Caro carburanti? Il bonus batte l’accisa mobile

Meglio un vero aiuto verso i redditi bassi che cinque centesimi a tutti con una misura a pioggia
17 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 04:29
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Foto: Ansa.

Il Campo largo ha chiesto di attivare l'accisa mobile, il meccanismo del 2007 che destina l’extragettito Iva dai rincari a uno sconto temporaneo sulle accise. Il problema, però, è l’aritmetica: per ogni 10 centesimi di aumento, l'Iva al 22 per cento genera appena 2,2 centesimi in più. L’intero extragettito, secondo il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, varrebbe 5-7 centesimi di sconto al litro e quindi meno di un sesto dell’aumento; tre euro sul pieno ipotizzato prima.
Un taglio generalizzato delle accise più consistente, come quello del governo Draghi nel 2022 – 30 centesimi al litro pari a 9 miliardi l'anno – non offre una migliore gestione dello choc: si tratterebbe di uno sconto a pioggia che rischia di essere regressivo ed eccessivamente costoso. L’Upb nel 2022 ha calcolato che da quel taglio il decile più ricco della popolazione ne beneficiò 6,5 volte più del più povero. Se la crisi si dovesse protrarre, a maggior ragione le risorse andrebbero dosate.
Dunque, la soluzione meno vistosa diventa così la più sensata: un bonus mirato per famiglie a Isee basso, come quello che il governo Meloni attivò nel 2023 proprio in alternativa all’ipotizzata, anche allora, accisa mobile. Per renderlo sostenibile, servirà calibrarlo sull’extragettito effettivamente incassato. Se il petrolio resta alto, le entrate Iva crescono e la platea potrà allargarsi oltre la soglia Isee di 15mila euro. Se lo choc si affievolisce, allora il costo dei carburanti si ridurrà da solo. Non è forse una misura da campagna elettorale, ma è lo strumento più responsabile in attesa di capire l’entità e la durata dello choc di Hormuz.