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Rivedere la presenza nelle finanza? Dopo il “sì” a Lovaglio, il mercato si prepara a colpi a sorpresa di Milleri
Il riassetto della Delfin tra gli eredi Del Vecchio e l'eventuale dismissione delle partecipazioni finanziarie sta suscitando un'attesa crescente sul mercato. Ma tutto si tiene in un intreccio di interessi industriali, finanziari e politici
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18 APR 26

© foto Ansa
Milano. Il ribaltone di Siena e il nuovo corso francese di Banco Bpm hanno acceso la fantasia della Borsa, dove ieri si sono visti forti acquisti sui titoli di entrambe le banche che, secondo un disegno che piace al governo Meloni, potrebbero finire aggregate in un tempo neanche troppo lontano. Parallelamente, c’è un altro affare che sta suscitando un’attesa crescente sul mercato proprio per gli effetti che potrebbe avere nel mondo bancario ed è un affare di famiglia: il riassetto della Delfin tra gli eredi Del Vecchio e l’eventuale dismissione delle partecipazioni finanziarie. La mossa di Milleri di schierare tutto il peso della holding a favore del ritorno di Luigi Lovaglio al vertice di Mps è stata una “scelta” personale ha detto ieri l’industriale Pierluigi Tortora, promotore della lista, spiegando di non avere mai parlato con nessun investitore.
Ed è inevitabile che tale scelta abbia avuto anche l’effetto di riportare l’attenzione sui movimenti della dinasty degli occhiali, custode di un portafoglio di partecipazioni bancarie e assicurative che vale almeno 15 miliardi. Al momento non c’è nulla di imminente sul tavolo e Delfin ha smentito più volte indiscrezioni di stampa sulla vendita delle quote in Mps e in Unicredit. Ma tutto si tiene in questo intreccio di interessi industriali, finanziari e politici. Un pool di banche e un esercito di avvocati e advisor finanziari sta lavorando da tempo intorno alla proposta di Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola in Delfin (12,5 per cento ciascuna). Il suo obiettivo è diventare l’azionista di riferimento della holding (con il 37,5 per cento) sbloccando l’impasse che si è creata tra gli otto eredi dopo la scomparsa del padre Leonardo Del Vecchio. Ma si tratta di un’operazione complessa e costosa. Se da un lato occorre lavorare al superamento dei patti parasociali che impediscono la vendita di singole quote senza il consenso unanime (e questo per volontà del defunto fondatore di Luxottica), dall’altra occorre trovare le risorse necessarie per liquidare i fratelli (9-10 miliardi). Secondo alcune indiscrezioni, Leonardo jr starebbe trattando con le banche un prestito sindacato ma per raggiungere l’obiettivo sarebbe necessario detenere almeno una parte del capitale necessario oppure offrire garanzie sufficienti.
Ecco perché l’orientamento alla vendita almeno di una parte delle partecipazioni bancarie si è fatto pian piano largo tra gli otto eredi Del Vecchio: sarebbe l’unico modo per arrivare fino in fondo alla decisione di privilegiare l’autonomia di ciascuno lasciando a Leonardo jr il ruolo di azionista di riferimento. Secondo alcune fonti finanziarie, l’accordo tra Leonardo Jr e i due fratelli sarebbe vicino. In definitiva, si tratta di due partite separate – riassetto Delfin ed eventuale vendita delle partecipazioni – ma si sovrappongono per un tema di sostenibilità economica di tutta la manovra che altrimenti non si tiene. Attualmente, Delfin possiede partecipazioni in colossi come Unicredit (2,7 per cento), Generali (10 per cento), Mps-Mediobanca (17,5 per cento), tutti i maggiori protagonisti del risiko bancario che negli ultimi due anni ne ha fatto lievitare a dismisura i prezzi tant’è che la plusvalenza teorica rispetto ai valori di acquisto è di circa 8-9 miliardi, cifra che potrebbe essere suddivisa tra gli eredi garantendo loro l’inizio di un percorso di autonomia. A questo disegno non mancano le controindicazioni. Eccetto Mps, si tratta, infatti, di investimenti storici che Leonardo Del Vecchio amava realizzare seguendo una strategia di diversificazione del capitale e in un’ottica di bilanciamento della redditività rispetto al business industriale che può avere alti e bassi.
Una lezione che Milleri ha sempre fatto sua tant’è che il manager potrebbe non condividere l’ipotesi di vendere questi ricchi pacchetti dovendo guidare una multinazionale come Essilor Luxottica che garantisce sì un flusso di dividendi costante alla famiglia di (quest’anno potrebbe essere 1,5 miliardi) ma sta anche affrontando una crescente concorrenza a livello globale nel settore dell’occhialeria e sapere di poter contare su una redditività extra rende il modello più garantito. Ma non si tratta solo di questo. Milleri ha anche ricevuto un lascito morale da Del Vecchio senior che è quello di creare valore nelle società in cui si è azionisti, approccio che lo ha spinto a partecipare attivamente alle manovre per la scalata a Mediobanca da parte di Mps. Chi lo conosce, suggerisce di non sottovalutare la sua ambizione di avere un peso nelle Generali. Votare per Lovaglio per la gestione futura di Mps è stato, secondo alcuni osservatori, “coerente” con la stima sempre attestata al banchiere ma non vuol dire perdere d’occhio la partita per Trieste che Lovaglio prima o poi dovrà affrontare. Con una novità interessante che emerge dalla partita di Mps: non si sa se accadrà, ma nel mondo finanziario ci si prepara a fare i conti con una svolta nelle partecipazioni di Delfin. Chissà.