Il Black Friday non è solo Amazon
Spostare la data degli acquisti scontati è "inutile" e lo dicono gli stessi commercianti. Ma gli strumenti per mettere l'e-commerce al servizio dei negozi più piccoli ci sono. Ripartire dai numeri per sostenere imprese e consumi

Photo by Ashkan Forouzani on Unsplash <br />
Per aiutare i piccoli commercianti che vivono una crisi gravissima a causa del Covid, c'è chi ha pensato di rispolverare il vecchio tic anti Amazon, chiedendo di spostare il Black Friday seguendo l'esempio francese. Rinviare quindi gli sconti dal 27 novembre a quando anche i negozi delle zone rosse e arancioni potranno riaprire, per evitare una “condizione di impossibilità di competere”. A sollevare la questione è stata Confesercenti, convinta evidentemente che per competere con le promozioni del Black Friday, ad un piccolo commerciante basti solo essere aperto. La questione è però più complessa di così, e anche per questo le altre sigle che rappresentano commercianti e grande distribuzione non hanno sostenuto la richiesta di Confesercenti, ma l'hanno anzi bollata come “inutile”. Per competere ad armi pari diverse sigle aderenti a Confcommercio hanno chiesto a Mef e Mise di intervenire sul quadro normativo e sull'aspetto fiscale, suggerendo l'opportunità di definire una web tax, piuttosto che agire punendo consumi e consumatori.
I siti che aggregano i prodotti di diversi rivenditori e li mettono sul mercato online avanzano ininterrottamente da 5 anni, rappresentando il settore economico a maggiore crescita non solo dell’ecommerce ma del totale dell’economia del settore privato in Italia, dice il recente studio studio di Netcomm condotto da The European House Ambrosetti. E tra questi non c'è solo Amazon, ma anche eBay, Alibaba, LaRedoute, ManoMano e l'italiana Eprice. “Ci sono circa 100 piattaforme in Italia di diverse dimensioni che vendono online, intermediando prodotti che arrivano da circa 50.000 venditori, tra i quali figurano anche pmi e negozianti”, ha spiegato sabato all'AndKronos Roberto Liscia, presidente di Netcomm.
Al di là del Black Friday, i marketplace, come si chiamano in gergo, hanno generato oltre 8 miliardi di euro di fatturato nel 2019 e hanno dato lavoro a più di 16mila persone in Italia. Queste vetrine digitali “sono diventate un punto di riferimento per i consumatori”, ha detto Liscia commentando lo studio che analizza l'evoluzione dell'e-commerce sia dal lato di chi acquista sia da quello di chi vende. “I marketplace possono rappresentare per le imprese italiane un canale per superare la crisi in atto”, ha aggiunto, spiegando in particolare come per il piccolo dettaglio questi siti rappresentano un'opzione non più rinviabile, “in un momento in cui l’integrazione tra canali fisici e digitali dei negozi di vicinato, non solo è un bisogno dei consumatori, ma una strada necessaria per rimanere competitivi”. Tuttavia i numeri che misurano la strategia digitale delle piccole e medie imprese non sono ancora incoraggianti.
Secondo l'osservatorio del Politecnico di Milano le piccole e medie aziende rappresentano il 4,9 per cento delle imprese attive (il 95 per cento sono micro) e di queste il 76 per cento non vende online. Le barriere principali all'innovazione, continua lo studio, sono rappresentate dai costi troppo alti, dalla mancanza di cultura e competenze e dallo scarso supporto delle istituzioni. Prima di ipotizzare interventi inutili se non dannosi per la ripresa economica del paese, può essere utile partire proprio da questi dati, non solo per mettere i commercianti nelle condizioni di partecipare ad eventi come il Black Friday e trarne guadagno, ma anche per dare una spinta digitale al tessuto delle piccole imprese italiane. Le vendite online nel 2020 sono cresciute in Italia come mai prima, segnando un incremento del 31 per cento (dati Netcomm): c'è spazio anche per i più piccoli e non solo per Amazon. Il Covid e i primi lockdown ci hanno trovato impreparati, per non sprecare un'occasione si può ancora recuperare il tempo perso.
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Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Oggi è responsabile del Foglio.it.




