Lo scouting di Orcel

Si allontana dalla Russia e studia il dossier Banca del Mezzogiorno. Cercasi una pace con il Mef

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11 APR 26
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Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit (foto ANSA/FABIO FRUSTACI)

“Restiamo concentrati su Commerzbank”. Così Unicredit risponde a chi gli chiede se conferma la voce circa un’offerta o una manifestazione di interesse per la Banca del Mezzogiorno, al centro di un processo di privatizzazione avviato dal suo azionista pubblico, Mediocredito Centrale, che sta riscuotendo un certo interesse da parte del mercato. La risposta è volutamente elusiva. Dopo la vicenda di Banco Bpm, su cui il governo Meloni è intervenuto con il golden power, il gruppo guidato da Andrea Orcel è particolarmente cauto su tutto ciò che riguarda la crescita in Italia sebbene questo continui a rappresentare un obiettivo.
Per quanto l'ex Popolare di Bari rappresenti una realtà molto piccola rispetto alla banca milanese potrebbe comunque essere funzionale a un rafforzamento domestico, tanto più nel Sud Italia. E poi, la gara per la vendita di un istituto di credito rappresenta pur sempre una tentazione per un manager dinamico come Orcel. Come dire, “ancora una volta soltanto”, è il miglior argomento del diavolo. Si tratta, però, di capire l’aria che tira sul dossier che fa capo allo stesso Mef che lo scorso anno ha alzato le barricate per Bpm. Questa volta potrebbe essere diverso? Per la Banca del Mezzogiorno si sono già fatti avanti alcuni aspiranti acquirenti come Iccrea-Banca Popolare di Puglia e il Credem della famiglia Maramotti, ma la procedura sta entrando nel vivo solo adesso e secondo l’impostazione data da Bernardo Mattarella, ad di Invitalia, controllante di Mcc, e protagonista del risanamento dell’istituto, la competizione è aperta e sarà presto affidata nelle mani di un advisor finanziario (la nomina è prevista per il 20 aprile). Non è escluso che grandi gruppi come Crédit Agricole e Unicredit potrebbero affacciarsi proprio in quella fase per sondare il terreno sul loro livello di gradimento presso l’azionista pubblico.
La prima è una banca francese che già si è messa in mostra per avere conquistato una posizione molto rilevante in Banco Bpm e deve verificare se “allargarsi” ulteriormente in Italia non urti qualche sensibilità politica. Il secondo è consapevole che le frizioni che si sono create con Palazzo Chigi non hanno mai trovato un momento di pacificazione. Dopo lo scontro sul golden power, infatti, è calato il silenzio tra Unicredit e il governo. Chi conosce Orcel assicura che se farà un passo verso la Bdm è anche per tentare di ricucire certi rapporti istituzionali. E poi, la filosofia del banchiere è nota: tenere sempre aperte le varie opzioni sul tavolo anche perché le cose cambiano in fretta. Per esempio, lo scorso anno la scalata a Commerzbank sembrava un’impresa impossibile. Oggi, con il processo di avvicinamento a tappe forzate messo in atto da Orcel, compreso il lancio di un’offerta pubblica di scambio, comincia ad apparire più fattibile nonostante resti alto il muro alzato dal governo Merz. E questo non solo perché Unicredit ha già raggiunto il 30 per cento della banca tedesca ed è pronto a lanciare un’offerta a tutti i soci, ma perché Orcel è riuscito a trasformare il suo progetto di aggregazione transfrontaliero in un test sulla tenuta europea in ambito bancario e finanziario.
Non è un caso che in questa partita il banchiere goda dell’appoggio della Bce e della Commissione europea che della necessità di dar vita a campioni europei stanno facendo un punto qualificante per il rafforzamento dell’Unione anche se bisogna sempre mettere in conto l’influenza che è capace di esercitare la Germania a Bruxelles. E’ tutto un gioco di pesi e contrappesi e di rapide evoluzioni. Per esempio, Unicredit ha smesso da tempo di andare allo scontro con la Bce sull’uscita dalla Russia e dopo avere ridotto drasticamente l’esposizione dal 2022, cioè dall’invasione dell’Ucraina, secondo il quotidiano Kommersant, la banca italiana starebbe valutando la liquidazione completa delle sue attività nel paese di Putin e addirittura la rinuncia alla licenza bancaria.
Quest’ultima indiscrezione non ha trovato conferma, ma si tratta di un tema molto rilevante non per il peso che riveste il mercato russo (praticamente irrilevante) quanto perché Orcel ha interesse a mantenere distesi i rapporti con la Bce ora che sta per sferrare l’attacco finale su Commerzbank. Unicredit, infatti, ha convocato un’assemblea straordinaria per il 4 maggio per approvare l’aumento di capitale da 6,7 miliardi di euro finalizzato all’offerta pubblica di scambio. Il momento è delicato, insomma, e la posta in gioco molto alta. Per questo in Gae Aulenti sembrano dare scarso peso ai rumor sulla piccola BdM. Ma guardare al Kaiserplatz, la sede di Commerzbank a Francoforte sul Meno, non vuol dire non buttare un occhio anche su Bari.