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Gli stoccaggi sono pieni, ma potrebbero non bastare se l'inverno sarà più freddo

Andrea Paltrinieri

Sul fronte energia, sono indispensabili i flussi provenienti da altri paesi. Sarà determinante, però, anche l'impatto del meteo: più le temperature sono basse, più si consuma. Uno sguardo ai modelli meteorologici che ci consentono di stimarne l’andamento

il meteo, questo sconosciuto nel mercato del gas. Nel corso delle ultime settimane il dibattito si è concentrato sull’elevato livello degli stoccaggi a livello europeo che, seppur pagato a caro prezzo, secondo alcuni ci consentirebbe di trascorrere un inverno in serena tranquillità, anche qualora venissero meno i flussi dalla Russia. 

 

 A tal riguardo, due punti sono degni di nota: gli stoccaggi sono una componente necessaria per superare l’inverno, ad esempio per poter affrontare i picchi di domanda, ma non sufficiente. Sono comunque indispensabili i flussi provenienti da altri paesi. Il secondo punto, quello che più ci interessa, riguarda l’impatto del meteo. Infatti, anche se dovessimo mantenere stabili le componenti sopra citate, purtroppo Madre Natura impatta fortemente  sul mercato del gas, specialmente in inverno. Pertanto, ogni analisi dovrebbe considerare almeno tre scenari: temperature in linea con la media storica, al di sotto della media e al di sopra della media. Il dibattito finora considera come ipotesi principale quella di temperature sopra la media degli ultimi 10 anni, in linea con ciò che è successo nel 2021.

  

Cerchiamo di capire in dettaglio il significato delle affermazioni precedenti. In inverno, quando c’è freddo si accende il riscaldamento e si usa gas, componente difficilmente sostituibile per questa finalità, se non in modo molto marginale dalla legna: se c’è freddo consumo, se c’è tanto freddo consumo di più, a prescindere dal livello di prezzo. È differente la domanda di gas che viene utilizzata per l’energia elettrica, la quale può essere sostituita da altre componenti, più convenienti (si consideri lo switch da gas a carbone, avvenuto in diverse aree, soprattutto Usa, nel corso degli ultimi anni). Questo nei modelli di analisi è fondamentale, perché la domanda residenziale e commerciale è data dalle temperature, quella è, e non ci consente di fare inferenze sulla situazione di Bilancia domanda/offerta, mentre quella di energia elettrica sì (da qui il nome di “weather adjusted” di quest’ultima). Pertanto, siccome le temperature sono importanti, vale la pena capirne un po’ di più al riguardo.

 

 Ogni giorno, in quattro distinti momenti della giornata, vengono diffusi i modelli meteorologici che consentono di stimare l’andamento delle temperature nel breve e nel medio termine. Senza entrare nel dettaglio, si suddividono in due grandi categorie: Global forecast system (Gfs) ed European centre for medium-range weather forecasts (Ecmwf). Questi modelli ci consentono di stimare in modo più o meno esatto in tempo reale l’impatto delle temperature più alte o fredde rispetto alla media sui consumi di gas naturale di natura residenziale e commerciale. Infatti, soprattutto negli Usa, ma anche in Europa negli ultimi due anni (anche se con minore granularità), gli analisti energy sono in grado di stimare la maggiore o minore domanda di gas pesata per la popolazione presente in determinate aree e per l’utilizzo della materia prima in questione. Questo concetto viene tecnicamente definito heating degree: ogni 6 ore sappiamo quali sono gli heating degree (HDDs) con ragionevole certezza per i prossimi 5 giorni, con meno certezza per i giorni da 6 a 10, con ancora meno certezza per i giorni 10-16. Il sedicesimo giorno ci dà un valore davvero poco affidabile. Pertanto se gli HDDs sono molto alti, più della media storica, noi consumiamo più gas e lo tiriamo fuori dagli stoccaggi. E quanto possono essere alti? Tanto di più se fa molto freddo artico, poco di più se fa freddo, oppure più bassi della media storica se l’inverno è temperato. 

 

Una buona metrica finanziaria per misurarli è quella di considerare gli scarti quadratici medi degli HDDs rispetto alla media storica (1-2-3). L’ipotesi peggiore quale è: avere 2-3 scarti quadratici medi di HDDs maggiori della media storica. Può accadere? Certo, dobbiamo avere in mente questo scenario. In questo caso, anche le situazioni correnti di flussi e stoccaggio di gas naturale non ci consentirebbero di passare l’inverno a meno di alti razionamenti. Per dare un paio di numeri? Con 2 scarti quadratici medi di HDDs superiori alla media storica, la domanda residenziale commerciale potrebbe aumentare del 13-14 per cento. Questo dovrebbe confrontarsi con l’ipotetica riduzione di consumi del 15 per cento tanto annunciata. Pertanto che si fa? Dal 15 ottobre, momento in cui questi HDDs tendono a sostituire le metriche di misurazione della domanda di aria condizionata dovuta al caldo estivo (cooling degree), attenzione alle temperature. Invece, per chi fa analisi, sarebbe opportuno procedere per scenari.

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