Editoriali

I sindacati minacciano scioperi contro il taglio delle tasse. Davvero?

Redazione

Il taglio dell’Irpef da 7 miliardi favorirebbe i ricchi. Ma le fasce più povere già praticamente non pagano l'addizionale, è il ceto medio che subisce il carico maggiore ed è a loro che la riforma si rivolge 

Evidentemente il ministro dell’Economia Daniele Franco, durante il colloquio, non è stato persuasivo. Cgil, Cisl e Uil confermano il loro giudizio negativo sulla riforma fiscale e non escludono uno sciopero generale contro il taglio dell’Irpef da 7 miliardi perché favorisce i ricchi: “Un Robin Hood al contrario, non si dà nulla ai poveri”, ha dichiarato il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri. Naturalmente i sindacati hanno la  libertà di desiderare un’allocazione diversa della riduzione fiscale, oltre alla piena legittimità di perseguire le forme di mobilitazione che ritiene più efficaci, sciopero generale incluso. Ma va fatta un po’ di chiarezza.

 

Come ha evidenziato il presidente della commissione Finanze Luigi Marattin, le fasce più povere già praticamente non pagano l’Irpef: 10 milioni di contribuenti sono incapienti e altri 8 milioni che arrivano a 15 mila euro di reddito pagano, giustamente poco. In totale, questo 43 per cento di contribuenti sopporta il peso del 2,3 per cento di tutta l’Irpef. Il carico fiscale è invece pesante nella fascia 29-55 mila euro, il ceto medio e non certo “i ricchi”, che rappresenta il 16 per cento dei contribuenti che pagano il 34 per cento del gettito complessivo Irpef. La maggior parte dei vantaggi della riforma si concentra  in questa fascia di reddito, tra l’altro in larga parte rappresentata da lavoratori e pensionati. Infine, l’impatto della manovra va valutato complessivamente e non a spizzichi e bocconi. La riforma fiscale è solo un tassello, importante, a cui però vanno aggiunte altre misure come l’assegno universale unico, che incrementa di 6 miliardi le risorse a sostegno delle famiglie assegnandole in base all’Isee (quindi con criteri progressivi), e l’aumento di 1 miliardo della dotazione per il Reddito di cittadinanza. Inoltre la riforma fiscale non agisce solo su aliquote e scaglioni, ma potenzia anche le detrazioni. Valutando l’impatto complessivo di queste misure è difficile sostenere che la manovra sia un favore “ai ricchi”, a meno di non ritenere tale il ceto medio.

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