Economia
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Italiani bocciati in economia
I brutti dati sull’alfabetizzazione finanziaria sono un problema strutturale

(PxHere)
In Italia c’è un problema generale che riguarda l’istruzione e un’emergenza più particolare che riguarda l’istruzione finanziaria. La Banca d’Italia ha appena pubblicato un’indagine su “L’alfabetizzazione finanziaria degli italiani”, e i risultati sono molto negativi. Di quelli che non ti aspetteresti in un paese economicamente sviluppato. L’indagine si basa su un campione di 2 mila adulti e, seguendo la metodologia Ocse, produce un indicatore di educazione finanziaria che è la somma dei punteggi calcolati per tre aspetti: conoscenze, comportamenti e attitudini. Lo studio “mostra un livello di alfabetizzazione degli italiani che conferma la posizione di ritardo del nostro paese nel confronto internazionale”, scrivono i ricercatori di Via Nazionale. Rispetto alla precedente rilevazione del 2017, gli italiani hanno migliorato le proprie conoscenze finanziarie ma il quadro è fortemente critico.
Nello studio la popolazione viene suddivisa in quattro categorie, in ordine crescente di competenze finanziarie: gli esclusi, che rappresentano il 21 per cento della popolazione; gli incompetenti, 30 per cento; i competenti, 32 per cento; gli esperti, 17 per cento. I laureati vanno ovviamente meglio dei non laureati; gli uomini in media meglio delle donne; mentre l’alfabetizzazione finanziaria è molto bassa tra i giovani, cresce fino a chi ha 45 anni, e poi scende. Ma ciò che dovrebbe suscitare allarme è il confronto internazionale. L’Italia non è semplicemente indietro rispetto ad altri grandi paesi europei come la Germania o la Francia, ma risulta in 25esima posizione su 26 paesi dell’Ocse per alfabetizzazione finanziaria, dietro a paesi come Colombia, Macedonia, Perù o Moldavia. Le conoscenze finanziarie hanno un impatto notevole sulle singole famiglie, soprattutto durante una crisi come quella attuale, perché consentono di affrontare meglio gli shock economici. Ma hanno anche un impatto sul benessere collettivo e sulla crescita economica, in particolare per un paese con un enorme risparmio privato come l’Italia.