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E’ ora di dimenticare la tela di Penelope
Il Recovery aiuterà ad archiviare l’epoca dei gamberi? Buoni consigli tedeschi
di
21 JUL 20

Foto LaPresse
Matteo Salvini, rimasto privo di argomenti sul Recovery fund, e isolato nell’aver puntato sul “tanto peggio tanto meglio”, lo ha definito prima “una fregatura che non ci restituisce quanto diamo in contributi”, poi qualcuno gli avrà spiegato che Francia e Germania contribuiscono molto più di noi e riceveranno meno o nulla; così scortato dall’euroscettico Alberto Bagnai ha virato sul fatto che “l’Europa metterà le mani sulle nostre pensioni e pretenderà una patrimoniale”.
Se si fosse informato un minimo Salvini saprebbe che in Germania si discute sì del debito pubblico italiano, che la Lega ha contribuito ad aumentare, ma con maggior cognizione di quanto fa lui. In un’intervista a Focus.de, l’economista Clemens Fuest, presidente dell’Ifo, l’influente centro studi di Monaco di Baviera, consulente del governo tedesco e della Commissione Ue, affronta la questione in modo pragmatico. “Il debito italiano non dipende dalla finanza allegra, è un sintomo di difficoltà economiche piuttosto che la causa” esordisce Fuest riferendosi all’attivo primario dell’Italia vanificato dagli alti interessi causati principalmente dalla bassa crescita. “Le cui cause stanno nelle mancate riforme nel campo della formazione, nella fuga dei talenti, nelle lentezze della magistratura, nella concorrenza cinese, nella inefficienza di imprese famigliari medio-piccole, nelle rigidità del mercato del lavoro”. Poi “politiche fiscali restrittive e incuria negli investimenti pubblici, e in ultimo la formazione del governo 5 stelle-Lega che ha sconcertato investitori e consumatori”.
Ma come ridurre il debito italiano? Fuest esclude la patrimoniale: “Se includesse i capitali finanziari ne provocherebbe la fuga. Se colpisse gli immobili sarebbe iniqua. Taglierebbe le riserve delle aziende che devono investire e creare occupazione”. Esclusa anche la ristrutturazione del debito “che colpirebbe soprattutto banche e assicurazioni”, il presidente dell’Ifo conclude che “non esistono soluzioni drastiche. E’ probabile che l’Italia riceverà sostegno finanziario dall’Eurozona nella misura in cui manterrà l’accesso al mercato a tassi ragionevoli”. Ieri lo spread si è attestato a 160 punti: ancora troppo, ma la metà dell’èra gialloverde.