Quel richiamo continuo alla “fiducia” lo potremmo ricordare presto come “la rivoluzione delle pantofole”

Il piglio giusto su Europa e sinistra. Le troppe carenze su spesa pubblica e Pa. Addetti ai lavori a confronto sul manifesto del premier svelato dal Foglio
23 AGO 20
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Il che però non significa che di politica il segretario del Pd non abbia affatto parlato. Poco, ma lo ha fatto, racchiudendo un intero programma in una frase: “Abbiamo bisogno di dare tranquillità al ceto medio di questo paese”. E, con questa frase, chiarendo a noi tutti perché quella che il Parlamento ha approvato tutto è tranne che una riforma della Pubblica amministrazione, perché non abbiamo avuto e non avremo un vero processo di revisione della spesa pubblica, perché insomma la stagione delle riforme si è conclusa. Pensavamo che una nuova classe dirigente avrebbe restituito al paese la voglia di esserci, il gusto di provarci, la speranza di riuscirci. Scopriamo invece che “abbiamo bisogno che i cittadini si sentano tranquilli”. Gli storici – ai quali soli spetta il giudizio su scenari di questa portata – la chiameranno “la rivoluzione delle pantofole”.
Ma poi, discorsi come quello fatto all’Assemblea dei Gruppi parlamentari del Pd, sono discorsi che come si è detto sono rivolti ai soldati. Cosa c’è in quel discorso per noi cittadini? Noi che rimaniamo sconcertati per quel che accade a Messina. Noi che vediamo poche gocce buttar giù montagne e borghi. Noi che vediamo il presidente dell’Inps fare il ministro del Lavoro, e il ministro del Lavoro fare non si esattamente bene cosa. Noi, per dirla in breve, che abbiamo la sensazione netta che questo paese abbia perso non la fiducia ma l’interesse a “far funzionare la macchina”. Non che manchino i singoli che ogni giorno lo fanno. Ma appunto sono singoli. Da soli non bastano. E allora, l’entusiasmo versato a piene mani e il richiamo quotidiano alla fiducia ci ricordano una scena che più o meno tutti abbiamo vissuto da bambini: una macchina ferma sui cavalletti, piena di bambini vocianti, al volante quello più sfrontato che pesta come un indemoniato sul clacson e con la bocca fa vroom vroom.
Nicola Rossi è economista all’Università Tor Vergata