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Buona, brutta, cattiva. L'inflazione è di tre tipi. E la Bce non può più sbagliare

Riccardo Trezzi

Un rialzo dei tassi nell’area euro può essere oggi controproducente, la fotocopia degli errori fatti in passato che questa volta vorremmo evitare

La settimana scorsa Eurostat ha pubblicato i dati preliminari dell’inflazione nell’area euro per gennaio. L’inflazione di fondo (al netto di beni energetici ed alimentari) è rimasta sopra il target della Bce, al 2,3 per cento, mentre le attese erano per una decelerazione più marcata. Gli analisti rimangono incerti sull’evoluzione della componente di fondo ma è possibile resti sopra il target della banca centrale nel 2022. L’evidenza, alla luce di quanto avvenuto negli ultimi mesi negli Stati Uniti, suggerirebbe un imminente rialzo dei tassi. Ci permettiamo però di invitare alla prudenza poiché l’interpretazione dei dati, a differenza di quelli americani, non è semplice. Per spiegare il perché prendiamo a prestito quanto detto solo qualche settimana fa da Fabio Panetta membro del board esecutivo della Bce. In un discorso pubblico, il 24 novembre Panetta spiegava che esistono tre tipi di inflazione: quella “buona”, quella “cattiva” e quella “brutta”. La “buona” è l’inflazione generata da shock positivi di domanda aggregata. In queste circostanze la domanda è robusta, l’output è al (o sopra il) potenziale, l’occupazione è elevata e le aspettative sono ancorate attorno al target. L’inflazione “cattiva” è invece generata da shock dal lato dell’offerta. Questi shock sono “cattivi” poiché tendono a far aumentare i prezzi e al tempo stesso a deprimere l’attività economica. L’esempio classico è quello di un rialzo dei prezzi energetici che si traduce per l’area euro in una modifica delle ragioni di scambio e una riduzione del reddito reale disponibile. L’ultimo tipo di inflazione (quella “brutta”) emerge, indipendentemente dai fattori scatenanti, quando le aspettative dell’inflazione futura si de-ancorano e l’inflazione diventa persistente attraverso una spirale prezzi-salari-aspettative.

 

Le prescrizioni di politica monetaria sono diverse a seconda del tipo di inflazione. La teoria economica prescrive che la banca centrale debba intervenire in caso di inflazione “buona” moderando la domanda aggregata e in caso di inflazione “brutta” in modo più aggressivo per riportare le aspettative attorno al target. Molto più complicato invece è lo scenario dell’inflazione “cattiva”. In questo caso, una banca centrale dovrebbe essere paziente nonostante l’inflazione sia elevata oggi perché un inasprimento prematuro della politica monetaria potrebbe trasformare lo shock dell’offerta in una prolungata recessione, deprimendo così la domanda e minando la stabilità dei prezzi nel medio termine. A quale tipo di inflazione siamo davanti oggi? Per gli Stati Uniti non vi è dubbio che sia una combinazione tra inflazione “buona” ed inflazione “cattiva” (con qualche avvisaglia di aspettative in movimento). Per l’area euro ancora oggi i dati tendono a far pensare (come sostenuto da Panetta a novembre e ribadito da Lagarde nel discorso di ieri al parlamento europeo) che si tratta di inflazione “cattiva”: l’output non è a potenziale, la domanda aggregata non appare eccessiva e i salari nominali negoziali sono cresciuti solo dell’1 per cento circa. Non solo ma vi sono segnali che alcuni settori siano alle prese con difficoltà di produzione dettate dal malfunzionamento della catena del valore globale (si vedano per esempio i dati della produzione di autovetture in Germania). 

 

Per questo, nella conferenza stampa della settimana scorsa, la Presidente della Bce Christine Lagarde ha affermato “non siamo gli Stati Uniti”, messaggio ribadito due giorni fa. Ma Lagarde al tempo stesso non ha escluso che i tassi possano essere alzati nella seconda metà dell’anno, generando così una tensione tra diagnosi e possibile cura. Un rialzo dei tassi nell’area euro può essere oggi controproducente, a fotocopia degli errori fatti in passato che vorremmo evitare questa volta. Nel frattempo i mercati hanno percepito l’incertezza al vertice della Bce  e non hanno atteso producendo un immediato rialzo dei tassi. Nello scenario di guerra tra falchi e colombe nel board della Bce  ci si augura che le decisioni future siano basate sull’evidenza e sulle analisi economiche e non su processi politici. La Bce  nei prossimi mesi sarà ad un bivio. Ci auguriamo sappia imboccare la strada giusta.

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