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Salari senza retorica, fermare il patto di stabilità, trivellare nei mari. Parla Bombardieri
"La nostra preoccupazione è che la crisi in corso rischi di essere molto peggio della crisi del 1973. E le preoccupazioni aumentano dopo le ultime parole di Trump. In questo scenario i sindacati europei si chiedono cosa fare, cosa chiedere, cosa rivendicare e la prima risposta passa attraverso l’Europa e le sue istituzioni", dice il segretario generale della Uil
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8 APR 26

Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil. Foto Ansa
Serve più Europa o forse serve qualcuno che dica all’Europa cosa deve fare, sballottata tra potenze militari e minacce economiche. Ci provano anche i sindacati riformisti europei, l’iniziativa l’ha presa la Uil e il segretario Pierpaolo Bombardieri oggi vedrà i suoi colleghi di Francia, Belgio, Austria, Spagna, Polonia e Finlandia. “La nostra preoccupazione – dice al Foglio – è che la crisi in corso con le conseguenze sul traffico navale nello stretto di Hormuz rischi di essere molto peggio della crisi del 1973. E le preoccupazioni aumentano dopo le ultime parole di Donald Trump. Perfino l’Ocse ha modificato le sue stime abbassando la crescita e dicendo che l’inflazione rischia di aumentare. In questo scenario i sindacati europei si chiedono cosa fare, cosa chiedere, cosa rivendicare e la prima risposta passa attraverso l’Europa e le sue istituzioni”.
“La prima cosa che chiediamo è il superamento del patto di stabilità, come tra l’altro è previsto dall’articolo 122 del trattato, già usato durante la pandemia perché dà la possibilità di sospendere il patto di fronte a gravi difficoltà economiche. Noi chiediamo che sia costituito un fondo, sul modello del fondo Sure, per sostenere le imprese più esposte e proteggere i posti di lavoro. Ovviamente chiediamo anche che le risorse da utilizzare non vengano date a pioggia, come avvenne durante il periodo del Covid, ma siano date in modo mirato alle aziende che rimangono in Europa e con l’obiettivo di aiutare i redditi medio-bassi e le industrie in difficoltà. Ad esempio, ci sembrerebbe un controsenso, in questa fase, far fruire del fondo sul modello di Sure alle aziende energetiche. Anzi, pensiamo che sia necessario applicare l’extratassa sugli extraprofitti. Abbiamo appreso con piacere che anche il governo italiano, assieme a quelli di altri paesi, chiede all’Europa di intervenire in questo senso. Sono scelte di cui parlammo anche durante il governo di Mario Draghi e siamo convinti che questa sia una scelta liberale, keynesiana, e pensiamo che, a partire dalle imprese energetiche, si possa e si debba applicare una tassa più alta a partire dai maggiori utili, se non vogliamo chiamarli extraprofitti”. Serve, però una definizione un po’ più puntuale e dettagliata, vista la materia, altrimenti con maggiori utili o extraprofitti non si capisce bene e Bombardieri non si rifugia negli slogan. “Sappiamo che questo dibattito interessa molti economisti, ma, se in conseguenza di aumenti del costo del greggio si guardano certi bilanci, è facile capire quali possono essere gli effetti diretti sugli utili e basterebbe guardare quanti sono i dividenti distribuiti ai soci di fronte a certi effetti congiunturali di aumenti derivanti da quotazioni di mercato internazionali e basterebbe ricordare i casi di aziende che in Italia hanno ricevuto aiuti salvo poi usarli per distribuire utili tra i soci. E’ evidente a tutti che ci sono stati in questo periodo aumenti di utili dovuti a fattori indipendenti dall’attività strettamente aziendale e, di fronte a queste anomalie, è giusto chiedere una maggiore tassazione, con l’obiettivo di ricostruire l’Europa”.
