Il catastrofismo sulla Cop 28 è esagerato. Parla Realacci

"L’Onu non riesce a fermare le guerre, figurarsi se riesce a imporre le politiche economiche o industriali ai suoi stati membri", ci dice il presidente della Fondazione Symbola. La transizione ecologica la guidano le imprese
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13 DEC 23
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Foto LaPresse

Il catastrofismo che ha accompagnato la Cop 28 di Dubai potrebbe essere fortemente esagerato. Una prima prova è l'accordo raggiunto, nonostante la turbolenta trattativa sul futuro dei combustibili fossili. L'altra è l'effettiva capacità che il vertice ha di incidere sull'economia. “Questi appuntamenti sono importanti per indicare la direzione, ma la partita vera si gioca nel campo dell’economia e della società: la transizione ecologica si muove su una traiettoria ormai segnata”. L’ottimismo è di Ermete Realacci, ambientalista di lunga data che con la Fondazione Symbola monitora numeri e storie della green economy italiana. Il senso del ragionamento è semplice: “L’Onu non riesce a fermare le guerre, figurarsi se riesce a imporre le politiche economiche o industriali dei suoi stati membri”. Ne è prova l’ambizioso ma disapplicato accordo di Parigi. Ergo: il passaggio verso modelli produttivi più sostenibili lo fanno le imprese, che non smetteranno di muoversi in questa direzione per un accordo che verrà rinegoziato nel giro di un anno. “Penso a quello che ha fatto Donald Trump: ha portato gli Stati Uniti fuori dall’accordo di Parigi e ha vinto una campagna elettorale con lo slogan Trump digs coal. Però il carbone si è inchiodato e le rinnovabili sono cresciute lo stesso. Ci sono dinamiche di mercato e nella società che sono più avanti della politica”.
Questo non vuol dire che i vertici internazionali siano inutili, sottolinea Realacci. “Che le Cop sono un fallimento lo diciamo ogni anno ma dimentichiamo che si collocano dentro un percorso. Anche i paesi arabi sono i primi a investire in rinnovabili e non hanno alcun interesse a frenare questo sviluppo”. Prendiamo l’esempio italiano. “Negli ultimi cinque anni un terzo delle imprese ha fatto investimenti che hanno a che fare con l’ambiente: non è solo sensibilità ambientale ma un fatto di innovare, esportare e produrre lavoro”. Altro esempio. “Siamo leader europei nel recupero dei rifiuti, soprattutto dei cicli produttivi, e lo siamo diventati senza leggi o incentivi. I rottami di Brescia, gli stracci di Prato le cartine della Lucchesia non sono figli di un decreto”. Può bastare, mentre continuiamo a usare carbone, gas e petrolio? “La partita non è persa. Ma dire stringiamo la cinghia perché il mondo sta morendo non è sufficiente per muovere gli essere umani. C’è bisogno di una sfida in positivo, di usare la legittima preoccupazione per dare forza alla speranza e all’azione”.