Economia
direttive ministeriali •
Il dl Bollette e l’inattuabile emendamento anti “speculazione”
Alla base di queste misure c’è il pregiudizio che esista un margine di profitto “giusto” a cui gli operatori di mercato dovrebbero adeguarsi e che tale margine possa essere quantificato in modo semplicistico, pretendendo dati che talvolta non esistono
2 APR 26

Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti (D), con il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso (S), durante il voto di fiducia in Senato sulla legge di bilancio 2026, Roma, 23 dicembre 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Ok, il prezzo è giusto” non è più un gioco dell’immortale Iva Zanicchi: sta diventando un compito essenziale delle autorità di regolazione. Un emendamento bipartisan al decreto Bollette obbliga l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) a collezionare informazioni sui “margini di profitto” dei venditori di energia elettrica e gas distinguendo “per tipologie di cliente o di offerta”.
Attualmente, sul mercato ci sono circa seicento operatori che, per i soli clienti domestici, propongono circa quattromila offerte commerciali distinte in almeno quattro tipologie: a prezzo fisso con o senza servizi aggiuntivi e a prezzo variabile con o senza servizi aggiuntivi. Almeno quattro sono anche le tipologie di clienti finali: domestici, utenze “altri usi” tra cui microimprese, piccole e medie imprese, e grandi consumatori industriali. Per ciascun consumatore, poi, le offerte possono differenziarsi in base ai livelli di potenza contrattualmente impegnata. Solo per i domestici, ci sono scaglioni di potenza ogni 0,5 kW da 0,5 kW fino a 6 kW, ogni 1 kW tra 6 e 10 kW, e ogni 5 kW oltre tale soglia.
Questo significa che con cadenza almeno annuale (così prevede l’emendamento), l’Arera riceverà migliaia di dati sui margini di profitto associati a ciascuna offerta praticata dagli operatori della vendita al dettaglio. Un minuto di silenzio per il povero funzionario che, dovendo scontare indicibili peccati in questa vita e nella precedente, dovrà spulciare questa mole di informazioni cercando, probabilmente, di far confessare ai dati ciò che non possono dire.
La finalità della norma è evidentemente quella di reperire indizi o prove di chissà quale dolosa “speculazione”. Che oramai la “speculazione” sia diventata da fenomeno intrinseco ai mercati – e motivo stesso dell’esistenza dell’attività di impresa – a condotta illecita che deve solo essere evocata, neppure dimostrata, per portare alla condanna automatica e senza appello è oramai storia acquisita. I più recenti interventi sui prezzi dei carburanti e la tassazione di non meglio definiti “extra-profitti” delle imprese energetiche (da ultimo con l’addizionale Irap) ne sono l’emblema.
Alla base di queste misure c’è il pregiudizio che esista un margine di profitto “giusto” a cui gli operatori di mercato dovrebbero adeguarsi e che tale margine possa essere quantificato in modo semplicistico, appunto pretendendo dati che talvolta non esistono e neppure possono esistere. Chi non rispetta le direttive ministeriali, può aspettarsi solo lo stigma o chissà quale ulteriore castrazione del mercato. Su questo, peraltro, il decreto Bollette già contiene una previsione altrettanto preoccupante, ossia la norma che impone all’Arera di definire, sulla base di una stima dei costi, quale sia il prezzo “giusto” che dovrebbe risultare dal funzionamento del mercato: ma se ciò fosse possibile, semplicemente del mercato non ci sarebbe bisogno. La funzione essenziale del mercato è proprio scoprire i prezzi “giusti” per un prodotto, alla luce delle condizioni reali di domanda e offerta e delle informazioni disponibili e disperse.
Oltre che per il contenuto, questi atti sono gravi per le implicazioni. Infatti, l’Arera e il Garante della concorrenza (Agcm) già dispongono dei poteri necessari a sanzionare eventuali condotte illecite, sia di manipolazione dei mercati (come definita dal regolamento Remit), sia di abuso concorrenziale. La pretesa di stabilire criteri semplicistici per legge equivale a una mozione di sfiducia ai regolatori, il cui compito viene ridotto a poco più di una revisione contabile: la presidente Giorgia Meloni e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ne sono consapevoli?