Bombardieri cita John M. Keynes per la seconda volta e ricorda come l’economista inglese avesse detto che “chi aveva guadagnato costruendo bombe, dopo la guerra doveva dare un contributo per ricostruire l’Europa”. Perché, e qui sta il senso della mobilitazione tra sindacati europei, ora, sostiene il leader della Uil, “si deve sospendere il patto di stabilità, applicare una normativa europea e italiana sugli extraprofitti, usare i bond comunitari, avviare un piano di investimenti nella Ue (anche per colmare la distanza con i grandi investimenti pubblici dei grandi blocchi concorrenti come la Cina), per continuare a garantire il nostro modello sociale e la nostra sicurezza”. Guardiamo anche all’Italia, segretario. “Certo, in Italia, lo abbiamo chiesto da mesi senza ottenere risposte, si deve riprendere e aumentare l’estrazione di gas in Adriatico. Noi ne abbiamo parlato con il presidente della regione Emilia-Romagna, abbiamo presentato la proposta al governo, ma poi non è successo niente. E’ incredibile che noi importiamo gas da tutto il mondo quando lo abbiamo qui vicino e rischiamo di far arrivare le grandi navi che portano il gas dall’estero facendole navigare sopra al nostro gas, una cosa assurda. Abbiamo chiesto che il gas che potremmo chiamare di produzione nazionale venga dato a un prezzo politico alle aziende italiane che ne hanno più bisogno, a prezzi calmierati in un sistema che, pur mantenendo qualche riferimento alla borsa usata in Europa per quel mercato, consenta qualche passo in avanti a favore di chi compra il gas per produrre in Italia. Altro caso che può dare qualche spazio di manovra fiscale è il maggiore gettito Iva che sta derivando dall’aumento dei prezzi energetici e del gas specificamente, da lì potrebbe ricavarsi qualche copertura per politiche a favore del lavoro e delle imprese e per il sostegno ai redditi. Ma, ricordiamo che è l’Europa che deve dare risposte, per questo ci mobilitiamo con la nostra rete sindacale europea per chiedere provvedimenti alla commissione. Tutto questo non per tirare su qualche soldo, ma perché serve più Europa, politica e non burocratica, serve un mercato unico e servono investimenti comuni nella difesa per avere sicurezza europea. Se i conflitti sono globali noi non possiamo rispondere con le singole politiche nazionali”.
Ora, però, in Italia si aprono spazi di confronto con il governo, espressamente avviato verso un rilancio della politica economica e, va dato atto, governo che ha rinunciato a facili populismi per difendere la linea di adesione al progetto europeo. È una situazione che apre opportunità interessanti, e non solo puramente tattiche, perché le proposte sindacali su crescita e lavoro trovino sbocchi. “Noi analizziamo le fasi politiche con una grande attenzione alla nostra autonomia e continueremo a fare così, se volete aggiungo che lo facciamo non avendo incarichi di governo. Noi guardiamo ai temi del lavoro e della sicurezza dei lavoratori. Rivendichiamo, anche in chiave italiana, la battaglia sul patto di stabilità. E le iniziative sui lavoratori fantasma e contro i contratti pirata o contro il part-time chiamato volontario ma che di volontario non ha niente. Il governo potrebbe dare al paese risposte sui contratti e i salari, seguendo la linea, già avviata, con l’attenzione da noi ottenuta verso misure di detassazione degli aumenti contrattuali e con l’intervento contro il cuneo fiscale. Ora sarebbe molto importante concorrere tutti per il superamento dei contratti pirata, che rischiano di impoverire il lavoro e far saltare tutto il modello di relazioni industriali. E ne parleremo il primo maggio”. In audizione in Parlamento il Pm milanese Paolo Storari ha detto che anche i sindacati hanno trascurato i casi di lavoro povero o di utilizzo di finte cooperative, come gli rispondete? “Noi rispettiamo sempre i magistrati, anche quando non siamo d’accordo, ricordo però che molte denunce arrivate a Milano sono partite dal mio sindacato, come nel caso della vigilanza privata. Noi denunciamo e insieme chiediamo che arrivino anche iniziative politiche contro i contratti pirata”.
A proposito di contrattazione si è visto qualche passo avanti, con i risultati su scuola, sanità e pubblico impiego. “Sono progressi che valutiamo positivamente. Avevamo chiesto al ministro Zangrillo di utilizzare tutte le risorse disponibili per dare risposta economica ai lavoratori e alle lavoratrici. Nel momento in cui il governo lo ha fatto noi abbiamo firmato i contratti. Nel privato vediamo minore velocità e molto maggiore distanza con le controparti”. Il primo maggio lo dedicherete alla dignità del lavoro, riuscirete anche a farne una giornata non solo celebrativa e rituale? “Intanto noi tre leader sindacali saremo tutti nella stessa piazza, a Marghera, e la dignità del lavoro è tema centrale e rispetto al quale non c’è rischio di ritualità e c’è, invece, la spinta a ragionare seriamente attorno a un tema che riguarda la vita di tutti”.