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Il bluff di Atac. Perché più chilometri non significa più qualità

Scioperi, bus troppo vecchi e fermate metro chiuse. Il servizio di trasporto sarà pure aumentato dell'1,6 per cento, ma i romani non se ne sono mica accorti. L'altra metà del bilancio dell'azienda capitolina

31 Luglio 2020 alle 20:21

Il bluff di Atac. Perché più chilometri percorsi non significa più qualità

foto LaPresse

Oltre all'utile di 7,6 milioni raggiunto nel 2019, nelle 246 pagine del bilancio Atac approvato da Roma Capitale pochi giorni fa ci sono molti altri numeri utili a ricostruire inefficienze, malfunzionamenti e criticità che pesano sulla qualità del servizio di trasporto pubblico a Roma. Tra i vari “segni più” che sono stati rilanciati nelle cronache e dall'amministrazione Raggi, uno in particolare indica il miglioramento della qualità del servizio: più 1,6 per cento. Questo vuol dire che rispetto all'anno precedente Atac è riuscita a far percorrere alla sua flotta di metro, tram e autobus una quantità maggiore di chilometri, per l'esattezza 149,5 milioni.

  
Per il Campidoglio e per l'azienda, l'incremento è da attribuire ai nuovi autobus in circolazione – 38 in usufrutto e 227 acquistati da Roma Capitale – e agli interventi di manutenzione straordinaria su quelli più vecchi, che quest'anno hanno raggiunto la veneranda età di 15 anni. E in effetti a spingere il modesto incremento dei chilometri percorsi è principalmente il traffico di superficie, ma a leggere bene i numeri viene fuori un altro fattore alla base della crescita e riguarda tutti i servizi aggiuntivi attivati dall'azienda per sopperire ai malfunzionamenti che si sono verificati nel corso del 2019. Un episodio su tutti, che difficilmente chi abita a Roma può aver dimenticato, è la chiusura delle stazioni Repubblica, Barberini e Spagna che ha trasformato la metro A in un treno ad alta velocità: da Termini la prima fermata utile per la discesa dei passeggeri è stata per mesi Flaminio. E per percorrere la tratta interrotta, come spesso accade, l'azienda ha attivato autobus sostitutivi che con i loro chilometri percorsi sono finiti a gonfiare quell'1,6 per cento che oggi Atac e comune di Roma raccontano come un successo.

      

Il bilancio di esercizio 2019 di Atac, l’azienda che si occupa di trasporti a Roma, è stato approvato con un utile di...

Pubblicato da Virginia Raggi su  Mercoledì 29 luglio 2020

 

E invece la storia è un'altra. Sui 2,3 milioni di chilometri in più che l'azienda è riuscita a offrire alla città, pari appunto all'1,6 per
cento, "i servizi aggiuntivi" hanno contributo per oltre 920 mila. Per il resto, molto l'ha fatto la linea C della metro, che nel 2019 ha avuto all'attivo quattro mesi in più di esercizio della tratta Lodi-San Giovanni: sono solo 600 km, ma percorsi ogni giorno avanti e indietro da 13 treni fanno la differenza. Nei "servizi aggiuntivi", invece, oltre alle interruzioni delle fermate Spagna e Barberini – poi sottoposte a sequestro giudiziario – si contano anche i bus attivati per le chiusure della metro dovute ai lavori di manutenzione dei deviatoi, i bus serviti a collegare la metro C alla fermata Colosseo della B (e più tarderanno i lavori della nuova linea, più questi collegamenti di superficie saranno necessari) e infine anche i bus attivati per sopperire ai guasti delle linee ferroviarie regionali, gestite per la Regione Lazio sempre da Atac. Un paradosso bello e buono, aggravato dal fatto che, nonostante l'aumento dei chilometri prodotti in un modo o nell'altro, il servizio offerto resta comunque lontano da quanto stabilisce il contratto con il comune di Roma: su 170 milioni di chilometri richiesti, Atac è riuscita a erogarne il 12 per cento in meno.

  

Il buco maggiore è proprio sulla linea di superficie, che manca l'obiettivo del 15 per cento. Il motivo principale, da imputare a cause esogene, scrive Atac nel bilancio, è il parco mezzi inadeguato. Gli autobus, in altre parole, sono spesso guasti e non garantiscono “valori di resa per turno” adeguati, cioè non sempre finiscono la corsa programmata. Per le linee metropolitane il gap è invece del 4,10 per cento rispetto al contratto. A soffrire di più è la linea A per motivi ancora una volta “esogeni”: le interruzioni del servizio necessarie per consentire la manutenzione straordinaria dei deviatoi – cioè gli scambi che servono per deviare un convoglio da un binario ad un altro – in attesa di manutenzione da anni, e l'adesione del personale agli scioperi.

  

Eppure, nonostante Atac giustifichi questi disservizi sostenendo che le cause non dipendono direttamente dall'azienda, nel bilancio di quest'anno le penali applicate sul contratto di servizio con Roma Capitale sono aumentate di 1,2 milioni di euro. Indice che, al netto dei numeri, le performance in termini qualitativi non sono state raggiunte. Bisognerebbe spiegarlo anche al sindaco Virginia Raggi, che orgogliosa dei risultati economico finanziari e del concordato ha sintetizzato così il suo giudizio sul bilancio: “Questo nuovo traguardo è frutto di un aumento dei servizi e dei ricavi dovuto alla diminuzione dei costi di produzione. Ma anche, soprattutto, della determinazione nel portare avanti la decisione di restituire ai romani un’azienda sana e pubblica”.
Un'azienda che riesce a fare male anche quando fa meglio.

Maria Carla Sicilia

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