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Sbloccare i crediti fiscali legati al bonus edilizia: l’appello di Confartigianato

L'associazione di categoria indica tre strade: rendere più flessibile l’utilizzo dei crediti; aumentare la capacità fiscale delle banche, concedendo la possibilità di utilizzare compensazioni; prevedere la possibilità di un “compratore di ultima istanza”, a controllo pubblico. In ballo ci sono 5-6 miliardi di euro e 47 mila posti di lavoro 

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La Legge di Bilancio 2023 è entrata nelle aule parlamentari con un carico di emendamenti che dovranno essere rapidamente sfoltiti per rispettare gli strettissimi tempi di approvazione e la sostenibilità economica della manovra. Tra i nodi ineludibili per i quali governo e Parlamento sono chiamati a trovare una soluzione spicca la vexata quaestio dei bonus edilizi e, in particolare, il problema dei crediti fiscali incagliati delle imprese che hanno concesso lo sconto in fattura e ora sono a rischio sopravvivenza. Una vicenda che si trascina, irrisolta, da mesi e sulla quale Confartigianato ha ripetutamente sollecitato risposte.

Il presidente Marco Granelli ha affrontato l’argomento con il premier Giorgia Meloni, nel corso dell’Assemblea della Confederazione, lo scorso 22 novembre. E anche durante l’audizione sulla manovra, svoltasi il 2 dicembre presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite, i rappresentanti di Confartigianato hanno ribadito la necessità di affrontare con urgenza alcuni aspetti fondamentali per l’attività degli imprenditori. Tra questi, proprio lo sblocco dei crediti fiscali legati ai bonus edilizia per salvare l’attività di centinaia di imprese che hanno concesso sconti in fattura e che, a seguito dei repentini cambiamenti normativi, non hanno potuto, a loro volta, cedere i crediti a soggetti terzi. Si tratta di imprese che hanno operato nel pieno rispetto delle norme ma oggi subiscono gli effetti delle loro continue modifiche restrittive, rischiando addirittura la chiusura e la perdita di 47 mila posti di lavoro. 

 

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Per sbloccare i crediti fiscali, che si aggirano su una cifra di 5-6 miliardi, Confartigianato indica tre strade: rendere più flessibile l’utilizzo dei crediti; aumentare la capacità fiscale delle banche, concedendo la possibilità di utilizzare compensazioni; prevedere la possibilità di un “compratore di ultima istanza”, a controllo pubblico. In generale, sul futuro dei bonus edilizia, il presidente Granelli ritiene necessario un confronto con il governo per individuare soluzioni equilibrate e definire provvedimenti certi, strutturali e sostenibili. 

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Un altro fronte, sul quale il leader degli artigiani sollecita l’attenzione del governo e del Parlamento, riguarda l’eliminazione definitiva degli oneri generali di sistema dalle bollette delle imprese con potenza pari o superiore ai 16 Kw. E altrettanto necessaria viene segnalata l’attuazione della riforma del sistema tributario all’insegna della semplificazione degli adempimenti e della riduzione della pressione fiscale sugli imprenditori. L’obiettivo è definire un livello di prelievo tendenzialmente uniforme a parità di reddito, indipendentemente dalla natura del soggetto che gestisce l’impresa e dalle dimensioni di quest’ultima. 
La Confederazione guidata da Marco Granelli ha inoltre richiamato l’urgenza di ridurre il costo del lavoro a carico delle imprese, anche tramite la detassazione e decontribuzione degli aumenti salariali e delle voci retributive derivanti dalla contrattazione territoriale di secondo livello. Così come chiede di potenziare, con misure di decontribuzione, le assunzioni di giovani e donne e l’utilizzo dell’apprendistato professionalizzante per favorire la formazione di competenze e l’occupazione giovanile. 

Nonostante i margini stretti della manovra, Confartigianato chiede di potenziare, anche con maggiori risorse, alcuni strumenti utili per sostenere gli investimenti e la liquidità delle micro e piccole imprese. Tra questi, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, il Fondo di garanzia per le Pmi, il credito d’imposta beni strumentali nuovi, il Fondo per il sostegno alle filiere produttive made in Italy, misure di sostegno alle reti d’impresa e alla trasmissione delle aziende, l’inclusione degli artigiani e delle piccole imprese della filiera agroalimentare nelle azioni previste dal Fondo per la sovranità alimentare, interventi per accompagnare lo sviluppo delle imprese del Sud. 

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