi mesi e sta anche cercando di aumentare la produzione per soddisfare la crescente domanda, dato che le scorte globali di preservativi sono diminuite significativamente a seguito dei drastici tagli alla spesa per gli aiuti esteri, in particolare da parte dell'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) lo scorso anno. La domanda di preservativi è aumentata di circa il 30 per cento quest'anno, e le interruzioni nelle spedizioni hanno ulteriormente aggravato la carenza, ha aggiunto. Le spedizioni di Karex verso destinazioni come l'Europa e gli Stati Uniti impiegano ora quasi due mesi per arrivare, rispetto al mese che ci mettevano prima.
“Stiamo riscontrando un numero molto maggiore di preservativi fermi a bordo delle navi che non sono ancora arrivate a destinazione, pur essendo molto richiesti”, ha infirmati Goh, aggiungendo che molti paesi in via di sviluppo non dispongono di scorte sufficienti perché i prodotti impiegano tempo per raggiungerli.