Italia Borsa aperta

Redazione

L’economia è in difficoltà, ma chiudere Piazza Affari sarebbe controproducente

La situazione è critica sia sul piano sanitario sia su quello economico. Ieri sono stati registrati altri 97 decessi causati (per un totale di 463 dall’inizio dell’epidemia) e altri 1.797 di nuovi contagi (per un totale di 9.172 casi): Covid-19 continua ad avanzare troppo velocemente. Sul fronte dell’economia lo spread è salito a 227 punti e Piazza Affari ha chiuso perdendo l’11 per cento (dato peggiore in Europa in un contesto in cui tutte le borse registrano forti perdite). Per entrambi i problemi, sanitario ed economico, è giusto che le istituzioni intervengano. Ma è importante che lo facciano con azioni che non siano controproducenti e senza provocare incertezza o, peggio ancora, panico.

 

Sono stati numerosi i politici che ieri, e nei giorni precedenti, hanno invocato interventi drastici come la “chiusura della Borsa” per bloccare le perdite ed “evitare la speculazione”: Matteo Renzi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni. La Consob, guidata dall’ex ministro Paolo Savona, ha deciso correttamente di non intervenire perché “non ha evidenza che gli andamenti della Borsa italiana siano riflesso di attacchi speculativi – ha spiegato la Commissione salvo che non si voglia attribuire a questo termine la reazione degli operatori alle incertezze sul futuro generate dagli effetti del coronavirus sull’economia” e soprattutto perché sarebbe un segnale molto negativo ai mercati sulla situazione italiana. Chiudere la Borsa, dice Consob, “spegnerebbe l’indicatore di prezzo senza rimuovere le cause, generando problemi di mercato di non facile soluzione nell’immediato futuro”. Non solo le conseguenze si vedrebbero comunque alla riapertura, ma si darebbe agli investitori un segnale preoccupante.

 

Insomma, è un po’ come se per paura di vedere i dati negativi sulla diffusione del coronavirus, smettessimo di fare i tamponi o di fornire il “bollettino” quotidiano. Anche le proposte di divieto di short selling, come dimostrano i precedenti in America (2008) e in Europa (2011), rischiano di essere controproducenti. Sorprende piacevolmente che, in una delicata situazione del genere, a mantenere la lucidità sia proprio Savona, ovvero l’uomo del Piano B che prevedeva la chiusura di banche e mercati in vista dell’Eurexit.

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