Alitalia può volare senza di noi

Con Lufthansa lo stato dovrà uscire dalla compagnia. Un sollievo
di
31 OCT 19
Immagine di Alitalia può volare senza di noi

(Foto LaPresse)

La proposta scritta che secondo indiscrezioni concordi è stata inviata da Lufthansa al ministero dello Sviluppo economico e a Fs per entrare nel capitale di Alitalia con una cifra tra 150 e 200 milioni, pari a una quota del 15-20 per cento, mette i futuri azionisti italiani (Fs, Atlantia e ministero dell’Economia), e la politica di fronte a una opportunità irripetibile: quella di privatizzare realmente l’azienda seppellendo l’idea di rifarne una compagnia di bandiera in nome di ridicoli interessi turistici nazionali, e dunque di ritirare progressivamente la presenza pubblica e il peso per i contribuenti. Peso che è divenuto una tassa che si ripete di anno in anno. Finora Lufthansa si era proposta come alternativa all’americana Delta, però nelle vesti di partner commerciale e non azionario.
Adesso si ipotizza l’ingresso nel capitale azionario, con una quota maggiore rispetto a quella americana rimasta irremovibile al 10 per cento, e soprattutto con una variabile fondamentale: la crescita nel giro di tre anni fino a oltre il 50 per cento se il piano industriale darà i suoi frutti. Ciò significa che il Mef potrà definitivamente ritirarsi, con sollievo per le casse dello stato, e che Atlantia resterà il solo socio italiano, con una presenza ridotta di Fs. E’ un quadro che ha una logica: Lufthansa è il maggiore e miglior vettore europeo, abituato da anni a una gestione privata e di mercato, e intenderebbe attribuire ad Alitalia il compito di coprire le rotte verso States, sud America e Asia, cioè quel redditizio lungo raggio vanamente inseguito anche in era Etihad. Atlantia ha un know-how invidiabile negli aeroporti, come il nuovo Fiumicino di Adr; le Fs possono contribuire collegando con l’alta velocità i maggiori scali italiani secondo un modello sperimentato da anni in Germania, dove esistono treni dedicati sui quali è possibile fare il check-in e trasportare bagagli e merci. Gli esuberi sarebbero pari a quelli chiesti da Delta, 2.500 nel personale di terra, e la loro gestione sarebbe l’unico onere a carico dello stato. Basta con i prestiti-ponte (l’ultimo, 400 milioni inseriti in una legge di Bilancio che fatica a trovare coperture) e le perdite da ripianare, e auguri a una futura Alitalia che voli con le proprie ali e non con i nostri soldi.