Il decollo della nuova Alitalia è rinviato a luglio

Maria Carla Sicilia

Se si raggiungesse un accordo per sbloccare il segmento dell'aviation la newco Ita sarebbe pronta a partire dopo circa due mesi. Non è ancora troppo tardi per la stagione estiva, dice l'ad Lazzerini. Intanto l'azienda in amministrazione straordinaria è in ritardo anche con gli stipendi di aprile 

Mentre la trattativa con Bruxelles e le difficoltà finanziarie di Alitalia continuano, tanto che in 11 mila riceveranno in ritardo anche lo stipendio di aprile, il presidente e l’amministratore delegato della newco Ita fanno sapere che il piano industriale della nuova compagnia aerea non cambierà perimetro: nessuno spezzatino all’orizzonte, ma ancora una volta la volontà di tenere sotto un unico cappello le attività di aviation, handling e manutenzione. “Il nostro piano non è cambiato nelle sue fondamenta strategiche”,  ha detto oggi il presidente di Ita, Francesco Caio, ascoltato dalla commissione Trasporti della Camera. “Potrà cambiare il numero della flotta o qualche rotta, se qualche aereo sia di proprietà o in leasing, ma non cambia il fatto che l'azienda deve mantenere intatto il perimetro delle competenze che in Ita devono esserci per garantire un lancio sicuro e per mantenere in questo paese il più in alto possibile le competenze del settore aeronautico. Significa che continua ad esserci la parte aviation, la parte handling e la parte manutenzione”. E significa, di conseguenza, che la trattativa con la commissaria Ue Margrethe Vestager continua a fermarsi sugli stessi punti ormai da settimane, compreso il nodo degli slot di Linate, su cui la resistenza è forte, ha aggiunto l’amministratore delegato Fabio Lazzerini.

 

Il problema, ancora una volta, è il tempo che stringe. La nuova compagnia avrebbe dovuto essere attiva il primo aprile. Ora l’orizzonte si sposta a luglio. “Non possiamo più perdere tempo, ci sono segnali di ripresa che vanno intercettati, ma la stagione estiva non è ancora andata perduta”, ha detto Lazzerini. E tuttavia, dall’eventuale via libera di Bruxelles a Ita servirebbero 60-90 giorni circa per entrare nella piena operatività, anche per consentire un aumento di capitale indispensabile: se pure si partisse a maggio, prima di luglio non sarebbe possibile iniziare a volare.

 

Il business cruciale è quello dell’aviation, che va sbloccato il prima possibile. Per questo Caio e Lazzerini hanno confermato che sono state elaborate delle proposte per condurre il passaggio di questo segmento da Alitalia a Ita, senza però specificare i dettagli. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, il piano di Ita – trasmesso lunedì con una lettera agli amministratori straordinari – sarebbe quello di avviare l’acquisto degli asset aviation: un primo anticipo sarebbe liquidato subito, con il vantaggio di rifocillare la cassa di Alitalia, mentre il pagamento del saldo dovrebbe avvenire a trattative concluse tra il governo italiano e la commissione Ue.

 

Sul fronte delle partnership, la prospettiva è di concludere entro giugno l’interlocuzione con Lufthansa, da una parte, e Delta-Air France-Klm-Virgin dall’altra. “A quel punto – ha detto Lazzerini – dovremo scegliere quali dei due gruppi si sposa meglio dal punto di vista strategico e industriale, non solo commerciale”.

 

Quanto alla dimensione della nuova compagnia aerea, Caio ha sottolineato che molto dipende dalle condizioni di mercato. E vista la riduzione di voli e passeggeri dettata dalla pandemia in questo momento non sono certo favorevoli. “Non stiamo ipotizzando un'azienda mini”, ha spiegato, “ma un'azienda che parte necessariamente allineata in termini di strutture operative con la capacità che il mercato ha di assorbire domanda. Non si può non tenere conto dell’attuale contrazione”. D’altra parte, su 90 aeromobili disponibili, Alitalia ne ha utilizzato solo 37 in questo mese di aprile, meno di quelli che l’Ue chiede a Ita di avere in flotta (45).

Di più su questi argomenti:
  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Praticante da luglio 2020.